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CHI DÀ I NUMERI SULLA SANITÀ
pubblicato su l'Unità del 21 novembre 2007

La Sanità in Italia è come le Miniere di Re Salomone: diamanti per alcuni, pochi, un profondissimo buco nero per i moltissimi altri. Se la metafora mineraria applicata alla cosa che più ci dovrebbe interessare (“l’importante è la salute”, no?) è valida sempre, è ancora più valida per la Sanità nel Lazio. Perché i diamanti e il buco sono più grossi, e perché una serie di elementi sotto gli occhi di tutti, ma proprio per questo forse sfuggenti o disattesi, spiegano immediatamente dal punto di vista meramente logistico come e quanto le dimensioni siano maggiori che nel resto del Paese.
Ne cito solo alcuni, da un elenco nutrito, che distinguono il Lazio nel panorama “salomonico” nazionale. Intanto, la presenza di cinque policlinici universitari e sei facoltà di medicina che formano uno su quattro dei medici italiani. Poi l’evidenza della romanità: dove sono le più importanti istituzioni statali, diplomatiche, vaticane ecc. ecc. , con il corollario di chi viene a Roma anche o solo perché con tale profluvie di istituzioni deve avere a che fare?Ancora: ogni anno si svolgono nella capitale circa 600 manifestazioni ed eventi di varia natura, con le conseguenze numerico-economiche del caso anche soltanto in fatto di costi per una decente rete di servizi di soccorso ed emergenza.

Questo solo per una rinfrescata impressionistica. Si dirà: non scriverai mica tutto ciò per giustificare la voragine nei conti pubblici dell’Assessorato competente, quello per intenderci dove spadroneggiava la cosiddetta Lady Asl oggi agli arresti domiciliari (da cui mi dicono continui a esercitare, o almeno tenti di, un potere, un’influenza e maneggi politico-sanitario-lobbistico-loggistici –con due g-di elevato spessore) ?
A no, certo che no. L’eroico Storace socialmente di destra ha in effetti lasciato la Regione Lazio in mutande economiche e in calzini etici. Per la Sanità, la più ricca e quindi la più interessante e colpita tra le miniere salomoniche, lo sprofondo è di 9, 6 miliardi di euro. L’incidenza del giro di Lady Asl, il deficit in questo caso di trasparenza, ma non solo di essa, in fatto di modalità e tempistica nel pagare i fornitori attraverso banche esotiche, una serie di inchieste a latere sono materia di impegno giudiziario non da ridere. Da piangere.

In questo paesaggio deformato arrivano sulle soglie della miniera dei nuovi minatori, che provano e riescono a quel che sembra a far luce sui filoni diamantiferi e sulle caverne sempre più interne della Sanità laziale. Non hanno solo le pile dei loro caschi, ma alle spalle il faro del governo Prodi. E questo articolo è per l’appunto di genere elettrico. E’ storia recente l’idea del Ministero dell’Economia, supportato dalla presidenza del Consiglio davanti agli occhi spalancati del Ministro della Sanità, di commissariare l’Assessorato di cui stiamo parlando. Idea che sta oggi sbiadendo di fronte alla realtà, diversa nei numeri da quella che ci viene presentata.
Per tornare a Re Salomone, il rischio è comunque che magari in buona fede i megariflettori del Governo scambino per ulteriori buchi quelle che sono invece ricoperture dei medesimi, almeno in parte. I riflettori fanno sembrare tutto un profondissimo, interminabile buco nero, le lucine specifiche e mirate di un Marrazzo o di un Battaglia tendono invece a distinguere, evidenziare, correggere. Il che, se è come dico, rende insensato parlare semplicemente di problemi di comunicazione di un Governo che non si accorgerebbe di quando le cose vanno meglio, oppure anche solo un po’ meno peggio. Clamoroso, no?Se sono sviste in buona fede, bisogna rivedere il sistema di illuminazione, se gatta ci cova allora saremmo come sempre punto e daccapo.

