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    30
    apr.
    2004

    A proposito di un agnelli

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    Da www.dagospia.com E L?AVVOCATO CHIESE AL FIGLIO EDOARDO L?AUTOINTERDIZIONE: ?MI FARAI IL FAVORE DI SCRIVERE UNA LETTERA PRIVATA NELLA QUALE TU DICHIARI CHE VOLONTARIAMENTE NON FIRMERAI PI? ASSEGNI?? Tratto da: Edoardo senza corona?senza scorta A proposito di un Agnelli di Marco Bernardini Spoon River, Graphot Editrice Il professor Gustavo [Roll], una sorta di autorit? riconosciuta a livello internazionale nel contrastato e discusso regno del paranormale, gli aveva confermato l'esattezza e la credibilit? di quelle sue sensazioni nel corso di un incontro nella sua abitazione del centro storico di Torino. Quella sera, presente anche il celebre regista Federico (Fellini) accompagnato dalla sua inseparabile compagna Giulietta, Edoardo aveva potuto assistere allo svolgimento di quelli che il professore amava definire, sminuendo il suo talento, giochetti di societ?.

    A lui, francamente, erano parsi come autentici prodigi e ne era rimasto incantato come il bimbo che, per la prima volta, assiste ai numeri del mago sulla pista del circo equestre. Gli era piaciuta assai quella sorta di iniziazione ai misteri dell’insolito, in chiave cos? prudente e sabauda, e si era riproposto di tornare presto a casa del professore. In ogni caso quel “Lei, dottore, sente…” lo aveva colpito. Lui sapeva di sentire, anche se lo aveva confessato soltanto a pochi e fedeli amici. E, dunque, percep? netto che la presenza di Gianluigi (Gabetti), appena prima l’ora di pranzo, nel bel mezzo del giardino aveva un significato particolare. Non si trattava di una semplice visita di cortesia.
    Fu stupito, ma anche contento di incontrare Gianluigi. Finalmente, e di persona, avrebbe certamente messo in chiaro alcuni dettagli rispetto ad un rapporto che non lo aveva convinto fin dall’inizio e che, oggi, ancora meno gli rendeva la necessaria serenit?. Pens? al suo conto in banca, quello americano, e deglut? amaro. Sapeva di essere finito in rosso a causa di un’operazione di Borsa sballata nella quale era stato trascinato, telefonicamente, da mister Rourhe mentre si trovava in viaggio a Bali.
    Ma, altres?, non aveva mai nutrito dubbi di sorta sulla possibilit? e anzi la certezza di poter rientrare agevolmente nello spazio di pochissimo tempo. Grazie al mensile che gli era dovuto, come da accordi, per il suo lavoro nella societ? che custodiva la cassaforte della famiglia. Per? non un solo quattrino, al momento, era stato versato sul suo conto personale. E di questo Gianluigi avrebbe dovuto rendergli un minimo di motivazione. Non era certamente quello il momento ideale per mettersi a discutere di certe faccende, ma doveva essere stato il destino a farli incontrare l?, nella casa dei suoi genitori. Il dottore gli aveva detto che sarebbe stato a Parigi, quel giorno, e non ospite di pap?.
    Si fece coraggio e and? a cercare dentro se stesso un ? plomb sufficientemente autorevole ?Qual buon vento, Gianluigi carissimo. La sapevo o, evidentemente, la immaginavo in altra parte del mondo?.
    Colse, nello sguardo dell’interlocutore, prima stupore e successivamente un lieve imbarazzo. Il vento si stava alzando sempre pi?. ?Caro Edoardo, ci vediamo. Ero proprio sul punto di andare via. Un aereo mi aspetta, tra poco meno di un’ora?.
    In effetti, dal viale che portava al cancello della villa stava spuntando una vettura blu. ?Un attimo appena, comunque, che avrei da domandarle di alcune faccende che ci riguardano entrambi. Approfittiamo di questa bella giornata. Facciamo due passi. Vorrei che vedesse il teck del giardino che mia madre ha detto di aver fatto mettere in ordine per l’autunno. Poco tempo le ruber?. E il suo pilota non avr? da aspettare pi? del dovuto?.
