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SE VINCI TI DO UN CALCIO
pubblicato su l'Unità del 29 maggio 2008
Mentre fioccano i dati Istat sulle nostre contraddittorie povertà,
dal mondo del pallone arriva un afrore fortissimo: quello dei soldi.
Non sarebbe una novità per una delle principali industrie del
Paese e di gran lunga la più speciale, se non fosse che il
profumo/odore/puzza riguarda le due società che meglio hanno
fatto sul campo nella stagione appena conclusa, cioè in rigoroso
ordine di classifica l’Inter e la Roma. Per anticipare le conclusioni
sull’identità dell’assassino,come il peggior giallista
in circolazione, se ne deduce che neppure le cose che vanno bene riescono
ad andar bene davvero. E che se il discorso era giorni fa, su queste
colonne, da me contestualizzato nel calcio rispetto al Paese disastrato
(come a dire che pareva un campionato “quasi” normale
in un panorama per lo più atroce), adesso va riferito e circoscritto
al settore: anche chi va meglio nel pallone sembra orientato a manifestare
urbi et orbi il complesso del Tafazzi. Ma sì, non c’è
bisogno di troppe spiegazioni, si tratta di fare su di sé del
baseball non proprio onanistico ma intimo e autarchico.
Non sono storie simili, ma di analogo c’è la sensazione
e l’odore di cui sopra.Prendiamo l’Inter.Circondata dall’affetto
storico dei suoi tifosi,vip,stravip, “normali” o diesel,
inanella tre scudetti di seguito dopo un secolo senza titoli e una
serie di comiche finali da far invidia a Buster Keaton.Certo,il primo
scudetto è burocratico,per via di quella piccola storia di
Calciopoli e della Juventus retrocessa e riprovata,storia che ancora
aspetta una sua convincente verità che non passi solo per via
Moggi (ogni riferimento alle strade romane rititolate è puramente
voluto).Ma insomma gli altri due l’Inter se li è guadagnati,aiutino
oppure no, e in panchina aveva sempre lo stesso Mister, Roberto Mancini.
E’ vero che la rosa era ed è formidabile e si avvale
da due anni delle scelte altrui liberate dallo scandalo (Ibrahimovic,Vieira),
è vero che nello scenario europeo sono sempre state mazzate,ma
insomma a vincere gli scudetti non sono buoni tutti,in passato c’erano
state fior di rose di giocatori, in Champions è una vita che
comunque l’Inter fa sghignazzare.
Si aggiunga che personalmente ho un’idea sufficientemente delineata
di Roberto Mancini.E’ stato un fenomeno come giocatore,è
un tecnico molto competente.Non ha raccolto sul campo quello che meritava
a partire da una mancata carriera autentica in Nazionale,ed è
discutibilissimo in panchina come si vede semplicemente perché
è umanamente un incompiuto.Vive tra complessi di superiorità
e di inferiorità mischiati in dosi industriali, ha bisogno
continuo di guardaspalle,non riesce a sostenere lo sguardo delle persone,il
che non è esattamente il massimo per un “pastore di calzoncini”.Ha
cominciato a fare l’allenatore alla Fiorentina in deroga,all’ombra
del clan Geronzi, ha provato ad andarsene quando la barca di Cecchi
Gori,della Marini e dello zafferano stava affondando inventando minacce
di tifosi che poi l’hanno sputtanato in tribunale,evidenziando
che il furbetto della panchina cercava di andar via con la liquidazione
di licenziato.Dopo la sosta alla Lazio finalmente l’Inter,la
grande occasione.Come sia andata all’Inter si sa,sia nelle vittorie
ricordate sia nel comportamento del “solito Mancini”.
Ma il problema oggi non è lui,bensì piuttosto il “solito
Moratti”, che fa contratti fino al 2012 da sei milioni netti
all’anno al suo tecnico e poi vorrebbe che se ne andasse con
una ridotta buonuscita perché da un pezzo ha deciso di chiudere
con lui.I motivi sono tanti,e credo di avervene fornito almeno alcuni.Ma
tutto si può dire di Mancini meno che non sia un tecnico che
ha vinto oppure che abbia mai mascherato le sue profonde lacune interpersonali.Quindi
il problema è Moratti,e non Mancini,e la smania del presidente
di giocare alle figurine.
