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UN CALCIO A PARTE
Il pallone è sgonfio

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 20 luglio 2010


E meno male che quella del “calcio specchio del Paese” sarebbe una metafora scontata: scontata da chi e per chi, di grazia? E in che senso? Perché giusta o ingiusta, approssimativa, contraddittoria? O scontata magari come fosse una merce in saldo, una specularità metaforica di “bassa stagione”? Che confusione, che distrazione, che impicci concettuali quando ci si occupa di calcio con lo stesso spirito con cui si scopre la corsa – che so? – a quarant’anni e ci si arrischia in maratone dalle quali a fatica esci vivo! Non è atrabile né spleen di chi se ne occupa da tanti, troppi anni, credetemi: è piuttosto la realtà che ti salta addosso e chiede solo di essere analizzata per quello che è, senza lenti deformanti ma casomai focalizzate su rapporti sempre più evidenti tra politica e calcio all’interno del sistema-Paese. Giuro che sfido la banalità: eppure mi capita di leggere anche Soloni di altre/alte materie che “ci azzeccano poco”, sia alla Di Pietro che alla Zingarelli (a volte in contrasto tra loro...), oppure che rimangono volentieri in superficie senza neppure un centimetro di carotaggio per vedere che cosa ci sia appena un po’ sotto. È vero, la profondità si nasconde in superficie, ma questo è un paradosso di Wilde, non di Berlusconi & Abete o Abeti.


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UN CALCIO A PARTE
Quel che resta al Sudafrica

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 13 luglio 2010


Cattedrali mediatiche: la Spagna fa la comunione. Nel film di Tom Stoppard Rosenkrantz e Guilderstern sono morti, premiato inopinatamente a Venezia nel 1990 con il Leone d’Oro, i due personaggini amletici inessenziali ma preziosi a un certo punto tirano per aria una moneta: è una scena minima eppure indimenticabile. Fanno a testa o croce per un pezzo, e veniva sempre testa (o croce, non ricordo ma non importa: veniva sempre e comunque la stessa faccia della medaglia).


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MONDIALI
Spagna-Olanda, la storia bussa solo una volta

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 11 luglio 2010


Adesso che al polpo Paul, a Maurizio Costanzo, a tutti gli addetti ai lavori e ai livori e naturalmente ai book-makers che pronosticano nettamente la Spagna campione del mondo si è aggiunto un guru del calcio giocato e allenato come Cruyff, molto olandese “ma anche” molto spagnolo per le sue stagioni a Barcellona, dire il contrario sembra un “affare da screanzati”.


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UN CALCIO A PARTE
Polpi, bavagli e olandesi volanti

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 10 luglio 2010


Sappiamo come andrà, almeno secondo il polpo Paul del giardino acquatico di Oberhausen, che ha azzeccato finora tutte le previsioni dando del filo da torcere agli allibratori di tutto il mondo e a Maurizio Costanzo: vincerà la Spagna sull’Olanda, e stasera la Germania sull’Uruguay. Sono pronostici calcisticamente inappuntabili, che il polpo divide con la maggioranza degli addetti ai lavori che fin qui non ne hanno azzeccate molte ma che qui sono già al 50% per forza di gravità, e non è male...


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UN CALCIO A PARTE
Alfabeto sudafricano

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 8 luglio 2010


Ormai ci siamo: tra due partite delle 40 previste si celebrerà il trigesimo dell’inaugurazione e con esso il vincitore di questi Mondiali sudafricani. Ne approfitto per uno stralcio di dizionario dei sinonimi e dei contrari, così come mi sono rimasti negli occhi e nelle orecchie magari senza plausibili giustificazioni. Stranezze, insomma. Vado per schemi e voci di riporto, appunto scegliendone alcune.


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UN CALCIO A PARTE
Alla prova del polpo

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 7 luglio 2010


Se il polpo Paul, del giardino acquatico di Oberhausen, una specie di Maurizio Costanzo giovane, dovesse azzeccare la sua previsione che vede stasera sconfitta la Germania, sarebbe contemporaneamente un peccato e un’occasione. Sarebbe un peccato perché la Germania è tra le squadre più fresche, come anagrafe, come spirito, come tattica e come innovazione di uomini e schemi, di questo Mondiale. Un Mondiale ricco soprattutto di denari per la Fifa, giacché certo di memorabile ha offerto finora poco. E il Mondiale è ahimè alla fine, e già volge al disio. Un Mondiale di polpi da tentacolomanzia e di vuvuzelas assordanti e imperiture, mentre in campo si consumavano riti e sacrifici con vittime illustri, da Lippi a Maradona passando per una lunga lista.


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UN CALCIO A PARTE
Un Abete fuori stagione

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 6 luglio 2010


Se invece di fare il verso a “un mondo a parte”, film che tanto ha a che vedere con le vicende sudafricane oggi sui media per i Mondiali, avessi chiamato la testatina di richiamo “un calcio alla ragione” probabilmente non avrei sbagliato. Di ragionevole nell’odierno panorama italiano c’è “a forza” solo l’autodecentramento del ministro per il Decentramento Brancher che chiamasi dimissioni e in realtà è invece una sorta di “autocritica” come la praticavano i Santoni della Cappadocia, frustandosi con il loro stesso cilicio. E neppure patteggiavano. Altri tempi. Ma anche altre persone. Rotondologicamente, non ho certamente nulla di personale nei confronti del presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, reduce dai trionfi africani. Un po’ ingenuamente e se volete meccanicisticamente mi sembrava che le sue dimissioni (o il suo decentramento da se stesso nel ruolo) fossero qualcosa di simile a un atto dovuto.


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UN CALCIO A PARTE
Raus: i tedeschi polverizzano l’Argentina

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 4 luglio 2010


Leggo nel sorriso estatico del Cancelliere Merkel, in tribuna a Città del Capo vicino al presidente ospitante Zuma, un messaggio subliminale: se la Germania vince i Mondiali, mantengo il Paese nell’euro senza nostalgia del marco, magari con qualche astuzia finanziaria per fare a pezzettini gli altri inquilini europei della moneta come i miei ragazzi hanno strapazzato l’Argentina. Ma guai se ci dovessimo fermare qui. Il sorriso parlante di Angela non ha tutti i torti, almeno in chiave pallonara: abbiamo visto andare in semifinale a spese di Maradona, Messi e gli altri compari “albo-celesti” una Germania giovane quanto l’Argentina è parsa vecchia. Una Germania equilibrata e dosata nelle forze in ogni reparto quanto l’Argentina era sbilanciata in attacco e affannosa in difesa.


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MONDIALI
Arancia amara per Dunga e i suoi fratelli

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 3 luglio 2010


Sì sì, il Brasile era dato per favorito un po’ da tutti. Che delusione... Sì sì, era per tutti il Mondiale delle sudamericane a spese delle europee. Che delusione... Eppure, gentili telespettatori... Ma davvero pensavate che non ci potessero essere sorprese, e che Olanda-Brasile non si prestasse al bacio ad essere la prima e forse non l’unica invenzione di questi quarti di finale? Urbi et orbi, avete sentito e letto i soloni. Personalmente, per i pronostici rimando ai numeri precedenti di questo giornale e all’ultimo video sul Fatto in rete da ieri mattina. Stregone? Ma no...


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UN CALCIO A PARTE
Da Nardò a Pretoria

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 2 luglio 2010


Che partita sarà il quarto di finale Uruguay-Ghana? Come ve lo immaginate? Con lo stadio di Johannesburg pieno (forse…) per la Nazionale del Continente Nero sopravvissuta alla selezione? E dove lo vedrete? A casa vostra, o in qualche locale pubblico, tanto per gettare un occhio in assenza ingloriosa degli Azzurri, tanto per distrarsi in massa o semi-massa dalle nefandezze che la quotidianità ci propina sub specie mafiosa o similia? Vi consiglio un altro punto di vista. Immaginatevi una cornice diversa. Il sole ancora di là da tramontare nelle Puglie, a Nardò, 33 mila abitanti afferenti al leccese, che cala di sbieco sulla campagna cui arriva l’odore del mare, su un campo non di allenamento, né di angurie, ma in un certo senso di tutt’e due. Qui si allenano alla sopravvivenza per giocarsi la vita lavorando un certo numero di immigrati regolari: il campo è una specie di accampamento, tende sufficientemente accoglienti per la “stagione”.


