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    Home > articoli > Con la testa nella sabbia…
    10
    mar.
    2003

    Con la testa nella sabbia…

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    La parte bellica in senso "campale" ? dunque terminata. Continua invece la questione irachena, sul piano politico, economico, dell'ordine pubblico, dei risvolti internazionali e delle ricadute nazionali, giacché tutti o quasi devono fare i conti in positivo o in negativo con lo stato delle cose ad oggi, e con la posizione dei singoli paesi a ieri, e l'altro ieri.

    E continua anche (come ? stato dall’inizio, cfr. l’articolo “Che gli dico a mio figlio/a stasera?”) la querelle dell’informazione applicata alla guerra: “prima” c’era stato uno schieramento d’opinioni dei media pro o contro, “durante” un modo per lo pi? schierato di seguire le vicende irachene in relazione ai presupposti politici di partenza, “dopo”, cio? oggi, si assiste alle polemiche degli “avevo ragione io, riconoscilo”, oppure dei “no, continui ad aver torto”. Come spesso, temo che la sabbia del deserto stia inghiottendo le teste di molti struzzi, come (quasi) sempre “per partito preso”. E di mezzo ci va la cosidetta opinione pubblica, che certo non viene favorita nell’intento di farsene una corretta, d’opinione, ammesso e devo dire di questi tempi pi? che in passato concesso che se ne voglia fare una.
    Con chiarezza: non cambierei una virgola di quello che di mio trovate scritto a proposito della guerra in questo sito, e qui sotto. Eppure non utilizzo questa posizione per concludere che avevo ragione, resto quindi contro “questa” guerra e contro Saddam, semplicemente tento di tener fuori la testa dalla sabbia… E a proposito dell’atteggiamento di fronte alla tragicit? di questi eventi (cfr. l’articolo “E adesso…”), non lo cambio per l’esito (scontato?!) dell’invasione né ci? che sta accadendo mentre scrivo (saccheggi, lotte intestine, distruzioni, fame) davvero tutt’altro che imprevedibile mi induce a cambiare idea. Se penso che sulla prima pagina di un quotidiano italiano filogovernativo trovi una foto di iracheni con didascalia “il popolo ringrazia con entusiasmo gli americani perché li hanno liberati” e su quella di uno dell’opposizione trovi analoga foto con didascalia “disgraziati iracheni si scagliano affamati contro gli invasori americani”, il quadro sull’onest? e la limpidezza dell’informazione ? gi? bell’e dipinto. Altro che guerreggiare su chi aveva torto e chi aveva ragione…

    E per tirare momentaneamente le fila, dico che mi contenterei che intanto il maggior numero di persone non fosse tentato dalla sabbia per infilarci la testa, e cito due cose preziose lette in questi giorni. Precisamente marted? 15 aprile, a quasi un mese dai primi bombardamenti. Dalla pagina delle lettere a Mieli, su “Il Corriere della Sera”: un lettore scrive dall’Universit? di Exeter, in Gran Bretagna, Istituto di Studi Arabi e Islamici, per dare all’informazione occidentale la sua parte e ricordare che “all’indomani della caduta del regime, non ? il caso di lasciarsi prendere da un ingenuo ottimismo e definire la presenza militare americana in una capitale del mondo arabo come una ‘occasione unica’ per creare un futuro migliore” non dimenticando di sottolineare “l’importanza del supporto prima sovietico e poi occidentale alla creazione e al consolidamento del regime di Saddam Hussein”.

    Dalla prima pagina di “Repubblica”: Adriano Sofri vola come quasi sempre alto e parla di trozskismo alla Casa Bianca. Si domanda se dopo la rivoluzione esportabile di Trozski, fermata alla dogana da Stalin con il “socialismo in un solo paese”, gli Usa adesso non mutuino da l? la democrazia da diffondere. Di qui una serie di considerazioni, vere, amare, inquiete, problematiche sullo stato del pianeta, il conflitto tra fame e diritti, l’aprirsi o il chiudersi, i mezzi e i fini, la politica, l’economia ecc. ecc.

    Per dire che non si capisce molto se non si fa memoria, e non si va da nessuna parte se non ci si pone pi? consapevolmente la questione di scenari mondiali, continentali, d’area, nazionali… Ma che vado dicendo, in una trib? di struzzi???

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