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    26
    gen.
    2004

    Ma la garanzia vale davvero due anni?

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    Nel maggio del 1999 il Parlamento europeo approva una direttiva che, con l?obiettivo di tutelare maggiormente i cittadini, prolunga la garanzia sui beni di consumo portandola a due anni. Nel febbraio del 2002 il Parlamento italiano approva il decreto legislativo con il quale recepisce la direttiva europea e nel marzo successivo la nuova legge entra in vigore. La novit? viena salutata come una vittoria dalle associazioni dei consumatori. Sulla carta la nuova legge prevede che l?oggetto che abbiamo acquistato, sia esso una pentola a pressione o un telefono cellulare, una falciatrice o un computer, debba mantenere inalterate le sue caratteristiche per almeno due anni. Qualunque difetto si manifesti in questo lasso di tempo d? diritto al consumatore di ottenere, a seconda dei casi, la sostituzione o la riparazione del bene, senza alcuna spesa aggiuntiva. Per rendere pi? efficace tutto il procedimento, il legislatore ha stabilito che l?onere della garanzia ricada su chi ha avuto contatto diretto con l?acquirente e cio? sul negoziante.

    E qui iniziano i primi problemi. La legge sulla garanzia biennale vale infatti solo per i consumatori e non per i liberi professionisti o le societ?. Questo vuol dire che i commercianti non possono pretendere una garanzia biennale dalle societ? produttrici dei beni di consumo e che, in teoria, devono farsi carico degli eventuali difetti che sorgono a partrire dal 13esimo mese. Onere che i commercianti, nonostante la legge,non sembrano disposti ad accettare.
    Ma c?? di pi?. L?articolo 5 della Direttiva Europea, fedelmente trascritto anche nella normativa italiana, afferma che: ?Salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformit? che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero gi? a tale data (?)?.
    Questa espressione viene spesso interpretata in maniera punitiva: spetta al consumatore, affermano commercianti e produttori, dimostrare che il difetto era presente in origine.
    Ma come fa il semplice cittadino, non fornito di competenze specifiche, a dimostrare che quel benedetto microchip del suo computer ? stato fabbricato male?
    Insomma, nonostante tutte le buone intenzioni, si ha l?impressione, confermata dalle numerose proteste dei cittadini, che in molti casi la nuova legge finisca per complicare la vita ai consumatori europei piuttosto che semplificarla.

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