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MONDIALI
Prandelli d'Italia, l'Italia s'è desta?

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 1 luglio 2010


Non so come sarà oggi la conferenza stampa di presentazione di “Prandelli d’Italia”, santificato nel loculo di Lippi dal presidente federale Giancarlo Abete. Ma me la posso immaginare, tra “fratelli” e “brandelli”, in un’assonanza da soddisfazione o da ripiego. Quella che invece ricordo perfettamente è la conferenza stampa di Dino Zoff, esattamente nel luglio di dieci anni fa. Era anche lui Ct, come Lippi, come da oggi Prandelli. Il tapino, però, oltre ad aver vinto un Mondiale da giocatore (cfr. Camerun) ed essere arrivato quarto in un altro (con una squadra migliore e dal gioco assai più spumeggiante, ma ci fu per Dino un problema di diottrie...), in panchina era appena diventato vicecampione d’Europa, sconfitto nei supplementari dalla Francia campione del mondo in carica per un golden goal che di dorato non aveva nulla.


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MONDIALI
Quando la palla è rotonda (troppo)

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 30 giugno 2010


Era diventata perfino un profumo, tanto era “trendy”, elevata a valore scollegato da qualunque realtà. Adesso – forse – l’arroganza potrebbe tornare ad essere quello che è davvero, un cattivo odore. Lo dico con le dovute differenze per Lippi e Brancher, per Scajola e Capello, per una categoria di persone che ha dato a lungo l’impressione di non poter vivere e comandare senza una piattaforma arrogante da cui sbatter giù chi non faceva comodo o dava addirittura fastidio. Nel discorso complessivo di una politica calcistizzata e di un calcio politicizzato, tradotto nella Nazionale specchio del Paese, so bene che in molti non la vedono così. Per esempio Ilvo Diamanti tiene separate le due cose con un “rigore scientifico” che è assonante con il pallone ma forse contraddice il suo stesso pensiero.


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MONDIALI
Lippi, Capello & Co. la resistibile arroganza del comando

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 29 giugno 2010


Era diventata perfino un profumo, tanto era “trendy”, elevata a valore scollegato da qualunque realtà. Adesso – forse – l’arroganza potrebbe tornare ad essere quello che è davvero, un cattivo odore. Lo dico con le dovute differenze per Lippi e Brancher, per Scajola e Capello, per una categoria di persone che ha dato a lungo l’impressione di non poter vivere e comandare senza una piattaforma arrogante da cui sbatter giù chi non faceva comodo o dava addirittura fastidio. Nel discorso complessivo di una politica calcistizzata e di un calcio politicizzato, tradotto nella Nazionale specchio del Paese, so bene che in molti non la vedono così. Per esempio Ilvo Diamanti tiene separate le due cose con un “rigore scientifico” che è assonante con il pallone ma forse contraddice il suo stesso pensiero.


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UN CALCIO A PARTE
Provinciali travestiti da Mondiali

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 27 giugno 2010


A guardarsi intorno nelle patrie contrade sembra che sparita l’Italia sia diventato un Provinciale, e non più un Mondiale. Intendiamoci, non che fino ad ora si siano viste cose miracolose, essenzialmente per lo scadente livello e il montante livellamento del calcio planetario, assai più fisico e tattico che tecnico. Ma insomma, via, non esageriamo. Possiamo – e dovremo – continuare a trastullarci con gli eredi dell’“abatino” (come Brera, colto ma non così competente come si crede, chiamava ingiustamente Gianni Rivera, ancora oggi con più stile parlante di quelli che vanno in campo con i loro piedi giocanti spesso analfabeti). Abatino diventato “ebeti-no” per il povero Giancarlo Antognoni, bellissimo paggio a vedersi ma non esattamente da fuga dei cervelli al Cern di Ginevra quanto ad acume. Ebetini diventati “abetini” oggi in quanto tutti figli e nipoti di quella famiglia di Abeti che è rovinata sui Mondiali azzurri per colpa dei taglialegna slovacchi . Tiene duro Abete Giancarlo, e fa bene: perché dimettersi se sono in arrivo fasci di intercettazioni su Calciopoli che potrebbero farlo congedare d’ufficio? Pazientate, gente, pazientate...


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La difficile arte di scendere dal carro dei perdenti
La ragione del crollo non è Lippi ma il sistema

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 26 giugno 2010


Dove va a finire il carro del vincitore lo sappiamo, nel calcio come in politica. Lasciamo stare per un momento la seconda, visibilmente intrecciata con il primo. E rimaniamo al pallone. Il carro del vincitore nel Mondiale tedesco del 2006 era quello di Lippi, della squadra, del commissario Guido Rossi, di tutti i ministri di Prodi al seguito a partire dall’amnistiante preventivo Mastella, di Carraro pur dimessosi da presidente federale per quella banale storiuccia di Calciopoli, del suo vice di allora, Giancarlo Abete, del responsabile della comunicazione della Federcalcio oggi anche direttore generale, Antonello Valentini (forse il meno colpevole per essere arrivato “dopo” nella stanza dei bottoni”), e insomma di tutti gli scampati allo Scandalone e più in generale del “movimento calcio” che così salvava la ghirba e controponeva alla macchia la Grande Smacchiatura.


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Azzurri specchio del Paese

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 25 giugno 2010


Nel calcio e nello sport c’è chi vince e c’è chi perde: sono due ruoli correlati e reciprocamente indispensabili. Si può perdere, dunque. Il punto è “come” perdi. Nella vita di una collettività ci sono momenti sociali facili e meno facili.Anche qui, molto o tutto dipende da “come” affronti le difficoltà. Si può gridare “Forza Italia” in un campo di calcio oppure metaforicamente nell’opera di ricostruzione di un Paese. Intendo di tutto un Paese. Oggi è diventato un sussurro e un rimpianto: “Debolezza Italia”, per una Nazionale espulsa meritatamente al primo turno con numeri e gioco miserandi da un Mondiale disputato da Campioni del Mondo, in un misto di arroganza e complesso di inferiorità da paura. Ed è stato un tunnel pauroso per i nostri zombies in calzoncini detentori del patriottismo mamelico.


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Bossi provoca, ma nel 1982 il Mondiale lo comprammo davvero

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 24 giugno 2010


Nel calcio e nello sport c’è chi vince e c’è chi perde: sono due ruoli correlati e reciprocamente indispensabili. Si può perdere, dunque. Il punto è “come” perdi. Nella vita di una collettività ci sono momenti sociali facili e meno facili.Anche qui, molto o tutto dipende da “come” affronti le difficoltà. Si può gridare “Forza Italia” in un campo di calcio oppure metaforicamente nell’opera di ricostruzione di un Paese. Intendo di tutto un Paese. Oggi è diventato un sussurro e un rimpianto: “Debolezza Italia”, per una Nazionale espulsa meritatamente al primo turno con numeri e gioco miserandi da un Mondiale disputato da Campioni del Mondo, in un misto di arroganza e complesso di inferiorità da paura. Ed è stato un tunnel pauroso per i nostri zombies in calzoncini detentori del patriottismo mamelico.


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Avanti con le (poche) cose serie

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 23 giugno 2010


Nel calcio e nello sport c’è chi vince e c’è chi perde: sono due ruoli correlati e reciprocamente indispensabili. Si può perdere, dunque. Il punto è “come” perdi. Nella vita di una collettività ci sono momenti sociali facili e meno facili.Anche qui, molto o tutto dipende da “come” affronti le difficoltà. Si può gridare “Forza Italia” in un campo di calcio oppure metaforicamente nell’opera di ricostruzione di un Paese. Intendo di tutto un Paese. Oggi è diventato un sussurro e un rimpianto: “Debolezza Italia”, per una Nazionale espulsa meritatamente al primo turno con numeri e gioco miserandi da un Mondiale disputato da Campioni del Mondo, in un misto di arroganza e complesso di inferiorità da paura. Ed è stato un tunnel pauroso per i nostri zombies in calzoncini detentori del patriottismo mamelico.


