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    21
    feb.
    2004

    L’europa consuma troppi farmaci

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    Da www.repubblica.it La battaglia dei governi per abbassare la spesa delle medicine I ticket correggono la tendenza: in Italia risparmio del 5,3% L'EUROPA CONSUMA TROPPI FARMACI I CONTI DELLA SANITA' SONO IN ROSSO di Giancarlo Mola ROMA - Il dottor Guido Tersilli ? morto. Non c'? pi? Alberto Sordi, l'attore che gli ha prestato il volto furbo, la voce accattivante, le movenze da anguilla. Ma soprattutto non c'? pi? il suo mondo, l'universo parallelo degli sprechi e dell'inefficienza, delle visite fatte per telefono e delle prodighe prescrizioni di farmaci, l'allegra sanit? di Stato (all'italiana ma non solo) di cui "Il medico della mutua" ? diventato paradigma.

    La musica oggi ? cambiata. I conti della sanit?, in quasi tutta Europa, sono in rosso. Le manovre di rientro nei parametri sono drastiche, spesso contestate, sempre impopolari. E la prima economia riguarda proprio i farmaci, un tempo prescritti e distribuiti con estrema disinvoltura e adesso sempre pi? difficili da ottenere. Le ricette per abbassare costi e consumi sono molteplici. Ma lo scopo ? uno solo. E semplice: risparmiare. La pillola, insomma, ? sempre pi? amara. Per i governi europei, chiamati a tagliare la spesa farmaceutica. Per i medici, incentivati a scegliere la terapia guardando non solo il foglietto informativo ma anche il listino prezzi. Ma soprattutto per i pazienti, costretti ad affrontare la malattia con occhi preoccupati e mano al portafogli.
    L’ultimo allarme ? stato lanciato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: “L’alto costo dei medicinali ha fatto crescere la quota destinata alla farmaceutica del budget per la salute di numerosi paesi”, scriveva il mese scorso il magazine dell’Ocse Observer. Le cifre lo dimostrano. Nel periodo 1990-2001 la spesa pro-capite per i farmaci ? cresciuta in Germania del 17 per cento, in Italia del 28, in Francia addirittura del 63. In generale, i paesi dell’Unione europea destinano alla farmaceutica fra il dieci e il 20 per cento della spesa sanitaria (con Francia e Italia che nel 2001 arrivavano rispettivamente al 21 e al 22,3 per cento).
    Bisogna correre ai ripari. Alcuni lo hanno gi? fatto in modo efficace. La Grecia, per esempio, nel periodo che va dal 1992 al 2001 ha portato la spesa farmaceutica dal 17 al 14 per cento del totale. Come? Introducendo una compartecipazione al costo dei medicinali del 25 per cento (cifra che pu? essere coperta da un’assicurazione privata). Ottimi risultati anche per il Lussemburgo, che ha abbattuto le uscite, nello stesso decennio, dal 15 al 12,1 per cento.
    Nei paesi pi? grandi l’inversione di tendenza ? pi? complicata. Per una questione di dimensioni: razionalizzare e tagliare – quando di ha a che fare con la vita di decine di milioni di persone – ? operazione delicata. Che rischia di scardinare i sistemi di Welfare sui quali l’Europa ? stata costruita. In Italia il fenomeno ? evidente. Il governo, negli anni passati, ha in primo luogo separato i farmaci che il cittadino deve pagare di tasca propria da quelli che il Servizio sanitario nazionale pu? rimborsare attraverso le farmacie. Poi ha affidato alle Regioni il compito di varare ulteriori misure di risparmio. Molti “governatori” hanno deciso di introdurre un ticket, che hanno creato di fatto tanti prontuari farmaceutici quante sono le regioni. Il taglio ha prodotto effetti positivi dal punto di vista finanziario ma ha avuto ricadute sociali non secondarie. Nel 2003 la sanit? pubblica ha speso il 5,3 per cento in meno dell’anno precedente. Ma per gli italiani ? stato un salasso: i farmaci sono costati ai privati un miliardo di euro in pi?, qualcosa come 50 euro a famiglia.
    Il problema attraversa l’Europa in lungo e in largo. In Spagna negli ultimi dodici mesi la spesa farmaceutica ? cresciuta del 12,19 per cento. Quando il ministro della Sanit? Ana Pastor ha visto i dati, si ? subito resa conto che la revisione dei prezzi (attuata in accordo con le case farmaceutiche) non ? stata sufficiente. E ha deciso di intervenire sui consumi: per evitare che anche una sola pillola venga buttata dopo la scadenza c’? un progetto affinché i farmaci pi? comuni – dagli antibiotici agli analgesici – siano venduti in confezione monodose. Il governo punta molto sull’iniziativa. La cui efficacia ? per? tutta da dimostrare. Non ci crede, per esempio, Isabel Vallejo, presidente della Federazione dei farmacisti: “Il fatto che i medicinali siano distribuiti in scatole monodose non vuol dire che i pazienti non debbano completare il trattamento”.
    Varcando i Pirenei, lo scenario non cambia. In Francia ? in discussione addirittura l’intera assurance-maladie, il servizio sanitario. Il mese scorso l’Alto Consiglio ha consegnato al ministro della Sanit? Jean-François Mattei un rapporto sulla riforma. Il capitolo dedicato ai farmaci ? corposo. E sottolinea la necessit? di correggere il trend dei consumi. I francesi usano analgesici e antidepressivi da due a quattro volte in pi? rispetto agli altri europei. L’idea ? di introdurre un “ticket moderatore” che renda flessibili i rimborsi dei malati (che attualmente ricevono il 35 per cento di quanto pagato se si tratta di farmaci per patologie non serie, il cento per cento per i salvavita e il 65 per cento negli altri casi). In sostanza, il comportamento “non responsabile” del paziente potrebbe essere punito con un ticket pi? caro.
    Le strategie di contenimento della spesa, poi, puntano molto sui farmaci generici, cio? medicinali che utilizzano un principio attivo di cui ? scaduto il brevetto e che possono costare fino alla met? del corrispondente “griffato”. In Italia sono diventati il punto di riferimento per stabilire l’entit? del rimborso (se il paziente decide di utilizzare il farmaco “di marca”, paga la differenza). E cos? ? accaduto in Spagna, dove ? stato aggiunto anche un premio per i medici che li prescrivono. La Francia ha preferito autorizzare i farmacisti a sostituire la specialit? “firmata” con il generico, se disponibile. I tre paesi latini restano per? molto indietro. In Spagna il mercato del generico copre il 6 per cento della spesa farmaceutica, in Francia e Italia fatica ad arrivare al tre: in Germania ? al 50 per cento, in Gran Bretagna al 40.
    Ma anche il Regno Unito sta cercando di mettere a dieta il mercato. L’ultima stretta riguarda proprio il ticket sulle prescrizioni del National Health System in Inghilterra e Scozia. Il ritocco deciso la scorsa settimana ? di dieci penny ed entrer? in vigore ad aprile, quando i cittadini dovranno versare, per ogni ricetta, 6,40 sterline (cio? 9,52 euro). Grazie all’aumento, nelle casse dello Stato dovrebbero entrare – l’anno prossimo – 687 milioni di euro. Ma a quale costo sociale? Se lo sono chiesto in molti. “I pazienti con basso reddito che non possono beneficiare delle esenzioni soffriranno di pi?”, ha dichiarato John D’Arcy, presidente della National Pharmaceutical Association, che rappresenta gli 11 mila farmacisti del paese. “Sappiamo bene che i ticket dissuadono molta gente dal prendere i farmaci che i loro medici prescrivono”.
    Da www.repubblica.it

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