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DA SPECIALE A MOGGI, LA PALUDE-ITALIA
pubblicato su l'Unità del 19 dicembre 2007
La lettura delle prime pagine di ieri era sconsolante: dal caso Speciale
a Calciopoli passando per una serie di errori e incompetenze, l’impressione
che se ne ricavava e se ne ricava è quella di un Paese che
non può cambiare e si nasconde dietro questo alibi “ontologico”
(è così, che ci vuoi fare…) per non dover/voler
cambiare. E’ un misto di gattopardismo del potere e di mucillagine
(fonte Censis) o di palude (fonte Moretti-Caimano e chi scrive) in
cui sprofonda il paese reale. Sempre più lontano da una realtà
accettabile e sempre più immerso in una forma bieca di reality.
Sta stravincendo su tutti i fronti la cosiddetta Costituzione materiale
mentre la madre di tutte le nostre leggi langue offesa e vilipesa
(cfr. il fenomenale libretto di Michele Ainis, ”Stato matto”).
Nel caso dell’ (ex) generale Speciale, nomen omen ma purtroppo
in senso opposto e paradossale perché si sarebbe dovuto chiamare
Ordinario, tutti si affannano a sbagliare tutto e l’unica certezza
è che nel danno al Paese riciccerà il Nostro da qualche
parte, nella landa della politica. Perché non Speciale alla
Difesa (dei privilegi) in un futuro nemmeno troppo remoto?E si noti
che qui la materia non è facilissima da decifrare per il popolino
distratto e ignorante (sulla dottrina specifica)vista la conflittualità
tra poteri e l’ombra del Tar che come un Moloch incombe sul
ripristino dello statu quo, in questo caso come nella stragrande maggioranza
d’altri, tanto da far svanire all’orizzonte le questioni
di merito per restare con l’olfatto ferito dagli odori della
conservazione.
Invece il calcio no, è un’altra cosa, lo capiscono tutti
per antonomasia e al volo anche se perfino in questo settore la competenza
specifica/speciale sta regredendo tra gli addetti alla velocità
del suono. Quindi Calciopoli, il processo di Napoli, le nuove intercettazioni,
il presidente del Milan che definisce l’insieme “una montatura”,
sono elementi che arrivano alla sensibilità popolare con un’immediatezza
imparagonabile con gli effetti in qualunque altro campo, salvo forse
le storie di sesso e assai di più che non quelle di denaro/politica,
mandando un segnale forte. E oscuro, nel merito: chi ha capito che
cosa è accaduto davvero con il “più grande scandalo
della storia del calcio mondiale”(fonte tutta la stampa planetaria
dell’estate 2006) a venti mesi di distanza?Ma anche un segnale
forte eppure chiaro, nel disegno di grana grossa che ne emerge: di
mezzo ci sono sempre gli stessi, e quindi nulla può cambiare,
la Costituzione materiale anche qui è più incisiva di
qualunque regola.
Solo per dare un’occhiata al magma da un altro punto di vista,
pensate che mentre a Napoli in Tribunale infuria l’argomento
processuale Calciopoli, a Milano Milan e Inter sono in ballo per l’imputazione
di falso in bilancio per gli anni 2003-2004. Galliani parla più
volentieri del trionfo mondiale del Milan e definisce la storia una
bufala. Per Moratti è d’uopo un non luogo a procedere.
Perché non c’è stato il reato?Ma che, beati voi,
e allora tutto il discorso precedente non sarebbe quella cerniera
oppressiva che è: no, il proscioglimento dell’Inter è
richiesto sulla base della “inutilizzabilità” della
consulenza tecnica indicata dal pubblico ministero tra le fonti di
prova…
E intanto colpiscono il nostro palato le nuove intercettazioni, che
coinvolgono Moggi e molti altri dirigenti in attività, non
solo nel calcio professionistico, con risvolti forse non giudiziari
ma significativi nel costume. Il solito. Qui il punto è esattamente
quello a cui eravamo quando scoppiò lo scandalo: allora come
oggi il sistema di controllo, che definirei una specie di Commissione
per la Vigilanza e l’Indirizzo dell’industria del pallone,
coinvolgeva tutti o quasi in correità, complicità oppure
semplicemente omertà. In pochi ne erano fuori per rigurgiti
di etica o per manifesta incapacità, qualcosa come “vorrei
essere Moggi anch’io ma non ci riesco e quindi scopro ad orologeria
che non è esattamente il massimo della trasparenza”.
Come gli capita spesso, anche stavolta (ier l’altro) Berlusconi
dice la cosa più tosta e più generosa di implicazioni,
solo che la si traduca e la si legga così: nel calcio come
in politica c’è un sistema di poteri che si mette d’accordo
e che cerca di massimizzare i ricavi. L’unica regola è
la convenienza. Tra prestigio da spendere su altri tavoli, uso politico
formidabile della popolarità nella classe dirigente centrale
e locale, e denari, soprattutto denari a partire dal sottosistema
dei diritti tv, nulla deve andare sprecato. Quindi erano tutti d’accordo.