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Gattopardismo eterna malattia italiana

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 22 giugno 2010


Nel calcio e nello sport c’è chi vince e c’è chi perde: sono due ruoli correlati e reciprocamente indispensabili. Si può perdere, dunque. Il punto è “come” perdi. Nella vita di una collettività ci sono momenti sociali facili e meno facili.Anche qui, molto o tutto dipende da “come” affronti le difficoltà. Si può gridare “Forza Italia” in un campo di calcio oppure metaforicamente nell’opera di ricostruzione di un Paese. Intendo di tutto un Paese. Oggi è diventato un sussurro e un rimpianto: “Debolezza Italia”, per una Nazionale espulsa meritatamente al primo turno con numeri e gioco miserandi da un Mondiale disputato da Campioni del Mondo, in un misto di arroganza e complesso di inferiorità da paura. Ed è stato un tunnel pauroso per i nostri zombies in calzoncini detentori del patriottismo mamelico.


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UN CALCIO A PARTE
Italia, cogli il tuo attimo

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 20 giugno 2010


È stata una strana vigilia, questa di Italia-Nuova Zelanda. Per una serie di motivi. Intanto, perché comunque la squadra, il Ct (sta per “comunque tecnico” e vale per gli italiani in massa…), l’ambiente azzurro, i pochi tifosi Vif in Sudafrica e le molte decine di milioni in Italia o nel resto del mondo sono divisi tra un vago timore e la sensazione di eccessiva sproporzione. La sproporzione è tra una Nazionale come la nostra, in ogni caso stramiliardaria fino alla noia in un Paese stracalcistizzato fino al midollo a partire dalla politica, e una Nazionale senza calcio professionistico in patria con diversi sport che precedono il pallone nel gradimento e nella pratica. Quale dei due è un Paese sportivo, cioè dotato di cultura sportiva? Ai posteri…


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UN CALCIO A PARTE
Basta così, aridatece Orson Welles

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 19 giugno 2010


Ma sì, aridatece Orson Welles, quello della invasione di marziani alla radio e della guerra dei mondi: per dire di un genio della comunicazione e dell’arte combinate insieme. Che altro sono i Mondiali sudafricani se non la versione aggiornata della creatività di Welles? Prendete le vuvuzelas. Ogni giorno se ne parla, e per svariati motivi: sono le trombette a riassumere il Mondiale, e non viceversa. Hanno invaso l’orbe terracqueo, hanno rigirato il tondo in fallico per la gioia dei simboli. Adesso hanno anche e finalmente preso possesso dell’antistadio, leggi l’avamposto di protesta a Palazzo Chigi. Sotto suonano e strepitano, sopra intanto nominano un altro ministro per un altro ministero, si spera non del tutto a sua insaputa. Non scajoliamolo troppo. Non capisco però perché definirlo ministro per il Federalismo, quando il Paese era ormai più che maturo per un ministero della Padania, cui preporre il Brancher… Mah…


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UN CALCIO A PARTE
L’Italia, tra bavaglio e bavaglini

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 18 giugno 2010


Se lungo un percorso ormai dannosissimo e mediaticissimo il calcio parlato sta prendendo il sopravvento sul calcio giocato, cioè Galeazzi e Costanzo sono più insidiosi di Gilardino e Iaquinta specie se stringono troppo i denti, adesso sul calcio parlato sta prevalendo il calcio suonato. Come leggere diversamente la sublime querelle ospitata sul campo in sintetico del Rizzoli Stadium di Via Solferino tra il premio Nobel per la pace, certo Tutu, e il più noto commentatore di vicende televisive nostrano, Aldo il Grasso? Il primo difende le “vuvuzelas”, le trombette, come segno distintivo di una tradizione. “Sono sacre”, dice. Il secondo, smontando sia l’arcivescovo che la sua teoria, afferma invece che non siano per nulla sacre né tradizionali, ma solo un prodottaccio cacofonico che rischia di “far ricordare i Mondiali 2010 più per le trombette che per il gioco espresso”.


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UN CALCIO A PARTE
Alla fine forse rideremo anche noi

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 17 giugno 2010


In cauda venenum, la prima autentica sorpresa è arrivata con l’ultima partita del primo turno: la Spagna campione d’Europa , ricca di talenti e di favori del pronostico, perde subito con la Svizzera supposta (a torto) tapina. Intendiamoci, di gioco i vari Xavi ne hanno fatto, sono andati vicini al pari, hanno preso (ma anche subito) un palo, quindi è stata tutt’altro genere di partita in confronto al debutto italiano: partita aperta, sfiocchettata, quanto quella contro il Paraguay era stato match confezionato, senza occasioni. Ma a stringere, la Spagna ha perduto, anche se presumo recupererà. E il Brasile non aveva esattamente sfarfalleggiato contro la Corea del Nord (che ha un buon centravanti, con i fondamentali giusti), e per sfangarla aveva dovuto ricorrere a un gioiello balistico alla Mortensen, sia pure con effetto di esterno invece che d’interno tutti ricorderete –, il gol più bello almeno finora di questi Mondiali partiti qualitativamente in sordina.


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UN CALCIO A PARTE

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 16 giugno 2010


Non è stata un’Italia da buttar via, da alcuni punti di vista. Elenchiamoli, per onestà e per toglierci il pensiero: la tenuta atletica, in progresso, lo spirito di corpo pur se accompagnato ogni tanto da un’ingiustificata lotta alla stitichezza, la formazione in progress di un gruppo che per ora è un gruppetto e comunque non sembra possedere nella rosa sudafricana dei valori aggiunti . Ma non confondiamo il cuore, di cui parlano Lippi e compagni, e molti addetti ai lavori, e anche un certo numero di tifosi, con il coraggio: l’etimo è lo stesso ma quanta differenza.


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UN CALCIO A PARTE

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 15 giugno 2010


C’è tutta l’ironia della storia, tra natura e cultura, nella resistenza che le “vuvuzelas”, le trombette di solito variopinte dei sudafricani, stanno opponendo al business. Pensate, miliardi di telespettatori per il Grande Affare Pallonaro, il GAP, soldi a palate sotto gli occhi di una terra la cui parte maggiore muore di fame, schieramento quasi bellico di mezzi tecnici: e tutto sembra sempre a rischio di finire a puttane, come succede alla politica troppo spesso da noi. E sì, come forse sapete si lamentano che il suono ininterrotto, il rumore di fondo e di fondale di queste trombette, non dia pace a nessuno: negli stadi, salotto buono del Gap dove arrivano i VIF (very important fans secondo il memorabile acrostico di Vittorio Zucconi…), non c’è tregua né prima né dopo gli incontri, né durante gli inni nazionali (ci siano Zaia o La Russa non importa…) né durante gli incontri per rendere invivibile la vita dei telecronisti e dei radiocronisti.


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UN CALCIO A PARTE
Soccer City senza Batman, l’inizio delude le attese

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 12 giugno 2010


Sarà pure Soccer City, il favoloso stadio di Johannesburg con apertura e prima partita tra Sudafrica e Messico, uno stadio “pressoché pieno” secondo la vulgata del telecronista. Uno stadio che non è completamente pieno neppure il giorno-chiave e neppure con i biglietti regalati, o quasi. Come del resto non è pieno di immagini tv il “Paese di Mandela a lutto e dell’arcobaleno”, che in ampie zone e larghe fasce sociali non ha elettricità per vedere le partite. Sarà pure Soccer City, con quei colori, quelle facce, quelle danze, quel sole che tramontava sulle tribune variopinte e un suono di fondo quasi millenario. Ma se a Gotham manca Batman, non è propriamente Gotham City. E se a Soccer City c’è si è no in campo un Robin infinitesimale e magari il Pinguino gangster, e manca del tutto Batman, cioè lo spettacolo calcistico che ti aspetti in campo da un Mondiale, forse non è propriamente Soccer City.


