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    30
    ago.
    2012

    30 agosto | Oliviero Beha al MobyCult di Riccione presenta “Il culo e lo Stivale”

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    Il culo e lo stivale

    Giovedì 30 agosto alle 21.30, piazza San Martino, Riccione

    Oliviero Beha, giornalista “scomodo” per definizione e polemista di razza torna a MobyCult per presentare “Il culo e lo Stivale”. Una «disamina (o disanima) del culo individuale e collettivo» condensata in una parola che un tempo sarebbe stata aggirata da educati eufemismi e che invece adesso, sdoganata, potrebbe essere il logo dei «peggiori anni della nostra vita»: il quasi-ventennio berlusconiano che ha stravolto lo Stivale con una profonda mutazione culturale, quasi antropologica.

    Ma, per Beha, è sin troppo facile prendersela solo con Berlusconi, «che non è il capostipite del berlusconismo, ma il figlio primogenito». Secondo il giornalista, infatti, è la situazione italiana nel dopoguerra ad essersi progressivamente berlusconizzata, assumendo i valori e disvalori che Silvio ha respirato e introiettato negli anni ’60, quelli del boom economico e della sparizione del “comune letto di foglie” dei valori condivisi dell’Italia all’indomani della “guerra civile”. Adesso, che siamo immersi in una “pace incivile”, «nessun berlusconicidio – reale o simbolico – può salvarci in profondità se il sistema-paese non trova altre radici». Quello che Beha si propone col suo libro dunque è «un abbozzo di un manuale di deberlusconizzazione dell’Italia», cominciando dall’anamnesi. E’ negli anni del secondo dopoguerra che si è impostato il paese che avrebbe generato la dimensione consumista sub specie berlusconiana. Un’Italia che, da essenzialmente contadina, non ha il tempo per la formazione di una cultura operaia (forse viva solo nel senso della “dignità” del lavoro”), che passa «dalla vigna alla fresa» nel giro di una generazione. Su cui tra il ’60 e il ’70 piomba la cultura del consumismo mediata dalla televisione, che cambia la qualità delle persone, trasformate «da contenitori culturali di curiosità e desideri a forzati del consumo in una totale assenza di dimensione critica, quindi in realtà oggetti e non soggetti, contenuto e non contenitore: in una parola, merce a nostra volta, ostaggi di un processo pubblicitario invasivo che ci ha ridotti così

    Un reato antropologico, come avevano antevisto scrittori come il Pier Paolo Pasolini degli “Scritti corsari” o registi come il Fellini di “Ginger e Fred”. Insomma: la crisi odierna non è solo economica, non dipende solo dallo spread e non basta tirare la cinghia per ritrovare la salute di un paese che ha imparato a “far finta di essere sano”. Perché lo spread è quello del pensiero. La soluzione? Per Oliviero Beha, occorre un «“rimbalzo dell’essenziale”. Abbiamo perduto la bussola e, nella giungla dei consumi, del mercato come unica dimensione e della truffa penale e concettuale elevata a sistema, dobbiamo rifarci all’essenziale. Dobbiamo “tornare avanti” riprendere la strada da dove l’abbiamo smarrita nella nebbia soleggiata del dopoguerra.»

    Con “Il culo e lo Stivale”, come da prefazione di Franco Battiato, Oliviero Beha «con la freddezza di un chirurgo, fa un’analisi caustica e spietata, prendendo di mira i paradigmi della cultura contemporanea» riuscendo però anche a suggerire soluzioni interessanti «per quelli che credono che non tutto è perduto, e non siamo in pochi.»

    A dialogare con l’autore sarà Lorella Barlaam.

    Postato da Redazione
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