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QUI RIMBALZA SOLO IL PALLONE...
pubblicato su l'Unità del 14 maggio 2008
Il popolo degli interisti si preoccupa: non finirà come è
finita troppo spesso nell’ultima generazione? Scendono in campo
i vip nerazzurri e chiosano. Il popolo dei romanisti fa le fiche dantesche:
speriamo nel miracolo! Si schierano con la cabala il colto e l’inclita.
Il popolo dei calciomani esulta per il solo fatto che il pallone rimbalzi
fino all’ultimo, e ci possa essere pur sempre una sorpresa.
Di adrenalina c’è sempre bisogno. Ma il popolo italiano
di che altro si può sorprendere, che cos’altro vede rimbalzare
negli spicchi di realtà, sui teleschermi, sui giornali ecc.
, di che cosa si può davvero stupire per dedicare pathos e
cervello a qualcosa?
Del cosiddetto “caso Travaglio” che eventualmente sarebbe
piuttosto un “caso Schifani”? Già visto, già
sentito, anche se allora si trattava, anni fa, era-Luttazzi, dell’azionista
di maggioranza e amministratore unico del Paese e della tv. Oppure
della Rai, che si sospetta essere "in mano ai partiti”
meglio se di maggioranza? Ma via, non scherziamo, anche nel tasso
d’ipocrisia del sangue ci dovrebbe essere un limite, altro che
la glicemia… O ancora di cosa deve o non deve, può o
non può, sa o non sa fare un conduttore tv con milioni di telespettatori,
dissociato o pentito che sia quasi lo si ritenesse uno spaventato
brigatista dell’etere? Anche qui, niente di nuovo e tutto di
vecchio, con una tendenza commovente all’indifferenziato, all’indistinto,
tra intervista e conversazione, intrattenimento e cabaret ecc., tanto
che tutti sono abilitati a far tutto e invitano gli ospiti con il
criterio del “casino mediatico” e possibilmente degli
ascolti, Sgarbi docet.
Magari si potesse ragionare davvero su come funziona l’informazione,
la tv, il rapporto malato e stradipendente con la politica a partire
dal caso in questione, o da qualunque altro pretesto/sintomo. Macché:
non vi fate fregare, non c’è in ballo il diritto/dovere
all’informazione e all’informazione corretta, bensì
tutto il resto che ne vuole prescindere. Schifani deve poter fare
tranquillamente Schifani, “perché è stato eletto”
ed è la seconda carica dello Stato, il resto non conta, la
memoria serve solo per gli altri e la moglie di Cesare è da
un pezzo sulla strada.
O è per caso sorprendente che il Consiglio Superiore della
Magistratura stia sul punto di defenestrare/rimuovere/trasferire il
Gip Clementina Forleo? Alzi la mano chi si meraviglia di tali sviluppi
della questione “scalate bancarie e commistioni di partito”
malauguratamente intercettate telefonicamente (tranquilli, con una
legge tra poco sarà tutto a posto). Ma alzi la mano anche solo
chi si ricorda chiaramente, nel flusso di notizie che si sovrascrivono,
di che cosa sia stata davvero la vicenda-Forleo.
Ed è davvero sorprendente l’apertura di dialogo di Berlusconi
a Veltroni, per cominciare la legislatura pacatamente, in serenità,
tra un governo-ombra e un’ombra di governo, per cui adesso è
tempo non di barricate antiberlusconiane bensì di “fioretto
e ironia” (dapprincipio avevo addirittura equivocato sull’uscita
del Presidente del Consiglio, pensando al fioretto come opera di bene
e sacrificio…)? Ma scusate, perché dovrebbe essere sorprendente?
Intanto in un qualunque Paese civile il dialogo tra maggioranza e
opposizione è non una stranezza ma la normalità; poi
il dialogo si misura sulle cose da fare e non da dire; infine Berlusconi
è sempre stato formidabile nel tirare e allentare le briglie,
è un mestiere, è legittimo, e lo sa far bene. Il punto
sono le decisioni, le leggi, i comportamenti. Il resto è “ammuina”,
quindi il contrario dello stupore e del rimbalzo.
E qualcuno è per l’appunto caduto dalla sedia leggendo
di Papa Benedetto XVI che prendeva di mira la legge sull’aborto?
Non ci posso credere. Anche questo è un classico: dai tempi
di Pasolini, trentacinque anni fa, quando limpidamente sosteneva due
cose insieme sacrosante e non contraddittorie, cioè di essere
sì contro l’aborto (chi può essere a favore dell’aborto
in nome di Dio ma allora anche del Comitato Centrale?) ma a favore
della sua legalizzazione, dai tempi di Pasolini dicevo periodicamente
quando la situazione politica si presta di più o viene fiutata
come adatta, qualcuno, a partire dalle gerarchie vaticane e poi giù
per li rami fino ai panzer in libertà, profitta per minare
la 194. Discussione sempre politica spicciola, mai davvero etica,
culturale, politica in senso pieno.
Per non scendere giù fino al caso Sgarbi, non nel senso televisivo
dello scandalo travagliesco anche se i due non hanno nulla in comune,
bensì in quello dell’assessore sbolognato dal sindaco
di Milano e ribolognato da quello di Roma: davvero ritenete sorprendente,
straordinario, intrigante un risvolto simile della vicenda ? Ma via…Mi
fermo qui.
E così ci resta il pallone, e il fatto che tutto ciò
che sembrava deciso da settimane con fenomenali interessi economici
dietro venga ribaltato in un fiat da un rigore ( per di più
concesso con criteri aziendal-padronali…) sbagliato. E il pallone
sia dunque destinato a rimbalzare ancora una volta domenica prossima,
incrociando i destini di squadre e tifosi, di piccole patrie in mutande,
sciarpe, berretti di tradizione medieval-comunale in giro in lungo
e in largo per la penisola (meno i romanisti bollati dal Viminale
come agenti di pericolo), facendo finta tutti quanti in una strabiliante
recita che ancora tutto possa accadere, che la palla sia rotonda e
il pallone rimbalzi con l’autenticità che altrove non
c’è più.
Pensare che giusto due anni fa un governo ancora in via di giuramento
al Quirinale si accompagnava allo scandalo già sfatto di Calciopoli:
come sapete, successivamente nulla di nulla, prima nel pallone ancora
tutto da rivedere a parte i “cinghialoni espiatori”, poi
nel governo finito come è finito, in entrambe le situazioni
probabilmente senza sorpresa.
E invece siamo qui, al discorso di fiducia del Berlusconi IV che si
augura come tutti ci auguriamo – ma nella realtà, non
nella sua rappresentazione - una meterologia migliore, visto il maltempo
che ci opprime. E nell’assenza di suspence, affidati a un’ultima
“domenica da brividi” per riossificare il resto della
settimana. Da “Rialzati, Italia !” a “Rimbalza,
pallone !”, insomma: non c’è che dire, non ci possiamo
davvero lamentare.
(P. S. Non so se questa nota favorisca il dialogo oppure no, ma confesso
che la cosa, almeno nei termini ambigui in cui ormai viene presentata
quasi dappertutto, mi lascia di un disinteresse che ha del subumano).
Il popolo degli interisti si preoccupa: non finirà come è
finita troppo spesso nell’ultima generazione? Scendono in campo
i vip nerazzurri e chiosano. Il popolo dei romanisti fa le fiche dantesche:
speriamo nel miracolo! Si schierano con la cabala il colto e l’inclita.
Il popolo dei calciomani esulta per il solo fatto che il pallone rimbalzi
fino all’ultimo, e ci possa essere pur sempre una sorpresa.
Di adrenalina c’è sempre bisogno. Ma il popolo italiano
di che altro si può sorprendere, che cos’altro vede rimbalzare
negli spicchi di realtà, sui teleschermi, sui giornali ecc.
, di che cosa si può davvero stupire per dedicare pathos e
cervello a qualcosa?
Del cosiddetto “caso Travaglio” che eventualmente sarebbe
piuttosto un “caso Schifani”? Già visto, già
sentito, anche se allora si trattava, anni fa, era-Luttazzi, dell’azionista
di maggioranza e amministratore unico del Paese e della tv. Oppure
della Rai, che si sospetta essere "in mano ai partiti”
meglio se di maggioranza? Ma via, non scherziamo, anche nel tasso
d’ipocrisia del sangue ci dovrebbe essere un limite, altro che
la glicemia… O ancora di cosa deve o non deve, può o
non può, sa o non sa fare un conduttore tv con milioni di telespettatori,
dissociato o pentito che sia quasi lo si ritenesse uno spaventato
brigatista dell’etere? Anche qui, niente di nuovo e tutto di
vecchio, con una tendenza commovente all’indifferenziato, all’indistinto,
tra intervista e conversazione, intrattenimento e cabaret ecc., tanto
che tutti sono abilitati a far tutto e invitano gli ospiti con il
criterio del “casino mediatico” e possibilmente degli
ascolti, Sgarbi docet.
Magari si potesse ragionare davvero su come funziona l’informazione,
la tv, il rapporto malato e stradipendente con la politica a partire
dal caso in questione, o da qualunque altro pretesto/sintomo. Macché:
non vi fate fregare, non c’è in ballo il diritto/dovere
all’informazione e all’informazione corretta, bensì
tutto il resto che ne vuole prescindere. Schifani deve poter fare
tranquillamente Schifani, “perché è stato eletto”
ed è la seconda carica dello Stato, il resto non conta, la
memoria serve solo per gli altri e la moglie di Cesare è
da un pezzo sulla strada.