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CON LA TESTA ROTONDA

pubblicato su Il Fatto Quotidiano dell'11 giugno 2010


Uno dei motivi più profondi del fascino duraturo del calcio risiede, secondo analisti della psiche di fama internazionale, nella forma della palla: è tonda, come la terra. Da oggi sul palcoscenico sudafricano le due forme si incontrano, in diretta tv per miliardi di telespettatori. Nel mondo del calcio, se evochi la parola “diritti” immediatamente -come dei cani di Pavlov- le si abbina l’aggettivo “televisivi” (per la triade completata da sponsor e merchandising). Nel mondo e basta, se diciamo “diritti” non c’è paese come il Sudafrica che sia il titolare per antonomasia di una lunga marcia contro l’apartheid, per l’integrazione razziale, per il diritto ad avere la pelle di qualunque colore, per riprendersi la propria terra, le proprie radici, la propria storia. I due mondi si sposano in nozze morganatiche nel “paese arcobaleno”, e il dubbio è se sia quello terracqueo a contenere quello rotondolatrico o non piuttosto il contrario…


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LA BRUTTINA STAGIONATA
Nazionale sbiadita, ma in crescita: le assenze potrebbero rivelarsi positive

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 8 giugno 2010


Anche senza campionato né Coppe, è stato un weekend sportivo pieno di cose. Sfortunato per Valentino Rossi, che però con la stamina che ha si riprenderà certo prima di Scaglia, il manager Fastweb (di cui il pilota è testimonial) stoppato dalla giustizia per uno scandalo all’apparenza colossale. E invece fantastico per Francesca Schiavone, la “brava” del Roland Garros giustamente sugli scudi. Un’italiana che vince nel tennis fa epoca, ma fa anche costume e pone questioni di cultura sportiva abitualmente lasciati sotto i tacchi dell’attenzione da un sistema mediatico superficiale e menefreghista, da “al lupo al lupo”. Se devo essere schietto, vedendo le immagini di Francesca da Parigi e poi leggendone sui giornali non ho pensato tanto alla Lazzarini, o alla Pericoli o a Panatta e Pietrangeli, bensì a un fenomenale “rompighiaccio sportivo” come Paola Pigni nell’atletica o Novella Calligaris nel nuoto. Sono a modo loro, con tutte le diversità che insieme le separano e le uniscono, delle pioniere. Dei punti di riferimento. Degli “strilli” pubblicitari. Dei simboli del momento, dei fumetti sportivi che nella loro “nuvoletta” di fenomenali cartoon ci dicono in sostanza “si può fare”.


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TUTTE LE SALITE DI CESARE
I Della Valle scaricano il neo Ct azzurro Prandelli Intanto l’ex dopato Basso vince il Giro d’Italia

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 1 giugno 2010


È successo allo stadio degli Euganei di Padova, a un quarto d’ora dalla fine dell’ultima di campionato di B in cui il Brescia si giocava (e perdeva) la possibilità di salire in A senza play-off (certezza di 20 milioni di euro di diritti tv per cominciare…) e il Padova tentava di evitare i play out: si è rotto l’impianto di irrigazione ed è cominciato uno spruzzo diffuso e all’apparenza interminabile. Dopo qualche minuto è stata tappata la falla. Sembrava la ripetizione della cronaca in farsa della tragedia eco-petrolifera del Golfo del Messico, una top kill alla patavina. Ma forse esagero, nella calcistizzazione del mondo… Calcistizzazione che adesso con i Mondiali sudafricani conoscerà una sua nuova fase, con spettacoli in altura forse non esaltanti ma con cifre in pianura da capogiro per la Fifa, i padroni del pallone planetario. Incasseranno nel vortice vizioso di diritti tv-merchandising-sponsor, il triangolo delle Bermuda dove sta scomparendo il calcio giocato, circa 3,4 miliardi di dollari, il 47% in più che in Germania, quattro anni fa.


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AZZURRO TENEBRA
La spedizione italiana in Sudafrica parte tra i fischi Diritti tv: ancora a Sky nel "sollievo" generale

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 25 maggio 2010


Il sabato l’Inter fa sfracelli grazie a un Milito in più. La domenica la Nazionale va al Sestriere in una doccetta di folla scontenta. Il lunedì quadriglia e minuetti di allenatori e soprattutto la sentenza del Tribunale Civile di Milano-sezione proprietà industriale- che respinge il ricorso di Conto Tv contro l’accordo tra Lega (Beretta e Galliani, non Bossi…) e Sky.Cominciamo da quest’ultima sentenza. Sembra che tutti,meno immagino Conto Tv, abbiano tirato un sospiro di sollievo: i 1149 milioni di euro per due anni,sostanza del summenzionato contratto, erano salvi. Salva la Lega,salvi i club di A, salva Sky, salvo il pallone in generale con tutto l’indotto degli addetti. Se il Tribunale avesse accolto il ricorso, andato bene in primo grado e respinto in appello nei confronti di un contratto che non aveva previsto un bando per altri contraenti, sarebbe saltato il banco. Un banco già abbastanza rotto, vicino a unire sostantivo e participio passato, così: ”bancorotto”.


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SCUDETTI AL PETROLIO
Trionfa l’Inter con interessi nel greggio intanto Mourinho saluta e va a Madrid

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 18 maggio 2010


C’era ai miei tempi verdi una filastrocca che recitava all’incirca: olio, petrolio, benzina minerale per battere il (squadra x) ci vuol la Nazionale. In questo caso ad oggi dovremmo inserire l’Inter al posto della x, la Saras al posto del petrolio e contraddire la cantilena. Perché con la Nazionale di stavolta almeno all’apparenza certo non si batte l’Inter, il cui unico italiano vero anche se inconfondibile all’occhio è Mario Balotelli, lasciato a casa insieme con Cassano autolesionisticamente dal Ct Lippi all’apparenza (di nuovo) in uscita. Entro l’8 giugno dovrebbe firmare per il dopo-Sudafrica Prandelli, ormai ai ferri corti con la Fiorentina dei mercanti, oppure Ranieri, in stadio di avanzata preoccupazione per i conti fallimentari dell’Italpetroli che si divide con Unicredit la Roma dei Sensi.


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IL CALCIO DEL COLLE
Napolitano, Totti e gli Europei del 2016 Mentre Polizia e tifosi perdono la testa

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 11 maggio 2010


Da dove partiamo? Partiamo dal punto istituzionalmente più alto, cioè dal presidente Napolitano. E non per quello che ha detto di Totti e del suo “atto inconsulto”: parole dure, che hanno provocato prima la sacrosanta ironia di Marco Travaglio qui sulla presidenziale “gerarchia di preoccupazioni” e poi la reazione di Totti medesimo che ha ripreso a calciare, sì, ma la palla, prolungando quella che sembra un’agonia ma magari a sorpresa non lo sarà. Partiamo dalle sue considerazioni amare sul teppismo da stadio. È la prima carica dello Stato, il pallone è lo svago industriale precipuo del Paese, forse l’associazione di elementi porta a qualcosa. Vediamo.


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SECONDA VISIONE
La giornata di serie A sembra un film già visto: il calcio va rifondato completamente

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 4 maggio 2010


Una sceneggiatura perfetta, da film di Sorrentino (ma Paolo, giacché l’omonimo del Chievo si fa passare la palla sotto la pancia contro il Napoli…): in un colpo solo Lazio-Inter mette in dubbio e in crisi (se ci fosse ancora un minimo di facoltà appunto critica) la serietà del campionato, il senso dello stesso, la questione degli “orari-spezzatino” cioè la non contemporaneità per interessi televisivi, la professionalità dei giocatori, il teppismo minaccioso del pubblico, la credibilità del baraccone nel suo complesso, l’immagine del Barnum Rotondo all’estero proprio alla vigilia dei Mondiali e con gli stadi tornati a riempirsi. E per gradire, la continuità meravigliosa con Calciopoli e ciò che accadeva nell’era Moggi.