La questione appare invece più semplice e anche più beneaugurante. Erano 9, 6 milioni il cratere storaciano nel 2005? In due anni il deficit di esercizio cala di circa 1 miliardo. Il costo della produzione del Servizio sanitario regionale diminuisce tra il 2006 e il 2007 di 400 milioni, in realtà di più di 500 secondo i vecchi stilemi amministrativi giacché la Finanziaria 2007 ha introdotto giustamente un accantonamento di 130 milioni per futuri aumenti contrattuali. Il risultato economico migliora in un anno di 740 milioni.

Il 28 febbraio di quest’anno, dopo aver scoperchiato la pentola o illuminato tutta la miniera come mai in passato, naturalmente, viene concordato un cogente piano di rientro con il Governo, a fronte di un’integrazione statale per la traforata Sanità laziale di 9, 7 miliardi da rimborsare in trent’anni o prima a cadenze/scadenze obbligate. Lo so, sono tanti diamanti sempre di tasca nostra, ma rendono l’idea delle estrazioni fatte finora giocando sulla nostra pelle in tutti i sensi, dal letterale ahimé al figurato. Mettendo a fuoco il piano che deve negli anni coprire l’enorme falla pubblica, oggi rispetto alle previsioni si registra uno scostamento in peggio di 192 milioni che motivatamente la Regione intende coprire senza aumento di pressione fiscale né richieste di ulteriori finanziamenti.

Perché motivatamente? Perché Istat alla mano i residenti in regione sono 188. 530 in più, che valgono come finanziamento ulteriore 297 milioni annui di cui 100 già anticipati. Non c’è bisogno di essere Odifreddi per un calcolo al volo. 192 di sforamento, 197 di credito sottoscritto dai numeri, la Regione almeno in quanto a Sanità è in pari con il piano e dovrebbe aver dato segnali rassicuranti, o almeno tali da testimoniare una correzione di rotta e un diverso/opposto cammino rispetto allo storacismo.

Non entro qui nei numeri positivi sostanziali, secondo i dati ufficiali, di “questa” sanità laziale: in mezzo alla bufera sanitaria naturalmente non solo laziale, qui crescono le percentuali di prestazioni, trapianti, raccolta sangue ecc. , si aprono nuovi ospedali ed altri sono programmati, le liste d’attesa stanno diminuendo anche se a ritmi ancora inaccettabili. Inaccettabili? Beh, la faccenda prende un’altra piega se consideriamo che tra sanità pubblica e sanità privata si giocano partite inconfessabili davvero da miniere di Re Salomone. Perché inconfessabili? E se sono inconfessabili, come faccio a dirvelo o a scrivervelo?

Torniamo a noi, e alle cifre. Qual’ è dunque l’origine del contendere, perché da settimane si è insistito su commissariamenti ed emergenze a oltranza, voglio dire oltre quella della realtà salomonica che si commenta da sé?Mah. Il Direttore della Programmazione presso il Ministero Turco sa benissimo quali siano i numeri. Altrettanto credo valga per l’occhiuto Direttore del Dipartimento Ragioneria Generale dello Stato presso il Ministero Padoa-Schioppa. Dico rispettivamente di Filippo Palombo e di Francesco Massicci.

Eppure secondo il Tesoro il debito ulteriore sarebbe stato alla fine dell’estate di 358 milioni in più, il che avrebbe modificato il presente ragionamento dalle fondamenta, mentre oggi dopo un’altra occhiatina alla miniera pare solo di 98. Qualcuno sbaglia i conti. Chi?E se hanno ragione alla Regione Lazio, non sarebbe una buona notizia mineraria mentre crollano altre gallerie per gli scavi precedenti? Possibile questa renitenza a dare segnali positivi per l’opinione pubblica mentre la sfiducia scrolla come foglie il sentire comune dagli alberi istituzionali ?
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O.B.


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