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"MONNEZZA", CALCIO E INTERCETTAZIONI
pubblicato su l'Unità del 29 giugno 2008
Nella tempesta delle ultime intercettazioni Berlusconi-Saccà
forse non sarebbero necessarie istruzioni per l’uso di questa
nota nell’ambito della “voce” resistenziale di “arrestateci
tutti”: ricordiamoci comunque che se fosse già in vigore
la legge Mastella di un anno fa (attualmente aggiornata e “scorretta”
dal governo Berlusconi) che limita le intercettazioni e la loro diffusione
a mezzo stampa fino a processi conclusi, quindi in tempi biblici probabilmente
da prescrizione, non potrei scriverla, non potreste leggerla, l’editore
e il direttore di questo giornale non potrebbero pubblicarla. Si tratta
di due argomenti diversissimi eppure tanto popolari o impopolari:
rifiuti e pallone.Temi dunque che l’opinione pubblica seguirebbe
comunque, magari in prima serata televisiva (mai, dico mai, dedicata
a quello che state per leggere almeno con la chiarezza e la precisione
che emergono dalle seguenti intercettazioni non inedite, bensì
peggio, ignorate).
Dall’inchiesta della Procura di Napoli. Intercettazione del
7 marzo 2005, ore 18,59, tra l’allora Commissario Straordinario
ai rifiuti, il prefetto Corrado Catenacci, e il capo della Protezione
Civile,Guido Bertolaso.
Catenacci: «Ci sono almeno due milioni e mezzo di balle in
tutta la Campania… Per quanto riguarda gli importi, secondo
me sono circa 400 miliardi di lire».
Bertolaso: «Perché loro bruciandoli ricavano energia
elettrica, no?».
Catenacci: «Gliela pagano a tariffa agevolata, tutto uno
strano movimento che hanno fatto loro».
Diciotto minuti dopo, alle 19.17, il prefetto richiama.
Catenacci: «Ho fatto i conti con Turiello, viene una cifra
mostruosa, 1.325 miliardi di lire».
Bertolaso: «Mortacci ragazzi…».
Ciro Turiello è un funzionario dipendente da Catenacci presso
il suddetto Commissariato. Per capirci qualcosa di più, nella
prima conversazione si parla del numero di ecoballe (o rifiuti,
stando all’accusa) accatastate a quella data, numero che di
lì in poi crescerà fino a tre milioni. La seconda,
invece, fa riferimento ai previsti introiti derivanti dalla vendita
di energia elettrica prodotta bruciando milioni di balle che la
Procura ritiene per nulla eco. E che non fossero eco (a dar credito
al giudice) se n’erano accorti i cittadini che accanto a quei
siti ci vivevano e da anni avevano preso a protestare. Gli stessi
cittadini che oggi - mentre leggete - protestano contro la discarica
di Chiaiano, per esempio, memori di quello che lo stesso Bertolaso
aveva affermato (“mai più discariche, è l’ultima
volta”) durante il suo periodo da Commissario Straordinario
succeduto allo stesso Catenacci. Perché l’ex prefetto
non è più Commissario?
Perché dopo un primo avviso di garanzia della Procura di
Nola nel giugno 2006 con dimissioni di Catenacci poi rientrate per
i pubblici attestati di stima e di fiducia istituzionali nei suoi
confronti da parte di Bertolaso, dal settembre 2006 è indagato
e poi rinviato a giudizio dalla Procura di Benevento insieme ad
altre sei persone, Turiello compreso, per i reati di disastro ambientale,
violazione delle procedure di ammissione dei rifiuti in discarica,
sversamento di rifiuti non conformi e inquinamento del suolo in
relazione alla discarica Tre Ponti di Montesarchio. Verrà
processato dal prossimo 27 ottobre, leggi permettendo.
Nel frattempo Bertolaso è sempre capo della Protezione Civile
ed è addirittura sottosegretario del Governo Berlusconi con
la delega su quegli stessi rifiuti del “mortacci” telefonico
intercettato. Tutto normale? Che ci dicono alla lettera le intercettazioni?
