• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > Un mondo a parte, ma sotto tiro
    21
    apr.
    2004

    Un mondo a parte, ma sotto tiro

    Condividi su:   Stampa

    Dieci giorni dopo il funesto 11 marzo che con la strage di Madrid ci ha precipitato in quella che ? stata definita senza troppi distinguo ?la terza guerra mondiale?, ovvero ?il terrorismo su scala planetaria?, in Italia, a Roma, allo stadio Olimpico ? accaduto ?quel pasticciaccio brutto del derby Lazio-Roma?, sospeso per una malintesa questione d?ordine pubblico. Tifosi in campo, ?bufala? su un bambino travolto e ucciso da una camionetta della polizia, passa parola sugli spalti e nessuna fiducia dei tifosi nei confronti di prefetto e questore che negavano pubblicamente che il fatto fosse successo, e fortunatamente non era successo, incidenti e feriti a centinaia tra gli agenti intorno allo stadio, successivi conflitti di competenza tra le autorit? calcistiche e quelle dello Stato, con le prime a sostituirsi inopinatamente alle seconde, ecc.ecc., a confermare nel peggio che ormai da un pezzo quello del pallone ? ?un mondo a parte?.

    Ma forse l?enormit? della situazione pi? generale (cfr. la ?terza guerra mondiale?) che si sovrappone al ?mondo a parte? del calcio evidenziato dal caso-derby, ha impedito di considerare gli effetti e i rischi di tale sovrapposizione, che ci infila in un imbuto come mai ? accaduto in passato: tanto che l?unico riferimento ?storico? che mi viene in mente ci riporta a un quarto di secolo fa, con tutte le differenze del caso.
    Alla fine degli anni ?70 il terrorismo rosso e nero ha significato tantissimo per il degrado della vita individuale e collettiva del nostro paese, dall?incolumit? personale all?imbarbarimento dei costumi. Ma anche allora c?era naturalmente il calcio, con la sua presa sugli umori popolari, gli incidenti da stadio, gli interessi fortissimi a condizionarlo ecc. Mi ricordo che in un?intervista che feci all?epoca al sociologo Domenico De Masi, famoso allora come oggi, parlammo di ?attacco al cuore dello stadio?, parafrasando la formula cruenta purtroppo in voga. E giustamente De Masi obiettava che un conto era sequestrare Moro, e un conto Pruzzo, a quei tempi il centravanti idolo dei romanisti, per dire che comunque un?aggressione sul fronte calcistico avrebbe significato overdosi di impopolarit? insostenibile. Mischio qui telegraficamente concetti di psicologia sociale e problemi di ordine pubblico, quando ovviamente ci vorrebbe ben altro spazio per affrontarli (l?ho comunque fatto nei miei libri, ndr). Vi basti – per dare l?idea – focalizzare la ?eredit?? o ?deriva? terminologica che i gruppi di ultras da stadio manifestavano autonominandosi ?commandos?, ?brigate? ecc., mutuando all?epoca quasi tutti i ?segni? verbali dal terrorismo.
    Ma veniamo all?oggi, con una semplice considerazione: se stiamo rischiando giorno per giorno per i motivi credo a tutti noti e diversamente valutati ?la terza guerra mondiale?, la sovrapposizione con il calcio, o meglio con ?questo? calcio, truffaldino, inconsapevole, male organizzato, rischioso, paracriminale ecc., il calcio insomma di ?un mondo a parte?, non ce la possiamo proprio permettere.
    Si rifletta sul fatto che qui l?impopolarit? di cui si parlava prima, venticinque anni fa, per le Brigate Rosse e Pruzzo, non ha alcun diritto di cittadinanza. Gliene pu? fregare assai a Bin Laden o a chi per lui di far saltare in aria uno stadio, sembra addirittura troppo facile. Per non parlare degli aspetti logistici del luogo-calcio. Rimuginavo quella domenica sera del derby che se invece della (per fortuna) bufala del bambino travolto dalla polizia ci fosse stata la ?voce? di una bomba tipo Madrid, beh, sarebbe stata dura.
    Di tutto ci? sui media non si parla, e forse ? meglio cos?. Ma mi sembra inevitabile e urgente considerare che nel clima da ?terza guerra mondiale?, da qualunque capo si voglia afferrare il bandolo della matassa, non ci possiamo permettere un calcio cos?. E? vero, per Bin Laden o chi sia non sembra proibitivo purtroppo attaccare la nostra vita quotidiana, sembra impari la sua tragica ?partita? con Berlusconi e compagnia, inteso come governo di un paese occidentale cos? maldestramente esposto come l?Italia: ma sembra addirittura uno scherzo, un ?calcio di rigore? senza portiere, usare il pallone per ?farci del male?, se il pallone ? sempre Berlusconi, Galliani, Carraro, Matarrese ecc., insomma quel ?mondo a parte? che ? gi? fallimentare senza bisogno del terrorismo internazionale. Nessuna Cassandra, credetemi: basta guardare la realt? giornaliera (o domenicale, da stadio) senza paraocchi.
    Oliviero Beha

     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook