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LA LEGGE DEL PALLONE
pubblicato su l'Unità del 19 maggio 2008
Nel Paese più abnorme dell’Occidente industrializzato il calcio riesce a sembrare ancora e malgrado tutto qualcosa di “normale”: è questa la sentenza dell’ultima giornata di campionato, in cui lo scudetto si è deciso nell’ultima mezz’ora, la danarosa partecipazione alla Champions League nell’ultimo quarto d’ora, le retrocessioni (due su tre) negli ultimi minuti. Quando mi riferisco a questa sembianza di regolarità in un Paese per lo più irregolare dove le norme, la legge, sono contemplate più come ipotesi di violazione che di semaforo per la vita collettiva, in realtà non sto parlando solo dell’Inter, o della Roma.
Sto parlando del fenomeno-calcio nel suo insieme, della sua originaria, leggendaria e sempre più slabbrata funzione di oppio dei popoli. Per cui i tifosi, dai Vip agli armenti e ritorno, si distraggono che so dal problema “monnezza-camorra-ordine pubblico” oppure dal maroniano “che ne facciamo delle badanti?”, problemucci dappoco come potete capire, per investire tutto il loro potenziale emotivo nel calcio, nella loro squadra, per un momento, per ore o per tutta la settimana.
E non solo il loro potenziale emotivo, ma spesso anche quello “politico”: provate a ragionare con i tifosi, cioè con molti italiani, delle loro squadre, dei rigori, dei torti, della questione-ultras. Se prestate davvero attenzione a parecchi dei loro discorsi ci troverete più partecipazione che ai programmi del PdL o del Pd. E non lo dico io, e non è cosa di oggi. Solo che i tempi digradano. E si degradano.

E’ vero, in altre annate la legge del pallone ha tirato le sentenze del campo per le lunghe come stavolta, con una casistica che va dallo scudetto vinto in extremis trent’anni fa dalla Juve di Cuccureddu su Milan e Lazio a quello del 5 maggio 2002 vinto ai supplementari sempre dalla Juve ma di Lippi sull’Inter e la Roma (così che per i tifosi interisti più giovani il 5 maggio a scuola viene insegnato per quella debacle e non certo per la morte di Napoleone).
Solo che restringendosi nella nostra società la credibilità di tutto, pallone compreso, più passa il tempo e più è (semi)miracoloso che ancora il pallone rimbalzi “come se” fosse tutto vero, prendendo alla gola il pathos degli aficionados.
Malgrado tutto, intendo: malgrado per esempio l’ultima settimana di veleni da intercettazioni per le frequentazioni di qualche giocatore e di Mancini con brutti figuri (ma quale Mancini?Sulle prime avevo pensato all’omonimo ex numero due del Sismi, l’altro Mancini, quello di Tavaroli, Pio Pompa, Betulla cioè il collega Farina, insomma gli allegri assassini della Val Brembana). Così che adesso Moratti e c. trionfanti da ieri sera fanno le vittime perché “tutta Italia era contro di loro”. Sic.
E malgrado la stagione arbitrale, che doveva essere quella della rigenerazione in Collina, sulla base del lautissimo ingaggio di quest’ultimo come designatore, ed invece ha mostrato splendide falle cui qualcuno come Materazzi ha rimediato sbagliando rigori regalati (e comunque la cosa migliore di Materazzi, peraltro ottimo calciatore, resta lo spot per un’azienda di dolciumi con la parodia della testata presa da Zidane tra due pupazzi…).
E malgrado le tensioni teppistiche che traversano gli stadi e le strade per arrivarci, con l’ultimo episodio delle due tifoserie, prima quella romanista e poi quella interista, inibite agli stadi nell’ordine per eccesso di “coltellaggine” e per par condicio. Come faremo sabato prossimo quando si giocherà la finale di Coppa Italia a Roma proprio tra Roma e Inter? Come a dire che la situazione è sempre più grave e sempre meno seria.
Chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui e si è tenuto sulla soglia della domanda intrinseca, tecnico-tattica, politico-sportiva ecc, cioè la domanda delle domande, “ ma l’Inter ha rubato lo scudetto oppure no?”, ha diritto a una risposta. Malgrado tutti i malgrado elencati e la labilità umana di Mancini (è il tecnico) che fa aggio sulla sua abilità professionale, l’Inter è stata la squadra più forte e il merito di una Roma sotto pesante pressione ambientale a Catania dove si parla di minacce e di rischi all’incolumità del gruppo Spalletti, è stato per l’appunto quello che a due Ibrahimovic dalla fine era altrettanto meritatamente in testa.
Poi è andata così, si è ingarbugliata la lotta per non retrocedere con polemiche e accuse, il Milan di cui Berlusconi non è più Presidente da qualche giorno per il conflitto di interessi (vedete che il calcio è meno “abnorme” del resto?...) malgrado ciò che rappresenta finisce dietro la Fiorentina dei Della Valle bros., del Socrate-Prandelli e dell’intraprendente pugliese di sotto Corvino.
Dicono che tutto ciò in Italia possa accadere solo nel calcio, ormai, nel Paese illegale per eccellenza. Questo finite le partite e ricominciando con la “monnezza”mette appena un po’ di tristezza… Per la rima.

O.B.

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