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LA FIGC METTE MOGGI ALLA PORTA
La Corte di giustizia della Federazione: radiato da ogni ruolo. Intanto Facchetti jr deposita a Napoli un memoriale del padre

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 29 aprile 2010


Lo scandalo di Calciopoli e il processo napoletano che si sta incaricando di dipanarlo conoscerà forse altri brandelli di verità. E’ quello che si augurano coloro i quali vogliono sapere che cosa sia davvero successo negli anni “processati”, cioè nella stagione 2004-2005, spiccioli precedenti e collegamenti successivi. Le notizie di ieri sono due. La prima è per la Corte di giustizia della Figc non ci sono dubbi: in risposta al quesito interpretativo posto dal presidente federale Giancarlo Abete, ha fatto sapere che Luciano Moggi è radiato da ogni ruolo nel calcio italiano. La seconda è che i due pubblici ministeri di Napoli, Narducci e Capuano, hanno interrogato lunedì Gianfelice Facchetti, il figlio di Giacinto, che ha consegnato loro un dossier di appunti autografi del padre sul sistema juventino che condizionava i campionati. Queste ricostruzioni , che l’allora presidente dell’Inter in supplenza di Massimo Moratti fece prima di morire, si aggiungono alla montagna di intercettazioni “nuove” per il dibattimento e la pubblica opinione e “vecchie” cronologicamente perché parte del faldone monstre delle 171 mila di Calciopoli assurto alla cronaca nel maggio di quattro anni fa.


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I RIMPIANTI DI ROMA
Al giro conclusivo, l’alleata dell’Inter diventa la Sampdoria: campionato chiuso?

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 27 aprile 2010


Parafrasando Gozzano, l’indimenticabile e dimenticato Giuan Brera scriveva: “Calcio, mistero senza fine bello…”. Costretto dalle peripezie professionali, dall’anagrafe e quindi dalla memoria a divagare molto, aggiorno Brera, quartiere del giornalismo non solo sportivo, in “Roma, mistero doloroso e gaudioso non ancora finito”. Almeno ad oggi, quando la domenica di Elettra e del lutto si è consumata e si tenta di elaborare questo lutto, per capire, temere, supporre, sperare. Ci sono ancora 9 punti, su tre partite una l’Inter la può anche pareggiare, se la Roma ne vince tre su tre – e non è cosa facile neppure questa – può finire a pari punti scudettandosi. Naturalmente la differenza abissale con la vigilia è che allora dipendeva tutto dalla Roma e si sarebbe potuta in qualche modo “autoscudettare”, ed ora no. Perché?


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Giustizialismi, garantismi, Moggismi: ma non è solo uno scandalo calcistico

pubblicato su Dagospia, il 23 aprile 2010


Il caso Calciopoli, fino a ieri l'altro Moggiopoli e da domani Brogliacciopoli, è una perfetta lente di ingrandimento dei rapporti tra magistratura e informazione, con sullo sfondo ma neanche tanto la politica. Sia quella sportiva che la Politica con la maiuscola. Ma bisogna aver voglia di vedere tutto quello che questa lente ingrandisce. E invece non è così: dopo anni di silenzio sullo scandalo, in cui in solitudine dicevo "semplicemente" che in quest'inchiesta non tornava nulla e non certamente che Tizio era innocente e Caio colpevole, adesso hanno cominciato a suonare trombe e campane. Si è tifosi delle squadre coinvolte oppure no, specie nella distinzione tra Juventus, Milan e Inter, tifosi degli imputati, tifosi dei non imputati, tifosi dei pm titolari dell'inchiesta, addirittura tifosi della giustizia sportiva che quattro anni fa "avrebbe fatto pulizia".


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Calciopoli, discarica d’Italia
A Napoli depone l'ex arbitro De Santis, Intanto emergono nuove intercettazioni

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 21 aprile 2010


A Napoli udienza apparentemente “vuota”, giacché il vulcano ha tenuto lontani dall’aula di Calciopoli i testimoni previsti (a cui da ieri si è aggiunto Roberto Mancini), in primis il londinese Ancelotti. Torneranno martedì 27, e martedì 4 il perito incaricato si accollerà la trascrizione delle nuove 74 intercettazioni allegate dalla difesa di Moggi, di altre aggiunte dalla difesa di Pairetto, di ulteriore documentazione che i pubblici ministeri starebbero per depositare. Se davvero ci fosse come “controprova regina” dell’accusa un’intervista di due giorni fa al presidente del Palermo in una radio privata, diffusa come se avesse raccontato che sette anni fa Moggi gli aveva fatto avere Rizzoli come arbitro, temo che saremmo “alla frutta”: e non perché non si debba sentire o leggere tutto, per carità, sempre pro veritate. Ma perché è già stata smentita dallo stesso Zamparini… e quindi eccoci daccapo.


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C’era una volta il Paese “leale”

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 16 aprile 2010


E’ nota da un pezzo la contrapposizione tra paese reale e paese legale, confluita poi nel paese illegale che in gran parte siamo diventati: ma adesso s’affaccia un altro paese, il paese leale che è diventato sleale e che si è prima avviato e poi infilato a mani (piedi) basse nel paese illegale di cui sopra. Facciamo chiarezza, giacché la vicenda di Calciopoli, sia la prima che questa bis o la prossima ter, ha creato sembra più nebbie che verità solari. E’ opportuno ricordare perché esiste la giustizia sportiva. Perché essere sleali se non nella fattispecie di reati contemplati dal codice penale o civile non è rilevante per la giustizia ordinaria. E’ invece cruciale per la giustizia interna allo sport e al calcio. Lo sport si basa o si basava o si baserebbe sulla lealtà, sul rispetto di quelle regole. Non è più così da un pezzo, e lo sappiamo più o meno tutti, dagli addetti ai lavori di varia specie e peso ai tifosi che ne vogliono essere anche minimamente consapevoli. Le telefonate intercettate dello scandalo, che riguardino Moggi oppure Moratti, Facchetti oppure Galliani al telefono con Bergamo o Pairetto o Collina o chi volete voi dell’ambiente arbitrale, per diverse che possano essere come intonazione, parole ecc., sono la dimostrazione innegabile di questa macerazione del concetto e della norma (art.1 delle carte federali) riassunti nel termine “lealtà”.


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BISCOTTI AVVELENATI
L’ipocrisia del mondo del calcio è funzionale al sistema: sempre gli stessi a guidare il gioco

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 13 aprile 2010


Roma capoccia, sia pure con un punto solo di vantaggio e cinque partite da giocare. Ma il calendario è favorevole, spuntata la Lazio domenica prossima le cose psicologicamente si potrebbero mettere bene, l’Inter ha poi due settimane alla catalana, e insomma se il tifoso romanista non spera ora non si sa davvero quando dovrebbe sperare. Solo che il famoso o famigerato sorpasso è avvenuto dopo una settimana di polemiche. Prima le nuove trascrizioni di vecchie telefonate non discusse né approfondite dall’indagine di Calciopoli (e smettetela di chiamarla Moggiopoli, fate un torto alla verità complessiva e sopravvalutate Moggi: c’era dentro come gli altri…). Poi la teoria del “biscotto” tra Fiorentina e Inter, sviluppatasi tra radio, Internet e giornali alla vigilia dell’anticipo di sabato. Se è per questo, anche ora mentre scrivo è vigilia di un Fiorentina-Inter, ritorno di semifinale di Coppa Italia buona per l’Europa League, quindi “soltanto” per la Fiorentina, essendo l’Inter comunque in Champions, titolata e scudettata oppure no.