Che Bertolaso non sapeva nulla,che lui e Catenacci sono due monadi,
due mondi separati tanto che mentre uno è sottoprocesso l’altro
“illustra posizioni a Bruxelles”?
E adesso il calcio. Lo scorso 13 giugno la Procura di Napoli ha
interrogato l’ex presidente della Federcalcio nel periodo
di “Calciopoli” (erroneamente, sbrigativamente e forse
truffaldinamente archiviato come “Moggiopoli”) ed ex
presidente un po’ di tutto, Franco Carraro, in merito a una
serie di fatti, tra cui le sue telefonate con Paolo Bergamo, uno
dei due designatori arbitrali (con Pairetto). Tutti i giornali hanno
riportato brevemente le dichiarazioni rilasciate da Carraro dopo
l’interrogatorio, riassunte seccamente in un: ”Erano
conversazioni istituzionali”.
Leggiamole insieme. Anche queste non sono inedite, ma proprio come
per Bertolaso vengono ignorate da tutti o quasi, ”come se”
non significassero nulla. A legge approvata, non le potremmo neppure
leggere.
Siamo all’indomani della partita Lazio-Brescia del 2 febbraio
2005, arbitrata da Daniele Tombolini, oggi alla Rai come “moviolista”.
Carraro: ”Buongiorno ehhh, ho visto che anche un rigore gli
hanno negato”.
Bergamo: ”Ehhh, ieri sì”.
Carraro: ”Embé, insomma, allora è inutile che
le dica un cazzo, insomma, perché (ride), le dirò
di fare il contrario così forse riusciremo a ottenere qualcosa,
non so io ehhh”.
Bergamo: ”No, ma gli ho parlato, ho parlato (a Tombolini,ndr)…”.
Carraro: ”Ehhh, ha parlato, ha parlato, e ma allora vuol
dire che ha parlato…Vuol dire che anche a lei la ascoltano
al contrario”.
Bergamo: ”No, ehhh, purtroppo lui non l’ha visto…”.
Carraro: ”Cioè, voglio dire, uno gioca in casa, giocano
in casa, sì, giocano in casa e non gli danno un rigore, cioè
voglio dire, non è che uno a dare un rigore che c’è
ad una squadra che gioca in casa… non è un’impresa
epica, è un, cioè voglio dire… A parte che il
rigore si dà anche fuori casa, ma a maggior ragione in casa”.
Bergamo: ”Era di profilo, e purtroppo non l’ha visto
e lo fermo un mese perché ieri sera a mezzanotte ho discusso
con lui perché le cose erano chiare, non l’ha fatto
e se ne sta a casa per un mese. E purtroppo la cosa era preparata
bene e non è riuscita bene. Questa è la verità
e quindi lui la paga di persona”.
Carraro: ”No perché effettivamente qui adesso…”.
Bergamo: ”No, no, ha ragione”.
Carraro: ”Poi adesso domenica giocano a Milano e va bè,
ed è una partita oggettivamente difficile, poi però
bisogna dargli una mano (alla Lazio, naturalmente, ndr)”.
Bergamo: ”No, recuperiamo, recuperiamo. Ieri, ieri non è
riuscita bene e chi ha sbagliato paga. Certo non mi compensa di
quello che dovevo fare, le dico la verità, però ehhh…”.
Carraro: ”Va bé, ci sentiamo”.
Dunque, ”conversazioni istituzionali” in senso pieno,
come avete letto. Per questa ed altre telefonate Carraro era stato
squalificato per 4 anni e 6 mesi dal primo grado della giustizia
sportiva, per poi essere semplicemente multato di 80 mila euro in
appello. Ricordo per migliore comprensione del tutto che nelle nomine
degli organismi giudiziari sportivi il Presidente ha naturalmente
voce in capitolo, non essendo prevista la separazione dei poteri
nel calcio.
Tutto ciò spiega abbondantemente il teorema implicito di
partenza: e cioè tra rifiuti e pallone, sono le intercettazioni
il vero problema.
O.B.
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