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CALABRIA, SCUOLA ALLA CREOLINA
pubblicato su l'Unità del 6 dicembre 2007
Ho i capelli dritti per le ultime dalla Calabria, ormai diventata
secondo gli esperti quello che era la Sicilia di Ciancimino una ventina
d’anni fa, e in particolare da Catanzaro. No, nel caso non c’entra
la Procura, l’avocazione dell’inchiesta “Why not”
(la risposta è: appunto, perché no…) nei confronti
di De Magistris, l’economia direttamente o indirettamente in
mano alla n’drangheta calcolata nel 70 per cento dell’economia
calabrese tutta, mentre la Mafia spa è la multinazionale col
fatturato europeo più alto. E nemmeno c’entrano il delitto
Fortugno e i ragazzi di Locri di “Ammazzateci tutti”.
O meglio, i ragazzi c’entrano, e c’entrano le scuole,
o almeno alcune scuole. Precisamente quelle “chiuse per creolina”.
Andiamo in cronaca, per non sbagliare, lanci di agenzia alla mano
non essendoci stato per ora un riflettore nazionale. Il fenomeno è
cominciato nel febbraio di quest’anno, con le prime avvisaglie.
In Prefettura, a Catanzaro, c’era stata una riunione del Comitato
per l’ordine pubblico con il vicesindaco, Antonio Tassoni, che,
di conserva con l'assessore alle attivita' economiche, Francesco Curcio,
si era rivolto a rivenditori e famiglie: ''I rivenditori di creolina,
la sostanza chimica utilizzata dai vandali per i loro raid nelle scuole
cittadine, collaborino con le forze di polizia, facendo maggiore attenzione
a chi forniscono questo prodotto igienizzante ad alta tossicità”.
La creolina è infatti un disinfettante usato anche per disinfestare
le scuole stesse ma positivamente sciolto in acqua come solvente chimico.
Se invece vengono rovesciati bidoni intieri senz’acqua, negli
androni, lungo i corridoi, per le aule, l’effetto da overdose
è opposto, un elemento intossicante fortissimo che fa male
a chiunque e può provocare ai soggetti a rischio pericolose
crisi asmatiche. Il tutto rende impraticabili gli istituti scolastici,
che infatti a ondate vengono chiusi per qualche tempo. Faticano poi
a riaprire, perché ormai l’incubo creolina è diffusissimo,
a un passo dalla psicosi.
E dopo le prime indagini, quattro studenti del Maresca, sempre a Catanzaro,
erano stati raggiunti da un’ipotesi di reato nel giugno successivo.
Altri dieci studenti minorenni di due istituti scolastici di Rende,
in provincia di Cosenza, sono stati denunciati a fine ottobre dai
carabinieri per danneggiamento aggravato ed interruzione di pubblico
servizio per lo stesso motivo. Un paio di settimane fa nuova ondata
di creolina: bersaglio l'Istituto tecnico per geometri ''Petrucci''
di Catanzaro, con intervento di vigili del fuoco e polizia. Il che
ha portato a cinque i casi di metà novembre con relativa “serrata”
di quattro scuole e cinque plessi scolastici. Vengono innaffiati da
litri di creolina licei classici e scientifici, istituti tecnici e
magistrali. Materia per la Digos.
La stessa cosa è successa a Crotone: creolina e vandali giorni
fa in tre scuole, l’Istituto tecnico commerciale Lucifero con
dieci ragazzi ricoverati in ospedale, la scuola media Giovanni XXIII
ed una sezione staccata dell'Ipsia Barlacchi. Si susseguono riunioni
sul tema: lo ha fatto mercoledì della scorsa settimana anche
il comitato provinciale per
l'ordine e la sicurezza pubblica di Crotone, presieduto dal
Prefetto, Melchiorre Fallica. Basta come cronaca spicciola per rendere
l’idea?
All’inizio si pensava a un bullismo regionale, qualcosa che
denotasse anche in questo delicatissimo settore la leadership calabra
affermata com’è noto (anche se non noto abbastanza) ad
altri livelli di intreccio delinquenzial-politico. Poi come capirete
la faccenda ha ultimamente conosciuto un salto di qualità:
circola voce, e ci sono indagini della magistratura su sollecitazione
delle dirigenze scolastiche che vanno in questa direzione, che ormai
i ragazzi di tali scuole sub specie di vandalismo creolinico abbiano
cambiato pelle in chiave “manageriale”. O semplicemente
mafiosa. Infatti da sicari di loro stessi si sarebbero mutati in mandanti.
Ma sì, avete letto bene: stando ad alcune testimonianze di
studenti e docenti i delinquenti in erba farebbero delle collette
tra loro per ingaggiare “ninos de rua”, ragazzi di strada
alla calabrese, di quelli buoni a tutto e quindi disponibilissimi
a rischiare appena appena invadendo le scuole e riempiendole di creolina
su commissione. Ciò perché i minorenni che progettano
tali infestazioni non vogliono eventuali fastidi con le (rarissime,
ma in aumento) telecamere di sorveglianza, o anche solo con le indicazioni
di compagni non ancora “guasti” come loro. Per fortuna
ce ne sono, e vengono anche segnalati scontri tra studenti, tra chi
vuol riprendere le lezioni e chi direttamente o indirettamente favorisce
le sospensioni. Con la manovalanza di strada i vandali baipassano
la responsabilità diretta e pagano qualcuno che faccia chiudere
le scuole in vece loro.
Non credo che siano necessari troppi commenti. Qui c’è
l’aspetto della malavita minorile, la crisi della scuola intesa
fin nella sua dimensione di edificio scolastico, l’incapacità
o l’impotenza delle istituzioni a reagire adeguatamente nonostante
i proclami aulici, la mancanza di barriere non solo retoricamente
indignate a questo precipizio. Ben sapendo per di più che sono
in agguato le telecamere di un Vespa, un Mentana o qualche “Vita
in diretta” (vita???), anche loro malgrado-eufemismo- programmate
per creare emulazione e non coscienza del degrado con qualche bel
talk-show dedicato al chimico solvente.
Il tutto a garanzia della tragica considerazione che il Paese sta
scivolando per la china come su un piano inclinato dalla forza di
gravità, perché in ballo ci sono le nuove generazioni
alla creolina e il domani continuando così sarà per
forza peggio dell’oggi, indipendentemente da professioni di
apocalitticità sociopolitica o di (sparuto) ottimismo biologico.
Con le scuole alla creolina siamo ormai arrivati in profondità,
alle radici malate da cui tronchi e rami di conseguenza, piante storte
fin dall’inizio, con l’aggravante che statisticamente
come per l’economia così per il tessuto sociale di prima
anagrafe tra poco i fuorilegge saranno gli altri, i pochi o tanti
(ma pare pochi…) che non ci vogliono stare. Servirebbe la politica,
a partire dal ministro Fioroni a campeggiare a Catanzaro o Rende finché
la questione non fosse risolta, per dare un segnale forte, e magari
anche una mano da chi parla di “relativismo morale” comodamente
assiso su divani porpora, quando invece ci sarebbe tanto bisogno di
educatori senza paura dell’odore asfissiante di un solvente.
Relativismo chimico nella Calabria che muore?
O.B.
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