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    19
    dic.
    2003

    10 metri, una corsa ad ostacoli?

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    Il comitato 10 metri nasce da una domanda che sembra banale: a chi si deve rivolgere una persona per costruirsi una casa? Le risposte pi? ovvie che tutti conosciamo (all' architetto, al Comune ecc.) non sono vere perch? chi ha fatto cos? (ha cio? costruito con un progetto realizzato da un architetto e si ? rivolto al proprio Comune da cui ha ottenuto regolare concessione edilizia ed ha costruito nel pieno rispetto delle norme impostegli) si ? visto denunciare dai vicini e condannare dal giudice.

    Infatti non sono stati rispettati i “10 metri” di distanza tra fabbricati con pareti finestrate imposti dal decreto ministeriale 1444 del 1968.
    Decreto che moltissimi Comuni d’Italia hanno “interpretato” concedendo licenze edilizie a 5 metri dal confine anche se, precedentemente, il vicino aveva costruito a meno di 5 metri. Bastava dunque, secondo il Comune, che il nuovo costruttore rispettasse i “propri” 5 metri senza tenere conto della distanza della costrizione del vicino. Ma la legge non dice cos?. Il vicino dunque vuole quello che ? suo e cio? che la nuova costruzione disti 10 metri dal proprio fabbricato per avere la luce e l’aria che gli spettano di diritto. La condanna del giudice, oltre ai danni patiti dal vicino per la luce e l’aria non goduti e le spese, comprende la demolizione del fabbricato fino al ripristino dei 10 metri. Bazzecole che, comprese le spese della causa, toccano varie centinaia di milioni delle vecchie lire. Ma se una persona ha un progetto approvato e costruisce senza alcun abuso e comunque viene denunciato e condannato, a chi si deve rivolgere per costruire nel pieno rispetto delle leggi? Se, come si dice in giro, ci sono 20.000 (ventimila) casi come questo solo nel comune di Venezia, ci sono molto potenziali “vicini” che hanno diritto ad un milionario risarcimento dal proprio confinante: magari ci scappa l’appartamento per il figlio che si sposa o un appartamentino al mare ed il bello ? che te lo paga proprio quello che, magari antipatico, ha costruito dopo di te ed a meno di 10 metri dalla tua casa.

    VEDERE PER CREDERE

    Il proprietario del lotto “A”, anni addietro, ha ricevuto dal proprio Comune il permesso di costruire a 3 metri dal confine. Passa del tempo e il proprietario del lotto “B” chiede la concessione di costruire nel proprio terreno.

    Il terreno non ? grande (circa 20mx20m) ma ? una tipica situazione che si ha nelle periferie di citt?, con piccoli lotti uguali per costruire casette singole. Il Comune a questo punto ha un problema: il D.M. del 1968 (puoi consultarlo dal menu) impone distanze di 10 metri tra edifici con pareti finestrate e, se applicato nel caso in questione, impedirebbe di fatto la costruzione perch? 5m + 3m fanno 8 metri e non 10m.

    Oltretutto il lotto “B” confina con il lotto “C” e, se l’edificio del lotto “B” si avvicinasse troppo al confine, mancherebbe la distanza dei 10 metri con la casa del lotto “C”. Oppure si potrebbe consentire la costruzione di una casa molto stretta da risultare per? troppo piccola.

    A questo punto i Comuni hanno un’idea: i “10 metri” possono essere divisi in due: 5 a me e 5 a te, nel senso che il lotto “B” deve rispettare i “propri” 5 metri e se il proprietario del lotto “A” ha costruito a meno di 5 metri, non importa, l’importante ? che tu, nuovo costruttore, rispetti i “tuoi” 5 metri.

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