Sapeva tutto il Berlusca, come Galliani e la dirigenza Fiat di cui
Giraudo e Moggi erano un’emanazione vincente pur sempre più
autonoma, sapeva tutto Moratti con Tronchetti Provera e gli spioni
telefonici, sapeva tutto la filiera dei Della Valle, Sensi, Zamparini
e via a scalare, alcuni coinvolti direttamente dalla giustizia sportiva
e da quella ordinaria, altri solo al corrente ma omertosi come da
copione.
Per questo nella mucillagine/palude rotondolatrica la farsa della
giustizia sportiva è stata accolta come un esito normale di
questa conoscenza generalizzata, trasferita istantaneamente in altri
campi, dalla politica agli istituti bancari implicati (Geronzi, dove
sei?Lo sappiamo dove sei). Per questo tra Petrucci, Carraro, il Pagnozzi
segretario generale del Coni ancora lì in grande spolvero benché
intercettato con Moggi per la storiaccia di un giocatore a rischio
doping, e tutte le eminenze dei vari gradi della giustizia sportiva
hanno fatto a gara a risistemare l’habitat pallonaro scosso
dallo tsunami delle intercettazioni. L’obiettivo comune era
riandare al gattopardismo di cui sopra, filosofia di vita e di guadagno
più o meno nazionale.
E quindi come stupirsi se quello stesso Coni di Petrucci/Pagnozzi,
o la Federcalcio di Abete vice di Carraro ai tempi(dunque sapeva,
e taceva, oppure non sapeva e allora eleggere lui Presidente federale
è pensabile solo se senza sforzi lo si immagina eterodiretto
dal fratello e dal gruppo Bnl, per capirci), quello stesso Giancarlo
Abete oggi intercettato per compravendite immobiliari con il giro
Moggi, hanno chiesto di costituirsi parte civile a Napoli contro Moggi
e company: è normale, è una recita con più parti
in commedia.
In questo senso sono costretto a tornare a un mio titolo dell’epoca,
comparso proprio qui, quando il Ministro della Giustizia chiedeva
l’amnistia preventiva per i rei di Calciopoli dagli spogliatoi
azzurri di Germania, festeggiando il Mondiale vinto: Moggi for president,
altro che Moggiopoli, sinonimo di capro espiatorio. Perché
almeno Moggi è chiarissimo, non è ipocrita, non si sente
in colpa perché non è più in colpa degli altri
che si costituiscono in Tribunale contro di lui cioè contro
loro stessi, Moggi se ci fosse una purga reale per tutti, a partire
da Carraro come si evince anche da queste ultime intercettazioni,
starebbe sì sul banco degli imputati a rispondere al “summum
ius”dei reati contestati, ma insieme agli altri, reati che così
gli paiono invece una “summa iniuria” visto quello che
è accaduto con la giustizia sportiva degli Amici degli Amici.
Perché Moggi, all’evidenza considerato ancora oggi tra
i più competenti se non il più competente del settore
nel dopo-scandalo occupato in parte da seconde file con la medesima
(in)etica ma senza uguali capacità, ha combinato quello che
ha combinato con il concorso di tutti, e senza il controllo di nessuno,
come se “fosse normale così”. Adesso la carte federali
e (forse) il codice penale gli stanno spiegando che era normale per
la Costituzione materiale di cui sopra, ma che non lo era affatto
a considerare le normative sportive ed ordinarie. Eppure le stesse
carte federali sono state giostrate senza giustizia e con dosi industriali
di contraddizioni, il che continua a far sentire Moggi un perseguitato
dal suo punto di vista contestualizzato come avete letto forse neppure
a torto.
La cosa più semplice ora è certamente ratificare che
è diventato una star, o ha continuato ad esserlo, secondo stilemi
di comunicazione mercantile ormai debordanti, e lamentarsene come
evidenziatore di valori spariti, nel calcio come nel resto. La cosa
più difficile ma a parer mio più sensata pena l’affondamento
totale nella palude, sarebbe invece quella di metter mano all’insieme,
di rovesciare appunto quello che ha detto Berlusconi alla Malpensa,
festeggiando il Milan, da “è stata tutta una montatura”
in un “ abbiamo costruito una montatura di calcio perché
ci conveniva, e alla gente sta bene così”: nel calcio
ahimé come nel resto. Certo si tratta di non avere scheletri
negli armadi, invece che favorire la cecità nella polvere.
Magari il problema nel pallone fosse solo Moggi (magari in politica
il problema fosse solo Berlusconi, magari Speciale fosse un caso isolato):
personalmente ci metterei la firma. Titolo speranzoso: non “Moggi
for President” ma “Un altro Moggi è possibile”
se ci fosse stato un Carraro che lo avesse controllato e poi non avesse
pure salvato la ghirba davanti a giudici (sportivi) precedentemente
nominati da lui…. E lo chiamavano conflitto di interessi…
O.B.
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