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    19
    mag.
    2003

    Un medicinale per la [sed.] sinistra.

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    Posologia: qualche riga prima dei pasti e dopo aver letto le "domande" presenti nel sito. Un articolo del giurista Pietro Barcellona per l'Unit? del 19 maggio 2003 Spero che il Direttore e i Lettori dell?Unit? mi perdoneranno, se, a cos? breve distanza di tempo, chiedo ospitalit? per esprimere uno stato d?animo affatto personale. Provo, infatti, grande angoscia, spesso seguita da notti agitate, quando leggendo articoli e interviste dei pi? gettonati rappresentanti della Sinistra, mi accorgo di non essere in sintonia con quasi nessuno di loro, al punto da dubitare della mia stessa collocazione.

    O che forse per effetto della diffusione di tanti fattori mutageni, dai virus influenzali ai cibi geneticamente modificati, abbia finito anch?io per subire una metamorfosi mostruosa?

    Confesso, ad esempio, che l?orgoglio di sentirsi ?comunista? di Fulvio Abbate di fronte a tanti volantinari di Forza Italia mi provoca depressione se penso agli anni di zero maggio a Palermo (di cui scrissi una recensione entusiastica per l?Unit?) quando il comunismo evocava l?immagine dell?avventura spaziale dello Sputnik e l?odore dei gelsomini d?Arabia che si diffondeva nelle feste dell?Unit? della conca degli Aranci. Un comunismo fisico, persino sensuale, nell?allegra promiscuit? delle feste e, allo stesso tempo, fantascientifico e ardimentoso, proteso alla conquista dello spazio cosmico, che non ha nulla a che vedere con il ?comunismo privato? di cui Abbate come altri possono tranquillamente vantarsi come qualifica della propria fede politica senza alcun rapporto con la realt?.

    Anche la democrazia di Nando dalla Chiesa non riesce per? a migliorare il mio umore giacché assomiglia pi? agli appelli di Baudo a votare le canzoni del festival di S.Remo che alla poderosa irruzione negli anni ?70 del ?popolo minuto? nelle istituzioni statali quando la gente comune voleva partecipare ai problemi della scuola, della psichiatria, dell?urbanistica dando vita a una rete di assemblee elettive (come le chiamava Ingrao in Masse e potere) che innervava l?intero tessuto sociale del paese. Con questi amici e compagni che ho appena citato e con altri che risparmio al lettore per non farla troppo lunga, ho certamente una comune convinzione: bisogna battere il governo Berlusconi, che certamente rischia di trasformare il paese in un campo di battaglia giudiziario dove chi riesce a beffarsi della legge riceve premi e onorificenze.

    Le radici dell?involuzione democratica e le ragioni per opporsi al governo Berlusconi sono, per?, pi? complesse di come un urlo disperato e uno slogan massimalista lasciano intendere. Bisogna sempre ricordare che Togliatti e Gramsci studiarono con estrema analiticit? il fascismo e non si sognarono mai di ridurlo alle esibizioni muscolari di Mussolini e dei suoi gerarchi. Un regime reazionario di massa, prima di essere reazionario ? di massa ed ? nella comprensione di questo dato che bisogna trovare la chiave per capire come la situazione che stiamo vivendo pu? essere trasformata in una riscossa democratica. Bisogna, anzitutto, chiarire di quale democrazia parliamo.

    Né per Togliatti, né per Gramsci la democrazia ? il mero proseguimento pubblico dei diritti individuali di libert?, ma piuttosto la forma di vita entro la quale le ?masse popolari? possano esercitare la propria sovranit?, che significa produrre un ethos collettivo e una visione ?morale? della convivenza. Per questo Berlinguer ripeteva che il paese non si governa con il 51%, ma con una maggioranza assai pi? larga. Sotto questo profilo la proposta del compromesso storico non fu l?espediente per una pi? efficace lottizzazione del potere, ma l?idea di una esperienza collettiva che potesse avvicinare le diverse culture e tradizioni di questo paese votato alla contrapposizione manichea di guelfi e ghibellini e proprio per questo sempre pronto a consegnarsi al dominio di Francia e Spagna.
    Quanti disprezzano i padroncini del nord-est e distinguono fra ceto medio illuminato e ceto medio reazionario non hanno alcuna voglia di lavorare a un?analisi seria della societ? italiana. Il ceto medio ? una categoria sociologica, l?illuminazione ? una categoria filosofico-politica. Passare dalla prima alla seconda richiede la comprensione dello ?spirito del tempo? e il lavoro della ?democrazia? e cio? il dialogo e la persuasione (come si fece all?epoca del referendum del 1974).