Aveva preso contatti con Mourinho,dato per certo negli ambienti informati
già a marzo,poi aveva telefonato a Prandelli,e sono certo che
qualche bravo cronista anche senza essere una Conchita De Gregorio
potrebbe facilmente allungare la lista italiana (poco) ed estera (molto).Così
che nel frattempo anche Mancini si regolava nello stesso modo, informandosi
in Inghilterra dove forse sul piano del carattere e delle caratteristiche
psichiche lo conoscono assai meno (è stato un pochino al Leicester
da giocatore senza lasciare traccia).Ma è amico di Vialli,tutt’altro
tipo pur con qualche analogia che non approfondisco qui.
Ora sono alle carte bollate.Si dice: aveva la squadra contro, dopo
la disfatta con il Liverpool si era dimesso in diretta,neanche fosse
un Presidente del Consiglio….Può essere: rimane l’impressione
di un gigantesco e maleodorante pasticcio dal quale escono -come troppo
spesso accade- male tutti.E si sta parlando comunque di una squadra
vincente in un Paese perdente,figuriamoci…E senza riflessi in
Borsa,giacché l’Inter fortunatamente non è quotata
avendo pensato bene Moratti di portare a casa qualche soldino soltanto
con la quotazione della sua società,la Saras, in un anno scesa
di un terzo: come dire che se esci dal pallone ne combini di tutti
i colori,non solo nerazzurri.
In Borsa invece sta saltapicchiando da un po’ la seconda squadra
italiana,anch’essa reduce da un’annata felice,di successi,immediatamente
dietro l’Inter e più di essa dignitosa in Champions.Senza
che fossero state spese le fortune di Moratti sulla rosa,anche perché
la famiglia Sensi proprietaria della Lupa è economicamente
al lumicino.Di qui l’altro pasticcio che negli ultimi mesi è
parso intrigare più dei risultati di Totti e compagni,cioè
la supposta scalata al club del tycoon concettuale di origine ungherese
e cassa americana,George Soros.Adesso la Consob, che sarebbe preposta
al controllo della Borsa, ipotizza reati come l’aggiotaggio
quando il vero crimine in questo ambiente è l’abigeato,
e vuole mettere alle strette giornali e giornalisti economici e sportivi
abitualmente limpidissimi…che stavolta però hanno tirato
la volata alle azioni.Queste ultime sì che hanno vinto con
distacco lo scudetto,raddoppiando il proprio valore sui “rumors”.
E ora la bolla sta scoppiando,anche se le condizioni finanziarie dei
Sensi non sono migliorate e la vendita del club resta necessaria.Non
vi è chi non veda come nel caso-Roma si siano sommate le circostanze
di due mondi al massimo dell’opacità,quello della Borsa
italiana (minore in quantità,esemplare in nefandezze quasi
mai colpite in raffronto alle altre Piazze d’Affari continentali),e
quello del calcio dove oggettivamente non c’è un reale
motivo di quotazione, essendo il bene quanto di più volubile
e immateriale ci sia.Roba per tifosi,insomma, e lo sanno i tifosi
di Lazio e Juventus che capestro sia stato l’azionariato fondato
sul tifo: altro che parco buoi, un macello sulla pubblica piazza (Affari).
Il nesso che lega il meglio (sul campo) del calcio italiano al suo
peggio nei comportamenti e nei risvolti economico-finanziar è
qui, alla luce del sole.Con l’amara riflessione che sembra esserci
una malattia profonda,che contagia tutti quanti,in qualunque settore.Con
un dubbio: come si chiama questa malattia, genericamente Italia o
più specificamente “classe dirigente” di questo
disgraziato Paese?
O.B. Tutti gli articoli ^
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