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Calciopoli, le doppie verità e il cioccolato

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 6 aprile 2010


Tripudio di calcio, uova di cioccolato e sorprese nel sabato di Pasqua. Effettivamente il campionato vive una serie di situazioni incerte e ben sceneggiate. L’Inter di un Balotelli come Lazzaro per una pacificazione interna non si sa quanto duratura, la Roma di Totti e Toni che mostra una maturità rara, il Milan che comunque, anche in un periodo opaco, sta sotto e fa punti aspettando il destino (e la Champions dell’Inter, e la stanchezza della Roma). Nessuna sorpresa specifica, dunque, ma con il senno di poi. Che stiano tutt’e tre in opistotono (lo statu dell’uccello-ornitologia… - quando contrae retrattilmente tutto se stesso attendendo gli eventi) è già sorprendente. Non sorprende neppure la marcia a rilento delle candidate nella zona Champions-Europa League, mentre ormai due squadre sembrano avere imboccato la discesa in B, Livorno di nuovo orbo di Cosmi, e Siena. L’Atalanta non molla ma alla prossima le tocca la Roma. Invece uova di Pasqua fondenti e al latte (entrambe con sorpresa) fuori dal campo.

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ANALISI DEL VOTO
Così si rischia l’assalto ai forni

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2010


Che fare, mentre Lenin si rivolta nella tomba? Intanto, smettere di recitare e di far finta che la politica sia ancora quella che una volta si intendeva con questo termine. Non è più così, e gli sconfitti della sinistra lo debbono sapere per forza, ma per cambiare davvero. Perché che non sia più così lo sa benissimo anche il Berlusconi ancora in sella, ma gli va comunque sempre di lusso. In tutti i sensi… Quindi decidere se si vuole continuare a muoversi nella palude del Caimano e degli Affari chiamata “politica”, oppure orientarsi a bonificarla nel tempo. E nel frattempo, da subito, fare quello che stanno facendo coloro che queste elezioni le hanno vinte, e non quello che hanno fatto finora quelli che le elezioni le hanno perse.

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Della Valle addio, Firenze si sveglia in stato di choc

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2010


La Fiorentina ha emesso ieri un comunicato firmato dal Patron, Diego della Valle. Che comunica le sue dimissioni da presidente onorario, lasciando il club al fratello. Giacché dalla sera precedente si erano diffuse voci sull’intenzione dei Della Valle bros. di vendere la società, dobbiamo arguire o che fossero rumors diffusi ad arte per altri motivi, o che Diego abbia cambiato idea in extremis. Quello che è certo è che il comunicato non è un granché, inferiore di parecchio a “Quanto è bella giovinezza…”, del suo predecessore e ispiratore, Lorenzo il Magnifico. Sì, un po’ di retorica, il richiamo ripetuto dei “tifosi veri” contrapposti evidentemente a quelli “finti” o perlomeno non abbastanza grati alla proprietà per ciò che ha fatto per la Fiorentina in questi anni. E un accenno in tralice a chi sta con Prandelli e contro di loro.

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LO STILE DI CLAUDIO
Per Ranieri comunque vada sarà un trionfo La Juventus tra il fallimento e il caso Zebina

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 30 marzo 2010


Sabato delle Palme trionfale per la Roma e Ranieri, domenica di insulti e manate per la Juventus e Zebina, mentre Berlusconi si interroga sul risultato elettorale eventualmente collegato al pareggio interno del Milan. Le tre segnalazioni non sono sconnesse e anzi rimandano l’una all’altra. Solo parole di elogio, comunque vada, per la Roma che con un quarto di Totti, un inizio di torneo disastroso, un cambio di allenatore che sulla carta pareva perdente dopo lo spettacolo e i risultati avuti con Spalletti, i cordoni della borsa tiratissimi perché in campo non ci poteva andare direttamente Profumo con la maglia Unicredit, ha comunque tenuto sveglio un campionato che pareva aggiudicato.

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SCOMMETTITOPOLI
L’universo degli allibratori è noto, ma in tanti fanno finta di nulla: ultimo caso, Chievo-Catania

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 23 marzo 2010


Testatina in sintonia con gli allibratori britannici, che a quanto pare hanno ricevuto puntate e perso denaro per 2 milioni di sterline sulla X di Chievo-Catania. Finita 1-1. Da giovedì scorso qualcuno in Gran Bretagna e molti in Italia non accettavano più puntate, specie dopo che una certa cifra si era concentrata addirittura sul punteggio di 1-1, ma tu guarda. Nel frattempo il Direttore generale della Lega Calcio professionisti, il collega esperto Maurizio Beretta, tiene conferenze stampa sulla suspense del campionato, sui prossimi orari meridiani delle partite, sugli arbitri che verranno separati in scuderie di A e di B, per “conoscerli meglio” parafrasando il Lupo di Cappuccetto rosso.

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COLLINA DEL DISONORE
Mentre la Ferrari trionfa in Bahrain, gli arbitri condizionano il campionato

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 16 marzo 2010


Altro giro, altra corsa un po’ dappertutto, in Bahrain come al Meazza, all’Olimpico di Roma con sempre meno sedili (li bruciano…) come a Stamford Bridge, l’elegante stadio del Chelsea dove stasera l’Inter si gioca un po’ tutto: la faccia, il denaro, i rapporti tra la proprietà, il tecnico Mourinho e i giocatori, il futuro in campionato ecc. Ma andiamo per ordine. La Ferrari dopo una sola annata di buio, una specie di eccezione alla regola, torna a essere un’eccellenza italiana nel mondo e comincia il meglio possibile, con Alonso primo e Massa secondo e un po’ di fortuna per la “rottura” di Vettel. Tanto di cappello se continueranno così. Credo però che sia stata sottovalutata la performance del “vecchio” Schumacher sulla Mercedes, già sesto dopo tanta pausa e una leggera presa per i fondelli del suo ex datore di lavoro, Montezemolo. Ricordate quando gli disse che non poteva guidare di nuovo una Ferrari per i problemi fisici dei postumi da caduta dalla motocicletta? E glielo disse tra le lacrime (cito dai giornali dell’agosto scorso)? E Domenicali, il post Tod, si sdilinquò dicendo che “una Ferrari per Schumi ci sarà sempre”? A naso qualche altro scherzo glielo farà in pista, non si vincono sette titoli mondiali per nulla.

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LIBERA REPUBBLICA DI BANANAS
I soliti arbitri, un sistema cristallizzato e la favola semiautarchica di Fabrizio Miccoli e del Palermo

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 9 marzo 2010


Perdonate il mio imbarazzo, ma parlare di arbitri, intendo di arbitri di calcio oggi che si discute l’arbitrato (o l’arbitrio?) del primo cittadino, mi sembra come parodiare Brecht e il suo “come si fa a parlare di alberi quando c’è la guerra…” o qualcosa del genere. Del resto che la situazione italiana si fosse calcistizzata fino al midollo, in un paese di tifosi delle squadre di calcio come dei partiti, è storia vecchia. Né può meravigliare la sagacia di Berlusconi nel far riammettere le liste escluse per “semplici” irregolarità per una sorta di “ragion di Stato” privatizzata, previo richiamo della foresta in caso contrario “alla piazza”. Basti pensare a quando anni fa, nel 2005, Lotito e la Lazio, sulla spinta della minaccia-spiegazione dell’ordine pubblico a rischio, ebbero dall’esecutivo (sempre lui, Cecconi Bruno…) un’agevolazione fiscale formidabile, inarrivabile per chiunque: una voragine di debiti spalmata fino al 3011 o giù di lì, senza ragione plausibile alcuna che non fosse “altrimenti succede casino”.

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MA CHE FREDDO FA
Mentre Nesta dice no alla Nazionale di Marcello Lippi si festeggia un oro olimpico inutile come l’illusione

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 2 marzo 2010


C’è qualcuno che vuole ringiovanire la Nazionale azzurra per i Mondiali sudafricani, ma non è il Ct Lippi bensì il difensore di lungo corso Alessandro Nesta. “No grazie, preferisco di no”, ha risposto il solido difensore centrale milanista ex Lazio parafrasando Melville e il suo “Bartleby lo scrivano”, libro che va a ruba a Milanello. Invece Lippi ha già detto “preferisco di no” a Cassano e c’è il rischio che faccia leggere Melville anche a Balotelli, insieme con Giuseppe Rossi solo talento giovane cristallino di nascita italiana, almeno al momento.