O è per caso sorprendente che il Consiglio Superiore della
Magistratura stia sul punto di defenestrare/rimuovere/trasferire
il Gip Clementina Forleo? Alzi la mano chi si meraviglia di tali
sviluppi della questione “scalate bancarie e commistioni di
partito” malauguratamente intercettate telefonicamente (tranquilli,
con una legge tra poco sarà tutto a posto). Ma alzi la mano
anche solo chi si ricorda chiaramente, nel flusso di notizie che
si sovrascrivono, di che cosa sia stata davvero la vicenda-Forleo.
Ed è davvero sorprendente l’apertura di dialogo di
Berlusconi a Veltroni, per cominciare la legislatura pacatamente,
in serenità, tra un governo-ombra e un’ombra di governo,
per cui adesso è tempo non di barricate antiberlusconiane
bensì di “fioretto e ironia” (dapprincipio avevo
addirittura equivocato sull’uscita del Presidente del Consiglio,
pensando al fioretto come opera di bene e sacrificio…)? Ma
scusate, perché dovrebbe essere sorprendente? Intanto in
un qualunque Paese civile il dialogo tra maggioranza e opposizione
è non una stranezza ma la normalità; poi il dialogo
si misura sulle cose da fare e non da dire; infine Berlusconi è
sempre stato formidabile nel tirare e allentare le briglie, è
un mestiere, è legittimo, e lo sa far bene. Il punto sono
le decisioni, le leggi, i comportamenti. Il resto è “ammuina”,
quindi il contrario dello stupore e del rimbalzo.
E qualcuno è per l’appunto caduto dalla sedia leggendo
di Papa Benedetto XVI che prendeva di mira la legge sull’aborto?
Non ci posso credere. Anche questo è un classico: dai tempi
di Pasolini, trentacinque anni fa, quando limpidamente sosteneva
due cose insieme sacrosante e non contraddittorie, cioè di
essere sì contro l’aborto (chi può essere a
favore dell’aborto in nome di Dio ma allora anche del Comitato
Centrale?) ma a favore della sua legalizzazione, dai tempi di Pasolini
dicevo periodicamente quando la situazione politica si presta di
più o viene fiutata come adatta, qualcuno, a partire dalle
gerarchie vaticane e poi giù per li rami fino ai panzer in
libertà, profitta per minare la 194. Discussione sempre politica
spicciola, mai davvero etica, culturale, politica in senso pieno.
Per non scendere giù fino al caso Sgarbi, non nel senso televisivo
dello scandalo travagliesco anche se i due non hanno nulla in comune,
bensì in quello dell’assessore sbolognato dal sindaco
di Milano e ribolognato da quello di Roma: davvero ritenete sorprendente,
straordinario, intrigante un risvolto simile della vicenda ? Ma
via…Mi fermo qui.
E così ci resta il pallone, e il fatto che tutto ciò
che sembrava deciso da settimane con fenomenali interessi economici
dietro venga ribaltato in un fiat da un rigore ( per di più
concesso con criteri aziendal-padronali…) sbagliato. E il
pallone sia dunque destinato a rimbalzare ancora una volta domenica
prossima, incrociando i destini di squadre e tifosi, di piccole
patrie in mutande, sciarpe, berretti di tradizione medieval-comunale
in giro in lungo e in largo per la penisola (meno i romanisti bollati
dal Viminale come agenti di pericolo), facendo finta tutti quanti
in una strabiliante recita che ancora tutto possa accadere, che
la palla sia rotonda e il pallone rimbalzi con l’autenticità
che altrove non c’è più.
Pensare che giusto due anni fa un governo ancora in via di giuramento
al Quirinale si accompagnava allo scandalo già sfatto di
Calciopoli: come sapete, successivamente nulla di nulla, prima nel
pallone ancora tutto da rivedere a parte i “cinghialoni espiatori”,
poi nel governo finito come è finito, in entrambe le situazioni
probabilmente senza sorpresa.
E invece siamo qui, al discorso di fiducia del Berlusconi IV che
si augura come tutti ci auguriamo – ma nella realtà,
non nella sua rappresentazione - una meterologia migliore, visto
il maltempo che ci opprime. E nell’assenza di suspence, affidati
a un’ultima “domenica da brividi” per riossificare
il resto della settimana. Da “Rialzati, Italia !” a
“Rimbalza, pallone !”, insomma: non c’è
che dire, non ci possiamo davvero lamentare.
(P. S. Non so se questa nota favorisca il dialogo oppure no, ma
confesso che la cosa, almeno nei termini ambigui in cui ormai viene
presentata quasi dappertutto, mi lascia di un disinteresse che ha
del subumano).
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