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A PROPOSITO DELLA FORLEO E DI D’ALEMA. E DI LATORRE.
E DEL CSM.
del 5 dicembre 2007
Affido alla rete quello che la rete della informazione stampata e
audiovisiva evidentemente non vuole sapere. Se no, dopo che oggi alcuni
giornali riportano le parole del Gip Clementina Forleo, appena “scaricata”
dal CSM per una sfilza di incompatibilità, la quale interrogata
in Procura a Brescia mi cita con nome e (quasi) cognome come destinatario
insieme ad Elio Veltri delle confidenze su lei medesima dell’ex
giudice ed ex senatore Pci, Ferdinando Imposimato, forse qualcuno
mi avrebbe chiesto o permesso di scriverne. Oppure almeno avrebbero
provato a sentire la mia minima “campana”.
Che suona così. Più volte, prima e dopo l’estate,
Imposimato mi ha detto esplicitamente di pesanti influenze sul CSM
da parte dei coinvolti dei Ds, il solito trio (adesso del Partito
Democratico), e perfino del Quirinale, affinché la Forleo venisse
delegittimata. Con la delegittimazione della Forleo, sempre secondo
Imposimato evidentemente uomo dotato di perfette capacità divinatori
secondo quel che sta accadendo, ne sarebbe uscita “depotenziata”
o addirittura “nebulizzata” l’ ipotesi di reato
sulle scalate bancarie concernente sia non parlamentari che appunto
parlamentari, i tre Orazi e i tre Curiazi di destra e sinistra. E
mai Imposimato me ne ha parlato come fossero sue supposizioni, ma
sempre come informazioni ricevute. Questo per quel che mi riguarda,
tanto che di ciò in forma chiarissima ho anche scritto una
nota per le agenzie di stampa in nome della Lista Civica Nazionale.
Per il resto, rilevo con preoccupazione e dolore che mentre la Forleo
è fuori gioco l’inchiesta su quel maleodorante intreccio
intercettato è ferma (o “sotto controllo”) per
tutti i parlamentari, e sfido l’opinione pubblica nella sua
stragrande maggioranza a farsi un’idea diversa da quella che
ci vogliono comunicare. E cioè: la Forleo sarà pure
per bene, ma è una psicolabile e una pasticciona. Questo dunque
tinge di inverosimiglianza tutta la faccenda dalemiana e consortiana.
E così sembra quasi logico che di come siano e che cosa combinino
invece quelli che ci governano e trafficano in banche in odore di
reati neppure troppo trascurabili nessuno parli. Il caso D’Alema
è diventato insomma il caso Forleo, come volevasi dimostrare
e come si tenta di fare con successo per il caso De Magistris in luogo
di un’inchiesta da far tremare il Palazzo.
Tutto ciò ha un nome: golpe bianco, ovvero furto di democrazia.
Se poi qualcuno in questo Paese dovesse svegliarsi, preparatevi e
prepariamoci al peggio. Ma se lo saranno, ce lo saremo andati a cercare.
O.B.
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