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CALCIO AVANSPETTACOLO
ll pallone rappresenta il palcoscenico più vistoso: da Lippi a Mourinho

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 23 febbraio 2010


Ci sono dei forti dubbi che “la rivoluzione degli spartiti” possa essere un po’ come quella dei garofani in Portogallo, anche se è avvenuta sabato a Sanremo sul palcoscenico del Festival mai così “festilenziale” dove i fiori una volta erano di casa. E’ finita lì, ingoiata dalla querelle sul televoto che è già una forma di campagna elettorale per cui bisognerebbe istruire una sorta di “par condicio” anche per loro, i cantanti, la Clerici, gli orchestrali, il pubblico dell’Ariston, le cui inquadrature in un paese ingoiato dal tubo catodico (ingoiato?) dovrebbero essere dosate in base all’espressività e all’espressione: quell’energumeno con barba e baffi è per caso di centrodestra? E quella simpatica vallettina in terza fila è a Sanremo per il centrosinistra? E via così, per la china lungo cui rotola il “barattolo” di Gianni Meccia con dentro “Amici”, Presta, “X Factor”, Presta, Bonolis, Presta, Costanzo, Presta ecc. E il Principe, naturalmente.

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GRASSO GUAIO A FIRENZE
Subìto il furto di Ovrebo, troppe domande sulla credibilità della Uefa

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 19 febbraio 2010


Erano seduti vicini due miti del calcio anni ’60 e anni ’70 e ’80, come Franz “Kaiser” Beckenbauer e Michel “Le Roy” Platini. Entrambi non essendo stupidi ma ex campioni hanno riconosciuto la vergogna del gol dato buono al Bayern dall’orrendo arbitro Ovrebo coadiuvato dall’assistente di linea con espressione ambulatoriale. Da pre-ricovero. Un gol in fuorigioco quasi offensivo, un gol che però potrebbe decidere della qualificazione ai quarti con tutto quello che ne consegue in passioni, denaro e numero di squadre ammesse alla competizione negli anni avvenire. Cioè, sempre denaro, in incassi e soprattutto in diritti tv. E guarda caso meno italiane vanno avanti in Champions dopo aver perso a sorpresa per strada la Juventus, più tedesche possono subentrare profittando dei sorpassi nel ranking Uefa. E a chi è stato dato un gol in vergognoso fuorigioco, e un gol decisivo per una partita in bilico? Guarda caso al Bayern di Monaco di Baviera contro la Fiorentina di Firenze. Un caso, ovviamente. Anche perché di solito per difendere a oltranza la credibilità del baraccone internazionale (come quella del Barnum nazionale) si tira in ballo l’incapacità.

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TOH, UN RIGORE ALLA JUVE
Il campionato ripropone temi già visti: si invoca l’autostima e i furbi dominano

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 16 febbraio 2010


Autostima. La Roma rincorre l’Inter tra l’incredulità generale e dipende dall’autostima. L’Inter si fa rincorrere, ma non cede mai o quasi e adesso deve vedersela con il Chelsea e con il tabù Champions. Se ce la farà, dice il picaro di Setúbal in panchina (a me comunque in linea di massima piace, per la serie “e chissenefrega”…), sarà per la montagna di autostima che ha incamerato. Che cosa chiedeva Zaccheroni alla Juventus in disarmo prima della “decisiva” partita con il Genoa? Autostima, che altro se no? Invece che dall’autostima l’aiutino è arrivato dall’arbitro Mazzoleni (autostima immagino da prefisso telefonico) e da un rigore quasi “nostalgico”, da vecchi tempi. L’avessero dato ai tempi di Moggi il coro sarebbe stato unanime: la “Rubentus”, come la chiamano i tifosi fiorentini incalliti, è sempre la “Rubentus”. Peccato che Moggi sia calcisticamente recluso e stavolta dovrebbero prendersela con Blanc e magari con l’ex Cobolli Gigli.

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ADDIO A ‘BALLERO’ E AL SUO CARISMA DA STRADA
Sport tra lutti e violenza

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 9 febbraio 2010


Mai testatina fu purtroppo più adatta all’ultima domenica, e alla prematura scomparsa del C.T. del ciclismo nazionale, Franco Ballerini, in un incidente automobilistico da rally. Si farà rimpiangere, al di là delle Roubaix vinte nell’epopea della fatica, e del suo “pollice verde” per i titoli iridati e olimpionici vinti sotto la sua egida. Aveva carisma, un carisma da strada se vogliamo ma proprio quello giusto per fare gruppo e fungere da pastore di anime su due ruote. Lascia un buco, familiare e professionale.

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LE VITE DEGLI ALTRI
I tormenti di Del Neri e le rivelazioni di Tavaroli: si può riscrivere Calciopoli?

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 2 febbraio 2010


Fino all’ultimo giorno del mercato invernale e dei suoi “mortaretti”, il calcio dimostra di essere “grave ma non serio”. Certamente è un Luna Park che non annoia, mentre d’intorno piovono le rane dell’extracalcio che dipingono il paese a tinte fosche. A dir la verità qualche rana sta per piovere anche nell’area del pallone. La imperdibile (nel senso chel’hannopersatuttiglialtrigiornali…) intervista di ier l’altro, qui, fatta da Peter Gomez al “fiorentino” Cipriani del caso Pirelli-Telecom, tutta da godere, non conteneva accenni “sportivi”, è vero. Sì, Tronchetti Provera , Tavaroli, Gnutti, Oak Found, D’Alema, Fassino, Cesa… insomma, robetta.

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TU CHIAMALE SE VUOI
Avatar emoziona per gli effetti specialissimi, ma tutto resta in superficie

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 31 gennaio 2010


Ho visto “Avatar”, una play-station senza pulsanti. Il cinema non era pienissimo (penultimo spettacolo, Roma centro) anche se il film è campione planetario di incassi e onusto di nominations per gli Oscar. Entrando ero invece già pieno di cose lette, commenti, polemiche: il caso c’era già tutto, restava solo da vedere il filmone con gli occhiali 3D da restituire poi all’uscita. Una grande novità fin da questa protesi? Sì, no, forse. Una sorta di Matrix anche per noi comuni e mortalissimi spettatori? Di sicuro a me come detto tutt’altro che “tabula rasa” ha fatto effetto vedere “prima” il trailer di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, da marzo in Italia con le medesime modalità sofisticate di “Avatar” ma ancora più coinvolgente sul piano degli effetti speciali.

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Lo strano caso di Mutu, colpito e affondato
Il romeno della fiorentina positivo al controllo antidoping rischia 4 anni

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 29 gennaio 2010


Aveva giocato bene, Adrian Mutu, quella domenica 10 gennaio,e aveva segnato contro il Bari. Ma il controllo antidoping del Coni subito dopo lo ha pizzicato con tracce di sibutramina, uno stimolante che sviluppa anoressia da qualche anno tra le sostanze vietate dalla Wada, l’agenzia internazionale preposta al controllo sul doping delle varie discipline sportive. Ieri Mutu ha lasciato l’allenamento a capo chino. Dopo poco ha annunciato che si sottoporrà alle controanalisi il prima possibile. Il rischio di squalifica è pesante, dagli 1 ai 4 anni dopo il precedente della cocaina al Chelsea. Stavolta la cocaina non sembra entrarci per nulla. Se ne sorprenderebbero tutti coloro che in campo e fuori hanno tenuto compagnia al romeno in questi ultimi anni. E persino gli esperti intrecciano pareri difformi su dove e come si colloca questa sibutramina, se possa figurare in alcuni integratori oppure no, come ne avvenga l’assunzione, se a copertura d’altro o no.

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MOURINHOPOLI
Le effervescenze verbali del tecnico dell’Inter e il complotto (antico) che non muore mai

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 26 gennaio 2010


Ha ragione Mourinho. E’ in atto un complotto per “non far vincere all’Inter lo scudetto”oppure in subordine per “rendere incerto fino in fondo il campionato” e quindi “più appetibili i suoi dividendi, a partire dai diritti tv”. Quello che l’effervescente ma incolto picaro di Setúbal si è dimenticato di aggiungere, è che si tratta del solito complotto “demo-pluto-giudaico-massonico” in attività ormai da parecchio tempo e magari non soltanto nel calcio. Ha ragione Mourinho ma soltanto se lo si prende come sineddoche, se cioè il portoghese e le sue accuse sono intesi come “la parte per il tutto”.