    E fu in quel preciso istante che, preceduto da due siberian husky, comparve come uscito dal nulla suo padre. Mentre i cani, annusata nell’aria chiss? quale misteriosa preda, filavano dritti e veloci nel parco Edoardo si sent? prendere da sotto il braccio. Ma non era un gesto gentile. Piuttosto una stretta. ?Arrivederci, Gianluigi e buon viaggio. Tra un paio di giorni sar? da te?. Quel congedo paterno era un ordine. Il dottore salut? e si infil? nella sua automobile ordinando allo chaffeur di fare il proprio dovere. Edoardo riusc? a vedere che, mentre si sistemava per bene sul sedile posteriore, Gianluigi si era lasciato andare ad un lungo e profondo respiro. Segnale, inequivocabile, di scampato pericolo.
    ?Peccato davvero, pap?, avrei desiderato chiedergli alcune cose che mi stanno particolarmente a cuore. Pi? che altro mi ? parsa una fuga, la sua?.
    ?Parlane con me, piuttosto. Anzi, fammi dire. Perché per ci? che ho saputo da tua madre, la cosa mi piace niente. Un gesto delinquenziale, bello e buono, per il quale mi devi spiegazioni?.
    No, era veramente eccessivo. Mai suo padre, fino a quel giorno, aveva usato termini cos? pesanti. Delinquenziale. Inaccettabile perché falso.
    ?Se ti riferisci ai cento milioni che possedevo sul conto di New York…?.
    ?Proprio a quelli. Con un piccolo distinguo che fa la differenza. Quella somma non era tua. Perlomeno non soltanto tua, ma anche di tua madre?.
    Il tono della voce non saliva per sonorit?, ma cresceva in quanto ad acida vibrazione.
    ?Un investimento in Borsa. Di Rourhe ti sei sempre fidato. Io mi sono fidato. Le azioni sono crollate il giorno successivo al mio intervento. Come potevo immaginarlo? Io mi trovavo in viaggio quando l’amico mi ha raggiunto per telefono e non so come. Qualcuno di casa deve pur averglielo dato, insomma il mio numero di cellulare. ? stato convincente. E mi ha convinto sul serio. Dopo il disastro l’ho pi? sentito?.
    Era la pura e semplice verit? e suo padre non poteva non conoscerla. Sua madre men che meno. Mister Rourhe era il fiduciario per le operazioni a Wall Street. Ci doveva essere, sicuramente, dell’altro sotto le braci di una simile scenata.
    ?Uno o l’altro, la sostanza non cambia. L’atto delinquenziale rimane. Non per il denaro, ma per ci? che ha provocato quell’azione dissennata. Ricevo tutti i giornali. Anche Vanity Fair?. Colpito e affondato. Anche lui, Edoardo, aveva visto la copertina di quel giornale. “Il figlio dell’Avvocato esce allo scoperto” e, come sottotitolo a commento “Edoardo ? finanziariamente inaffidabile”. Poi sarebbe stato lui il delinquente terrorista!
    Ma cap? che non era quello il vero problema. Mai suo padre si sarebbe rivolto a lui con termini cos? pesanti e, di fatto, offensivi.
    ?Io ho tentato di fare un lavoro, nel mio piccolo. Ciascuno di noi cerca di fare ci? che ? nelle proprie possibilit?, con equilibrio e con serenit?. Gli errori, anche quelli, fanno parte del gioco. Non puoi sporcare a questo modo, dunque, ci? che ? frutto in ogni caso di un ragionamento onesto. Cos? sfasci tutto, caro pap?, e non mi aiuti certamente affinché io possa orientarmi dalla parte giusta?.
    Anche lui, come prima il genitore, senza alzare il tono della voce aveva cercato di essere il pi? freddo possibile. Non gli veniva bene, per?. Gli frullava in mente quella frase che aveva letto, qualche ora prima su La Stampa a firma del saggio Guido (Ceronetti), il suo editorialista preferito. “Qualsiasi cosa di male ti possano fare i tuoi genitori non potrai mai odiarli, perché sono sempre i tuoi”.
    Incalz?, concludendo, il padre ?Comunque sia ed in ogni caso mi farai il favore di scrivere una lettera privata nella quale tu dichiari che volontariamente non firmerai pi? assegni e né potrai dare ordini, anche telefonicamente o tramite fax, a chicchesia per operazioni bancarie o relative alla Borsa?.
    Sbacal?, Edoardo neppure tanto convinto di aver capito bene che cosa gli stava ordinando suo padre: una autointerdizione, praticamente. Pens? bene che fosse arrivato il momento di interrompere quel dialogo per lui diventato troppo doloroso. ?Scusa, pap?, ma credo proprio che non mi fermer? a colazione? la voce appena un filo per la rabbia repressa, per l’indignazione, per il dolore ?Saluta tu la mamma per conto mio e falle i complimenti per come ha sistemato il giardino che sembra un angolo di paradiso terrestre? (?)
    Da www.dagospia.com

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