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IL VENTO CHE TIRA
pubblicato su l'Unità del 12 febbraio 2008
Tira un certo vento, non una bora ma neppure un ponentino, sui campi
di calcio e sulle prossime urne elettorali. Come avviene sempre più
spesso, il pallone manda segnali forti in direzione di un cambiamento
gattopardesco, fotografando in un’equazione che mi pare chiara
anche la realtà politica che muta. Ci dice insomma certamente
di più Cambiasso che Storace, per lo meno ce lo dice con più
grazia e insieme con maggiore evidenza.
Cambiasso è un signore argentino che ha segnato a Catania in
fuorigioco rafforzando la posizione dell’Inter in testa alla
classifica del campionato italiano. Leadership strameritata, fuorigioco
che può capitare (nel calcio come nel resto…). Storace,
beh, è Storace, e alla Totò “ho detto tutto”.
E’ inconfondibile con il suo armamentario fascista che –udite,
udite- attualmente non va quasi più di moda combattere se non
alla memoria, e si è portato avanti nel riposizionamento tattico
con la Destra Sociale fiutando la brezza per tempo, al riparo di Berlusconi,
quando il governo Prodi era ancora di là da cadere.
Traballava, per carità, ma questo non è un criterio
necessariamente negativo né tantomeno definitivo per le vicende
politiche italiane, sempre troppo fragili, come il Libano dei cedri
di una volta, per spaccarsi. Finché non si spaccano. Ma di
solito si ricompongono nelle vicinanze.
Prima di tornare a Cambiasso, e ai monsoni che gonfiano le vele dell’Inter
come sembrano pronti a fare con il centrodestra, forse val la pena
di ricordare quando, nel maggio del 2006, a Prodi vincitore di un’incollatura
ma neppure ancora passato per il Quirinale a ricevere le chiavi di
casa Italia, scoppiò lo scandalo di Calciopoli. Impropriamente
da me sulle prime definito “Moggiopoli”. Sbagliando. Mi
corressi immediatamente perché con “Moggiopoli”
stavo facendo un torto non solo e non tanto a lui, al reo, a “Licio”
Moggi, quanto alla comprensione della realtà e della verità
dei fatti. Certo Moggi c’entrava eccome, con tutte le scarpe
fossero di Della Valle o di altri, ma risolvere la questione intrappolando
lui e non tutti i suoi complici, coinvolti in forme di concussione/corruzione
morale e materiale che riguardavano tutto l’andazzo calcistico
a partire dai piani alti del Palazzo federale, è stata un’operazione
gattopardesca del sistema, compreso quello mediatico, da cui mi chiamo
fuori. Quindi Calciopoli, o Carraropoli piuttosto che Moggiopoli.
E la politica nel suo complesso, ma con il governo assai più
esposto dell’opposizione, ha favorito questa rimozione delle
radici del male, perdendo una favolosa occasione. Ripulendo il calcio
come una casa a Pasqua, il segnale per il Paese sarebbe stato “cominciamo
dal calcio, che è appunto come vedete scandaloso”(pulizia
che sarebbe stata da tutti percepita con una chiarezza popolarissima),
e poi “continueremo negli altri settori di un Paese tanto malridotto
da cinque anni di Berlusconi”. E’ andata diversamente
come ben si sa. Non è tirata nessuna tramontana. Il calcio
di ora è quello di prima, ufficialmente senza Moggi, il Paese
è ancora peggiorato in attesa di un Berlusconi che nelle cose
non se ne è mai andato.
Adesso ci si scandalizza che la squadra più forte, l’Inter,
abbia per lo più degli arbitraggi favorevoli. Non ne ha bisogno,
si dice giustamente. Ma è semplicemente il vento che tira,
che ha sempre tirato, è il volontario o involontario (che è
quasi peggio) soccorso ai vincitori, tema ricorrente in Flaiano e
tela perfettamente tessuta da Franco Fortini ne “I cani del
Sinai”. Successe alla Juve, al Milan, alla Roma, ovviamente
quando vincevano. Magari se ne potrebbe fare una questione di dosi,
di buon gusto, di decenza nella cosiddetta “recita del potere”.
Nel calcio come in politica, ovviamente. Ma non molto di più.
Davvero ci si scandalizza che l’appiccicoso scirocco, che alita
alle spalle del Popolo e del popolino delle Libertà come una
bava arbitrale sull’Inter, si manifesti in palesi prese di posizioni
che tentano di andare all’incasso esponendosi nei vari campi
un momento prima degli esiti elettorali?Perché, due anni fa
non era di questi tempi sempre un problema di “vento”?Magari
per le stesse persone che oggi si sono diversamente indirizzate?E
sulle nomine di pertinenza governativa non vale il medesimo discorso?Non
parlo ovviamente della Rai, per evitare il conflitto di interessi…E’
solo una faccenda pneumatica, quel pneuma divino che soffia secondo
i momenti.
Certo, sarebbe augurabile smettere i panni dell’ipocrisia, e
sapere che funziona così, nel calcio come in politica. Nel
calcio, fin da ora lo sceneggiatore federale potrebbe stilare una
classifica presunta con Inter, Roma, Juventus e Milan, così
che con più serenità tre di queste possano giocarsi
la odierna Champions League. Niente di male, basta saperlo, e lasciare
quindi libero sfogo al piacere dello spettacolo, tipo gli Harlem Globetrotters
di una volta. In politica, sappiamo bene che si sta per assistere
a una nuova invasione dei territori comuni da parte dei vincitori
delle prossime elezioni, magari con più civiltà ed educazione
del solito, urlando meno, e spartendo come in un’asta pubblica
anche con gli sconfitti.
A meno che sia nel calcio che in politica non si voglia cambiare le
carte in tavola, tentare di rompere con il gattopardismo, rischiare
di perdere (cioè in realtà di vincere) in un altro modo,
di perdere davvero buttando all’aria il tavolo da gioco, accusando
gli avversari di aver truccato le carte come magari accade quando
uno viene assolto dalla legge che ha fatto approvare lui stesso a
maggioranza. Nel calcio, vorrebbe dire esigere un vero cambiamento
dei vertici con tutto quello che ne conseguirebbe, altro che Moggi
e Cambiasso. In politica vorrebbe dire portare in lista agli elettori
una tale sfilza di persone presentabili e indipendenti da far impallidire
la controparte (se è davvero una controparte), altro che Mastella
e Storace.
O.B.
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