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I VIGILI, I PERMESSI E I TEORICI DEL COMPLOTTO
pubblicato su l'Unità del 28 novembre 2007
Come in un incredibile film di Bolognini di quarant’anni fa,
questa storia del Verano (un cimitero al centro di Roma, non una “estate”
in spagnolo), della prostituta di nome Serena che appoggiava le sue
“povere cose” in un loculo, dei dipendenti di Ama (nettezza
urbana) e Trambus che si avvalevano dei suoi servizi e poi la ospitavano
a dormire su un furgone…Come in un credibile ma raffinato film
dei Vamzina di oggi la storia del comandante generale dei vigili urbani
di Roma, tal Giovanni Catanzaro, che parcheggia dove non può
e ostenta un permesso scaduto per disabili… In rapida successione
in pochi giorni dalla capitale (poteva accadere in altre città,
ma è successo qui) arrivano segnali di degrado che stringono
il cuore ma rischiano anche di confondere i cervelli.
Intanto, l’uso politico degli scandali, bravamente denunciati
da “Il Messaggero”: è colpa di Veltroni e del governo
della capitale, vociano dall’opposizione tanto per vociare.
Intendiamoci, di errori e responsabilità potremmo parlare eccome,
certo, nell’amministrazione di una marmellata come Roma, difficile
da guidare persino per Mandrake che pure non è segretario di
alcun partito. Ma qui più di cacciare il supervigile sorpreso
con il permesso nel sacco e di fare un’inchiesta che ramazzi
Verano e municipalizzate, francamente non so che cosa il sindaco potesse
fare. Naturalmente a condizione che gli amministratori della cosa
pubblica capitolina prendano i suddetti scandali non solo come tali-e
sarebbero già gravi-bensì come indicatori di un degrado
e di un malcostume tracimanti.
Da qui il discorso diverge, e va oltre Roma, allargandosi sul territorio
nazionale come nazionale è ovviamente questa doppia cronaca
neppure nera, ma soltanto marrone. Infatti superato lo stadio della
protesta politica degli elettori di centrodestra che hanno trovato
in Veltroni e c. il bersaglio grosso, questi stessi, e molti loro
omologhi del centrosinistra, sembrano già sul punto di metabolizzare
vigile e prostituta, sosta vietata e cimitero, arroganza e disperazione:
in fondo, si domandano infatti, che c’è di tanto scandaloso
a confronto di quel che succede in giro?Un permesso per disabili
abusivo, una sistemazione cemeterialtramviaria d’occasione:
forse si sta esagerando. Perché? Magari “per coprire
altro”, diffuso sport nazionale tutt’altro che privo
di verità ma a livelli diversi.
La compagna del supervigile rimosso, parrucchiera a Canale 5, come
in un qualunque dibattito politico ha già esternato da par
suo:”E’chiaramente un complotto contro Giovanni”.
Ma certo, perché no, è certamente un complotto, qualcuno
ha documentato quel divieto di sosta-come l’andirivieni su
autobus e furgoni dal Verano- perché una Spectre vuole fottere
il potere (dei vigili, dei netturbini, degli autisti, dei dirigenti
o dei dipendenti del camposanto recentemente adattato ai viventi).
Il sentore comune è ormai tanto avvilito da queste disonorate
abitudini che troppo spesso non riesce neppure più a reificare,
a fare realtà di una sufficiente indignazione.
Quel “che ha fatto in fondo” è vissuto come
una specie di “potrebbe capitare anche a me, hai visto mai,
stiamo calmi” che abbassa ulteriormente il tenore della dignità
personale e collettiva e tende a confondere il principio di realtà
con la sua malintesa interpretazione. Come in una fiction una storia
semplice come la violazione di legge di un graduato che doveva semplicemente
farla rispettare viene separata dal contesto, resa imponderabile,
cioè senza peso specifico (nel caso quello della colpa e/o
del dolo), e giudicata secondaria in confronto all’ipotesi
che ci sia “sotto dell’altro”, in una corsa al
peggio che spinge in basso e deresponsabilizza senza fine.
Stiamo forse assistendo “in una diretta di terza mano”
alla parabola dei cattivi esempi che partita dall’alto sta
completando la sua traiettoria nell’infimo di un uso perverso
del potere da vigile urbano, o nel caso del Verano nella palude
di rapporti umani ormai affondati nella più completa assenza
di rispetto per la persona, il luogo, persino quello straccio di
divisa buono a identificare chi raccoglie i rifiuti o guida un autobus.
Lungo questa china, o il cittadino comune dà o (per troppo
pochi) continua a dare segni forti di non voler accettare il precipizio,
di considerare gravi fatti come quelli descritti, di tenersi fuori
dalle secche dei cosiddetti “complotti” giudicando la
realtà per quello che purtroppo è, oppure come ne
“Il Signore degli anelli”tra un po’ la reazione
verrà da chi ha diritto di essere lasciato in pace, dai trapassati
più vivi dei morti viventi che nel traffico (in ogni senso…)
assistono senza più stupore o indignazione a questo ignobile
film.
O.B.
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