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OLTRE MUTU, TRA GLI ALBERI
pubblicato su l'Unità del 25 luglio 2008
C’è una lezione da trarre dal recente caso-Mutu buona
per tutto il mondo del pallone? Una considerazione che vada oltre
la banale osservazione dei calciatori “tutti mercenari”,
delle bandiere che non sventolano più, delle dichiarazioni
di eterno affetto smentite il giorno dopo e riaffermate il giorno
dopo ancora? E oltre la rassegnata disamina dello stato dell’informazione
sempre o quasi prona nei confronti del potere o di quello che si ritiene
al momento essere il più forte, senza attenzione alcuna alla
logica, ai valori, all’indipendenza di giudizio di chi racconta
e recensisce le avventure “teatrali” del pallone (come
peraltro del resto)?
Vediamo.Non vi è chi non veda che la vicenda del famoso “divin
giostraio” romeno, idolo fenomenologico di Firenze fino a quando
non è sembrato sul punto di andarsene non per soldi ma per
denaro, non torna.
Da nessun punto di vista.Adesso si affretteranno tutti a tappare
i buchi della questione, il club ovviamente, la stampa, gli stessi
tifosi che hanno una voglia smisurata di cauterizzare la ferita
perché non butti più sangue umorale in vista del preliminare
di Champions League ormai a giorni.Ma qualcosa è accaduto.E’
accaduto che proprietà, funzionario preposto, tecnico e fuoriclasse
con procuratore incorporato si siano mossi scompostamente, nei tempi
e nei modi, come se ognuno andasse per conto suo.
In un certo senso la prima e ultima ratifica ufficiale (comunicato
di Andrea Della Valle a parte) della confusione sotto il cielo pallonaro
di Firenze e Roma lo ha dato ier l’altro la Consob, l’autorità
di controllo di Piazza Affari che ha richiamato all’ordine
la Roma quotata così che desse formalmente la notizia dell’intenzione
di acquistare Mutu e della relativa offerta alla Fiorentina.Altrimenti
il titolo saliva all’impazzata senza motivo apparente, come
invece è sceso ieri con un minimo di ragione, appunto la notizia
che i Della Valle bros. avevano tolto il romeno dal mercato.Ora, se
si pensa che è difficile immaginarsi due ambienti più
opachi finanziariamente, diciamo così, del calcio e della
Borsa, e che quindi il combinato disposto dei due può generare
qualunque tipo di mostri nel sonno della ragione, non è difficile
alla Andreotti ipotizzare che qualcuno ci abbia guadagnato.E chi, se
non qualcuno tra coloro direttamente a conoscenza dell’andamento
della vicenda?
Questo aspetto lo lascio aperto.E invece vorrei rimarcare le varie
figure sul palcoscenico fiorentino: è evidente-se non dobbiamo
pensare a una recita collettiva- che nessuno aveva detto a Prandelli
che avrebbero venduto Mutu a due settimane dal debutto in Champions.Come
è evidente che per Mutu o si è mosso il direttore
sportivo senza avvisare la proprietà, oppure erano d’accordo
e la proprietà saggiamente ha fatto marcia indietro.Ma non
era evitabile questa manfrina?E soprattutto se si vuole attuare
(da attore…) sull’odierno palcoscenico calcistico ridotto
a colabrodo in modo diverso, non va tenuto conto di questi aspetti
di logica comunicazionale, ormai importanti quasi (!?) quanto l’acquisto
di un campione nei rapporti con i tifosi e con l’opinione
pubblica?
Immagino l’obiezione: le notizie arrivano alla stragrande
maggioranza dei tifosi e all’opinione pubblica attraverso
l’informazione, internet compresa, e lì se ci sai fare
puoi controllare in varie maniere che cosa deve o è utile
o è promettente che esca, oppure no.Ma tutto ciò non
è “sano”.Specie quando basterebbe rispettare
la logica e remare da una stessa parte tutti quanti, in un contesto
che parla di “progetto nuovo” a ogni piè sospinto.E
la logica è quella che non esclude affatto la vendita di
giocatori, come del resto è accaduto alla Fiorentina in questi
anni in cui, mentre la squadra per mano di Prandelli funzionava
benissimo, tutt’intorno sembrava stare agli “arrivi
e partenze” di Fiumicino, assai più che di Firenze Peretola
(altro problema, credo…).Solo che la logica non prevede il
vendere il giocatore più quotato alla vigilia di un impegno
importante, né contempla che si faccia il possibile e l’impossibile, il
lecito e il meno lecito per addossare la responsabilità di
tutto al solito “mercenario”.Perché, intorno a
lui c’è il poverello d’Assisi?Per tornare alla
lezione più generale del caso Mutu e del caso cupidigia rotondolatrica, se
vengono commessi errori marchiani almeno di comunicazione come questo
da un club che si vuole (lo scrivo da tifoso assai più critico
verso la Fiorentina degli “estranei” ad essa, come forma
di passione rispettosa) all’avanguardia in un calcio malato, che
volete che mi aspetti dagli altri?Le “spiate” di Tavaroli?Appunto…
O.B.
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