    Confronto e mediazione sono il contrario della semplificazione amico-nemico e della cultura berlusconiana del ?chi vince detta legge?, come accadeva prima della rivoluzione francese e della Modernit?. Inoculare nella pratica quotidiana la cultura della distinzione fra forza e diritto significa infatti ritematizzare la differenza fra medioevo e modernit?, fare entrare nella coscienza popolare l?idea che gli uomini fanno le leggi per mettere sotto controllo il potere della forza e per fare valere la forza della legge.

    La legalit? senza l?esplicitazione del legame con la democrazia e con la sovranit? popolare ? un?astrazione e un lusso di pochi giuristi. Ma proprio per questo la democrazia non ? solo il diritto individuale di manifestare o di eleggere i propri rappresentanti in parlamento, ma la progressiva condivisione dei problemi dell?esistenza quotidiana da parte della grande maggioranza dei cittadini; la difficolt? degli adolescenti, la superfluit? degli anziani, la gestione dei servizi di trasporto urbano, la scuola, la salute, la previdenza, ecc.

    Ai padroncini del nord-est e al proletariato delle periferie meridionali non importa la ?democrazia astratta dei giuristi?, ma la possibilit? di capire perché i loro figli si sfasciano la testa o il cuore ogni sabato sera o praticano (al Sud) lo scippo sistematico per essere riconosciuti dal branco. I regimi reazionari di massa nascono, infatti, dalla trasformazione del popolo in ?branco?, in orde primitive e l?unico antidoto a questo rischio permanente delle societ? massificate ? la mobilitazione molecolare che trasforma la democrazia in un oggetto d?investimento affettivo, capace di restituire a ciascuno il gusto di decidere sulle cose che lo riguardano e di produrre solidariet? e senso comunitario nei condomini e nei quartieri come nella fabbrica e nella scuola.

    La democrazia non ? un sussulto occasionale di una moltitudine che protesta; ? un modo di essere insieme agli altri e proprio per questo richiede organizzazione e continua disponibilit? alla mediazione culturale in ambiti definiti e su problemi concreti.

    Ecco, io non riesco a sentirmi di sinistra, se non vedo e non sento che la ?questione democratica? ?, come si diceva una volta, una questione nazionale che deve riguardare tutti, e non solo gli illuminati o i colti. Tutti coloro che sono capaci di distinguere fra forza e diritto, perché la prima ? sempre nelle mani di pochi, il secondo ? sempre nelle ?mani di tutti?.

    Un presidente del Consiglio che minaccia chiunque ne critichi l?operato, anche quando le critiche vengono da personalit? per nulla legate alla sinistra, ? un uomo che ha perso il controllo dei nervi. Ma per rimandarlo alle cure della sua impresa non serve il giustizialismo delle piazze, ma una grande iniziativa culturale e sociale che ricostruisca il rapporto fra democrazia e verit?.

    Gi?, perché accettare il terreno della semplificazione dei girotondini significa non aprire una discussione vera su come si pu? provare a vincere le elezioni senza oscillare opportunisticamente fra l?estremismo di Paolo Flores e il realismo furbesco di D?Alema. Significa aprire una seria riflessione sulla storia della prima repubblica e sulle ragioni del suo tramonto (che non pu? essere certo affidata agli articoli del p.m. Scarpinato su MicroMega). Significa discutere dell?amministrazione della giustizia in una societ? democratica che non riconosce altri custodi che se stessa, del futuro del lavoro nell?epoca della produzione immateriale, del rapporto fra le generazioni e della responsabilit? di mettere al mondo altri abitatori del pianeta. Per questo chiedere un voto contro Berlusconi vuol dire coinvolgere la grande maggioranza degli italiani in un grande progetto di autoeducazione al rispetto e alla solidariet? verso i diversi.

    Articolo di: Pietro Barcellona

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