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BORGOROSSO FOOTBALL PRESIDENT

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 19 gennaio 2010


Nella sceneggiatura del campionato ci sono attori che non tradiscono mai: i presidenti di club. Puoi star certo che se steccano le squadre in campo, gli allenatori in panchina o in tv, i tifosi allo stadio o (inchiodati) allo studio televisivo, loro, i presidenti, vincono comunque anche quando perdono. O pareggiano. Sono fenomenali elementi “diversivi” dalla supposta “serietà” del calcio giocato iper professionistico, con tutte le sue contraddizioni, inefficienze, responsabilità, colpe. Li vedi, li ascolti, li contestualizzi e riesci davvero per un momento ad astrarti dalla realtà oggettiva del pallone, a sua volta deputata a farci respirare dalla realtà circostante che non ci dà tregua.

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VACCINO, CHE GRANDE IMBROGLIO

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2010


Cronaca di un pasticcio annunciato: non c’era bisogno di parafrasare García Márquez per prevedere come sarebbe andata a finire. E non la storia dei vaccini anti-suina, dell’influenza A, del virus H1N1, illustrata su queste colonne già a fine ottobre, ripetutamente qui richiamata e oggi oggetto di discussione a base di dosi, cifre, impellenze (fasulle) varie. No.
Sui vaccini si può comunque sostenere (anche se sempre più a fatica…) che non si potesse rischiare, che in ogni caso la salute viene prima di tutto e senza prezzo, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva (pur in modo assai sospetto…) dichiarato la pandemia grave, ecc. ecc. Qui si parla piuttosto del contratto tra la multinazionale Novartis – che lo festeggia in Borsa – e il governo italiano. Qui si parla dei nostri soldi, impegnati in un accordo merceologico che non ha nulla di logico, di “umano”, di negozialmente sensato per nessuno . Intendo dire che nessuno con un briciolo di logica (onestà?) in nessuna parte del mondo avrebbe/ha firmato questo contratto oggi pubblico.

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UNA MODESTA PROPOSTA PER TUTTE LE CURVE ITALIANE

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 16 gennaio 2010


Ci siamo, o ci saremmo: dopo la recentissima intemerata del ministro Maroni contro il razzismo da stadio, nella prossima partita la Juventus sarà tenuta a chiudere la Curva Sud del suo stadio Olimpico, intitolata a Gaetano Scirea. Nemesi dei nomi: a Torino quel giorno giocherà la Roma, legata alla propria “Curva Sud” dell’Olimpico “vero” più di chiunque altro. E meno di chiunque altro un giocatore di gran valore in campo e galantuomo nella vita, il mai abbastanza compianto Scirea, si meriterebbe l’accostamento alla curva per i fattacci che ne hanno portato alla chiusura istantanea, direi “ambulatoriale”. Infatti il giudice sportivo ha deciso tale misura per punire i cori razzisti anti-Balotelli in Coppa Italia mercoledì scorso, in Juve-Napoli. Ma come, si domanderanno i distratti, Balotelli è passato al Napoli? No, è sempre dell’Inter ma gli imbecilli di Coppa Italia come gli imbecilli di campionato lo evocavano per offenderlo anche in assenza sua e della sua squadra.
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NERI E NON PER CASO
La crisi di Torino nell’Italia anestetizzata, il razzismo di ritorno tra Balotelli e la Coppa d’Africa

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 12 gennaio 2010


C’è qualcosa che lega il caso Juventus al caso Torino per una doppia crisi torinese nel derby della delusione? E c’è qualcos’altro che lega queste crisi pallonare con la questione stadi-razzismo posta dal ministro Maroni e riecheggiata dal presidente della Federcalcio Abete? E la questione così delicata è una faccia di quel prisma emerso con i fatti di Rosarno, dove è saltato un tappo di malessere che rimanda a molte altre bottiglie italiane? E tutto ciò è proprio così distante dalla Coppa d’Africa, dall’Angola, dai separatisti di Cabinda, dal pullman del Togo assaltato, da quei morti, da quel ritiro dalla Coppa, dallo “show pallonaro del continente nero” che deve comunque continuare anche senza i togolesi, squadra e governo di quella Repubblica intesi insieme?
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GOL & POLITICA L’ORA DEI CALCIATORI
Totti e Materazzi, ma non solo: i vip del pallone fanno i tuttologi

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 8 gennaio 2010


Mischiata al carbone della Befana c’era ier l'altro l’intervista tv post-partita al nerissimo palermitano d’origini ghanesi Mario Balotelli, che ha suscitato un vespaio perché ha detto che “gli faceva sempre più schifo il pubblico”, in particolare quello di Verona che l’aveva fischiato ululando per tutta la partita e a cui lui aveva risposto uscendo con un applauso di scherno che gli è costato un’ammenda del rigoroso Giudice Sportivo. Ma l’anno era cominciato mediaticamente il 2 con un’intervista di “Repubblica” a Francesco Totti, in prima pagina, a cura di una firma non sportiva (uno dei vice-direttori) in cui il “capitano”, “er core de’ Roma” dopo Giacomo Losi, parlava di sé, dell’ultramondano, dell’Italia, della politica, e naturalmente del calcio italiano. Erano seguite il 4 una prima pagina della “Gazzetta” in cui Pirlo affermava senza ambagi “che i nostri terreni di gioco fanno schifo” e una pagina interna di “Repubblica” con intervista a Materazzi da Riad sul calcio e “non solo”.
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COMUNQUE INTER
Nerazzurri campioni d’inverno Balotelli insultato, si sfoga: pubblico schifoso

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 7 gennaio 2010


La notizia non è naturalmente che l’Inter è campione d’inverno con una domenica di anticipo alle 14,30 di un’Epifania che tutte le altre squadre si porta via o quasi, in un orario da “spezzatino” che privilegia le tv sugli stadi. Come da tempo e sempre di più. E neppure che vince a Verona con il Chievo con un paio di situazioni vantaggiose, nel senso che l’arbitro ha deciso che non c’era un rigore su Pellissier né una mano di Quaresma sempre nella stessa area… Non sorprende l’ennesimo conflitto tra Balotelli e il pubblico. Quelli fischiano, ci sarà stata qualche marezzatura razzistica o subrazzistica da parte di chi (cfr. le cronache) in altre circostanze in quella zona ci ha dato dentro, Balotelli che in campo era stato più “buono” e corretto del solito sbotta dopo in un “questo pubblico mi fa sempre più schifo” che travalica tutto.
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COPPI, STILE E MEMORIA
A cinquant’anni dalla scomparsa, ritratto del campionissimo simbolo dell’Italia che risaliva

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 5 gennaio 2010


Non era domenica, era soltanto un maledetto sabato di cinquant’anni fa quando se ne andava nel mito e nella malaria in un ospedale di Tortona Fausto Coppi, il principe dei superlativi. Su di lui è stato scritto tanto, ma mai abbastanza. Perché non è sufficiente trattarlo da insuperabile del pedale, da trasgressore del costume di quegli anni per la sua relazione con la “dama bianca” che oggi sarebbe incomprensibilmente banale per un giovane del nuovo millennio, da eponimo dei suivers, degli sportivi italiani e planetari. Coppi è stato comunque “altro” e sempre altro da altro. È stato la memoria del singolo e della collettività che usciva stremata dal dopoguerra, è stato sul manubrio un fenomeno della Ricostruzione, è stato l’Italia che vinceva in uno sport atrocemente duro, terragno, ma anche alato e pieno di sogni e di miraggi, è stato lo stile fatto persona che rimandava al cavaliere errante dei secoli andati, è stato un campione meta-sportivo in tutte le sue manifestazioni, e in tutti i ricordi delle sue manifestazioni. Come se trasmettesse un’idea di nobiltà sudata e storica che faceva da piattaforma a una generazione intiera in cerca di riferimenti.
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