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E' PROPRIO VERO, E' EMERGENZA NAZIONALE
pubblicato su l'Unità dell'11 giugno 2008
Sì, magari adesso spezzeremo pure le reni alla Romania, con
cui evidentemente la partita è apertissima su tutti i fronti,
cfr. Donadoni ma anche Maroni…Sì, è pur vero che
quando una squadra è così brutta non può che
migliorare, e a questo sembra aggrapparsi un C. T. tutt’altro
che ilare perfino quando vince, figuriamoci quando prende mazzate
come quella contro l’Olanda. Ma la figuraccia di Berna è
stata tale-come ha capito al volo Buffon chiedendo scusa “in
diretta” ai tifosi in qualità di capitano, giacché
il portiere di nulla doveva scusarsi- che forse serve un po’
di trigonometria azzurra: ma sì, puntiamo il compasso al centro
del campo e vediamo che cosa ne viene fuori, allargando poi il cerchio.
Il campo: una squadra stanca e mal messa, con dei cambiamenti all’ultimo
minuto poco spiegabili, vedi un De Rossi fuori. Una difesa abborracciata
quant’altre mai, pur sapendo che l’Olanda è forte
da metà campo in avanti. Se Materazzi era giù, non doveva
giocare. Se no, sostituirlo così non aveva senso. Idem per
un Grosso decente lasciato invece fuori. Se non hai garanzie dai vecchi
logori, meglio i cosiddetti “asini sani” che tanto asini
non dovrebbero essere (Chiellini, Gamberini). La squadra campione
del mondo, con in campo un’infornata di “iridati”
in gergo ciclistico, non può iniziare un Europeo con una circospezione
paurosa, alcun temperamento, pochissimo cervello. Non sto qui a dibattere
un gol che le norme per astruse che siano dicono essere regolare:
certo era difficile pensare che gli olandesi non fossero comunque
già sulla soglia di Buffon. Se poi si aggiunge che nel secondo
gol l’unico che ha provato a contrastare Snejider, giocatore
di gran qualità ma vi assicuro tecnicamente mica tanto meglio
di Di Natale e non esattamente Cassano, è stato proprio il
povero Di Natale che almeno si era fatto tutto il campo presagendo
il peggio, dico Di Natale di ruolo spalla di Toni, il quadro della
debacle tecnico-tattico-agonistica c’è già tutto.
La panchina: nel dopo Lippi, discusso su varie vicende in primis quella
del doping ma tecnico campione del mondo in carica, arrivano Donadoni
e Casiraghi alla guida della Nazionale e dell’Under 21 sulla
scia di Albertini vicepresidente federale. Sto forse dicendo che è
stata una scia piena di raccomandazioni del cotè Milan, con
l’allora presidente in pausa a Palazzo Chigi?Sì, certo,
intendo proprio che si sono molto raccomandati tutti che i due più
uno (Albertini) facessero bene…, e i due finora nonostante alcune
riserve di partenza sulla loro caratura ed esperienza hanno fatto
tutt’altro che male. Ma l’esame era questo, svizzero,
non quelli precedenti. E Donadoni ier l’altro non è parso
mai in grado di tenere la barra del timone, sia per la squadra scesa
in campo sia e forse soprattutto (chi scrive non può sapere
come stessero in allenamento) per i cambi non effettuati in tempo.
Un secondo dopo il raddoppio olandese era necessaria una scossa. E
invece nulla, neppure nell’intervallo. Del resto come poteva
dare una scossa un tecnico palesemente scosso? Qui si è visto
che Donadoni è per ora poco più che l’allenatore
del Livorno. Da venerdì magari tornerà ad essere quello
degli azzurri.
L’ecosistema in calzoncini: non so se sia stato fatto, ma basterebbe
riprendere tutti i titoli di giornali e telegiornali e (crepi l’avarizia)
dei giornali radio di ier l’altro, cioè del lunedì
d’esordio, per restare basiti: era tutto un “Siamo i Campioni”,
”Siamo pronti”, ”Siamo tranquilli e sereni”,
”La vigilia è improntata alla calma e alla sicurezza
di sé”, ecc. Altro che calma: una mosceria senza precedenti,
roba da Stevenson, ma inteso come Mister Hyde (c’è sempre
un Mister di mezzo…), l’impatto adrenalico vicino allo
zero come se la partita fosse una pratica da evadere burocraticamente
con un classico “4-3-3”, come recitavano i commentatori
spesso pugnaci con la sintassi assai più dei giocatori in campo
con gli olandesi. E di questa mancanza di concentrazione e di dedizione,
cioè di “intelligenza della gara” non intesa alla
francese come “stazione ferroviaria” (si ricordano aneddoti
nel settore di questo spessore…), il primo responsabile è
ovviamente il timoniere, Donadoni. E’ vero, come si dice, in
campo ci vanno i giocatori che sono sembrati già appagati dall’impeto
con cui hanno cantato l’inno nazionale rimarcato dai succitati
commentatori. Ma se sarà il caso forse che da venerdì
cantino meno e giochino di più, di certo lo spirito del gruppo
ha bisogno di un catalizzatore. Che non c’è stato.
L’ambiente Italia inteso come Paese contenitore degli Azzurri:
anche qui da sempre ci dipingono con qualche ragione come gli italiani
forti nelle emergenze e flosci nella routine. Al di là del
solito discorso di Calciopoli di due anni fa, della necessità
allora di far bene in una sorta di mastelliana “amnistia preventiva”,
è comprovato che se scatta una scintilla in campo si accende
la squadra, altrimenti manca davvero la spinta. E in un calcio sempre
più livellato, e livellato verso il basso, spinta ed episodi
decidono praticamente tutto.
Adesso dovremmo contare sull’effetto-reazione, sul “ o
la va o la spacca” senza calcoli né titubanze che spesso
ci ha portato bene. Ma forse essendo tutto il Paese in emergenza quotidiana
in attesa dell’emergenza-Nazionale da risolvere per il meglio,
rischiamo come al solito di attribuire troppo significato a quei calzoncini
incaricati di “redenzioni” fasulle, e di buttarli invece
in una metaforica discarica se le cose non venissero reindirizzate
nel senso giusto dal Napoleone-Donadoni di turno. Chi lo sentirebbe
poi Berlusconi che già nel 2000, con l’Italia vicecampione
d’Europa, tolse la pelle a Zoff per un Zidane marcato a zona?Darebbe
il foglio di via al tecnico applicando nuove norme approntate per
l’occasione sotto la spinta popolare?
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