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C'ERA UNA VOLTA IL MALE
pubblicato su l'Unità del 30 luglio 2008
Nei primi cento giorni scarsi del quarto governo Berlusconi, la situazione
si è fatta sempre più grave e sempre meno seria. Senza
inflazionare Flaiano, per la gravità basta osservare la realtà
quotidiana del Paese, che sprofonda nella palude di bisogni e contraddizioni,
palude solcata da caimani e altre specie minori di rettili. E per
la (non) serietà, invece, basta raccontare ciò che sta
succedendo nelle stanze di quello che è stato più di
trent’anni fa il Palazzo pasoliniano del potere e che oggi va
aggiornato in un Residence più stravaccato, incolto, fondamentalmente
amorale. I mezzi di comunicazione a partire dalla tv per lo più
raccontano poco e male (e comunque strumentalizzandola politicamente)
la realtà della strada, e invece si dedicano per lo più
a polemiche interne al Residence nel quale peraltro e non a caso risiedono.
Teorie di un cialtrone depresso e poco versato negli studi costituzionali?
Vediamo. Cominciamo dal primo in grado per la nostra Repubblica, senza
pelose e spesso sospette premesse sulla sua statura morale. Non ne
ha né ne deve aver bisogno. Ebbene, per giorni si è
insistito “sanguinosamente” sulle polemiche a proposito
del come e del se rivolgersi in forma critica al Presidente Napolitano,
tacciando chi lo faceva di “volgare intimidatore” e confondendo
giudizi e osservazioni, intemerate ed analisi. Se Grillo, avviato
(ahimé in partenza con molte ragioni) sulla strada del “tanto
peggio tanto peggio”, dice quello che dice di Napolitano, c’è
un codice penale che difende il Presidente della Repubblica. Ma forse
almeno andrebbe distinto quello che dice da come lo dice. Neppure
questo.
E il Residence nel suo complesso, a partire dal Presidente del Consiglio,
si adonta contro chiunque si rivolga magari anche solo sommessamente
al Quirinale per discutere del merito delle polemiche, cioè
della promulgazione del cosiddetto “Lodo Alfano”. Cosiddetto
ma in modo errato. E’ovviamente il lodo-Berlusconi. Ad abundantiam
cito dalla voce “non reiterabilità” del Lodo stesso,
da “Il Giornale”:…Una persona non può godere
della sospensione se, cessata una carica (delle quattro massime dello
Stato, ndr), ne assume un’altra. Unica eccezione, il capo di
governo nella stessa legislatura”. Cioè se capisco bene
Berlusconi al posto di Napolitano sul Colle, eventualmente….
Eppure molti degli stessi che si scagliano contro chi discute o critica
il Presidente della Repubblica, ripeto nei modi rispettosi previsti
e dovuti, sono fans degli Usa, dove Bush per esempio viene fatto regolarmente
a pezzi dalla stampa o da una parte di essa. Come la mettiamo?E già
che ci siamo, come la mettiamo con la Costituzione americana e la
sua omologa dell’Unione Europea, che nel bilanciamento tra poteri
riservano il posto più pesante proprio alla libertà
di stampa, di opinione, di critica?
Per questo il trattamento riservato dalla più parte dei mass
media alle “critiche” a Napolitano sembra piuttosto e
involontariamente qualcosa tipo “Il Male”, quel settimanale
satirico di trent’anni fa i cui pezzi e soprattutto titoli memorabili
tanto falsi da parere veri (Giorgio Bocca, editoriale intitolato “L’uomo
è una bestia”) fecero scambiare per uno scherzo il titolone
diffuso sulla morte di Papa Luciani, Giovanni Paolo I, avvenuta, lo
ricorderete, un po’ troppo presto…
E difatti il bell’editoriale di Scalfari di domenica su Repubblica
aveva un titolo rischioso nell’ottica summenzionata, benché
condivisibile per gran parte dello scritto. Vi si citavano le prerogative
del Presidente e della Consulta, in base a quella stessa Costituzione
che ultimamente ricorre spessissimo nelle cronache del Residence,
nel disinteresse pressoché totale di molti tra i dannati nella
palude in tutt’altre faccende affaccendati (cosucce come la
sopravvivenza da bolletta alimentare ed energetica, ad esempio…).
Ora, forse andrebbe detto con chiarezza inoppugnabile come tutto,
dico tutto, oggi in Italia derivi dalla politica, o per meglio dire
dalla politica sempre più politicante e affaristica e sempre
meno intrisa di valori, e a tale politica politicante rimandi. Prendiamo
la Corte Costituzionale, nell’immaginario distratto e ignorante
di noi per strada identificata come un arengo isolato dalle brighe.
Ma scusate, forse che come per i dieci piccoli indiani di Agata Christie
anche la Gran Consulta non si è persa i membri per strada,
prima quattordici (da quindici) e poi un anno fa tredici addirittura
per dimissioni inedite (!!??) di Vaccarella ?Polemiche di allora:
quel posto spetta alla destra, si disse nel maggio 2007. Ma c’era
il Governo Prodi. Non si sono ancora messi d’accordo da quindici
mesi, anche se il mercato e sottomercato continua indefesso: ma tra
chi?Tra giudici?Ma no, via, tra partiti e schieramenti. Come su tutto.
Possono rimanere in undici, è vero, ma è obiezione calcistica,
anche le squadre sotto i sette non possono restare in campo…E
comunque il fatto della destra o della sinistra non ci riporta anche
per la magistrale Corte Costituzionale garante della suprema legalità
ai soliti problemucci che ci affliggono per li rami? E’ politica
quella, politica allo stato impuro, come è politico/partitica
l’elezione di un Presidente, come è ovvio. Come è
politica la scelta più che legittima da parte di Napolitano
di firmare quel Lodo Berlusconi, ma senza per esempio contestualmente
mandare lettere di accompagnamento al Parlamento che lo raffreddassero,
oppure contestualmente rinunciare all’immunità/impunità
che riguardava anche lui stesso contenuta nel Lodo promulgato di cui
davvero non ha bisogno.
Nel frattempo qualche italiano un po’ più sveglio, non
necessariamente antiberlusconiano ma anche semplicemente rispettoso
di sé e di una democrazia ormai già più che screpolata,
magari sta pensando che l’art. 3 della Costituzione che ci vuole
tutti uguali davanti alla legge ha subito-come lo chiamiamo?uno scossone?-
un vulnus che è forse ormai meta-costituzionale. La legge ha
perso, la politica (ma ahimé quella politicante di cui sopra)
ha vinto. Non ha solo vinto Berlusconi, e i corifei che sottolineano
come “adesso può finalmente governare in santa pace”,
ma abbiamo perso tutti.
Nel frattempo nel Residence succede di tutto: un Ministro della Repubblica
attento alle Riforme, come Bossi, prima dà lo spunto a Ryan
Air per farci fare la figura che facciamo in tutto il mondo con il
dito medio alzato fanculando l’inno di Mameli, poi va in Romania
per la prima, leggendaria fiction padana girata là grazie alla
sensibilità leghista della Rai. Ma da dove viene questa sensibilità
particolare, sulla fiction come sulle nomine, le veline ecc. ? Viene
dalla politica che ha occupato l’ Azienda culturalmente di certo
più importante del Paese, anche in negativo. Come la governa,
la indirizza, vigila su di essa?Attraverso la Commissione bicamerale
apposita.
Chi c’è mentre scrivo in quelle stanze dei bottoni radiotelevisivi
che è Palazzo San Macuto?La Commissione con il suo Presidente
dopo tre mesi di Governo?Macché, Pannella e i radicali che
meritoriamente occupano modello movimento studentesco di una volta
per costringere il centrodestra a non scappare dal conclave per eleggere
il Presidente della suddetta Commissione, solo perché “non
piace il candidato”. Forse i giornali dovrebbero trarne le conseguenze,
anche perché la delicatissima materia ha qualche cosetta a
che fare con il Premier del lodo omonimo. La cosa è grave,
come leggete, ma tutt’altro che seria.
Nel frattempo l’ex deputato Udc rieletto con il Pdl, Emerenzio
Barbieri, dà luce e smalto al Parlamento come aveva già
fatto nella precedente legislatura da autentico cavaliere pretendendo
il parrucchiere gratis per le elette, questa volta gridando “all’ingiustizia,
somma ingiustizia” contro i senatori che volano in business
e non in economica come i deputati e di loro hanno 700 euro in più
in busta paga. E’ grave, è seria, tutt’e due o
nessuna delle due?
Rimarrebbe da analizzare perché i mezzi di informazione (ma
per la tv forse è già perspicuo…) paiano una riedizione
involontaria de “Il Male”. Del tipo “ma ci sono
o ci fanno?”. Attingiamo al meglio, dai piani superiori, visto
che poi è tutto di conseguenza fino alle dipendenze da cantina,
e cioè ad un editorialista prestigioso de “Il Corriere
della Sera”, come il prof. Panebianco. Prendendo spunto da come
la sinistra si occupa delle varie vicende, giustizialista a senso
unico, oppure amica di Bossi quando conviene ecc. , lo studioso torna
sul tema dei due standard e/o della doppia morale. Temo proprio che
di fondo il fondo abbia ragione. Ma il fondo non tocca il fondo, rimane
lì. Perché non completa il quadro, professore?
Perché non ci dice che il contesto in cui si muove lui, i giornali
e la politica del Residence che raccontano mentre nella palude solcata
dal Caimano e c. si sprofonda, è sempre quello di Craxi del
’92? Ma sì, la famosa orazione alla Antonio in morte
di Cesare in Parlamento sul finanziamento illecito dei partiti, del
“chi è senza peccato scagli la prima pietra”, che
nel silenzio generale divenne “siamo tutti colpevoli”
e immediatamente dopo nella vulgata e nei comportamenti degli ultimi
tre lustri “ergo, siamo tutti innocenti”: ci dica, professore,
il Paese non è forse ridotto così ben oltre (formuletta
magica…) la doppia morale che attribuisce alla sinistra, per
questo clima di complicità allargata per cui l’innocenza
penale ed etica è ormai una colpa politica? Tanto che chi non
abbozza viene considerato “fuori mercato”, inutilmente
onesto, ormai del tutto inattuale?
P.S. A proposito di sinistra, nel frattempo la sua parte periferica,
immagazzinando il grave e il poco serio della situazione ma sempre
dall’interno del Residence, si scanna senza ironia al grido
del perdente Vendola: “Così finisce Rifondazione Comunista”.
Ma perché, lo decide lui?
O.B.
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