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    24
    mag.
    2004

    Il reality show dell´orrore

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    Jean Baudrillard tratto da La Repubblica WORLD Trade Center: l´elettrochoc della potenza, l´umiliazione inflitta alla potenza, ma dall´esterno. Con le immagini delle prigioni di Bagdad ? anche peggio: si tratta di un´umiliazione, anch´essa simbolicamente funesta, che la potenza mondiale - l´America, nel caso specifico - infligge a se stessa. Un elettrochoc di vergogna e di cattiva coscienza: ? in questo il collegamento tra i due avvenimenti. Davanti a questi due eventi si ? scatenata una reazione violenta in tutto il mondo: nel primo caso un sentimento di sbalordimento, nel secondo uno di abiezione. Per l´11 settembre immagini toccanti di un avvenimento di fondamentale importanza, nell´altro immagini avvilenti di qualcosa che ? del tutto agli antipodi dell´avvenimento, un non-avvenimento di una banalit? oscena. L´abiezione, atroce e tuttavia banale, non soltanto delle vittime, ma degli sceneggiatori, estimatori di questa parodia della violenza.

    Perché il peggio ? che si tratta in realt? di una parodia di violenza, di
    una parodia della guerra stessa, nella quale la pornografia diventa la
    forma ultima di abiezione. Una guerra che ? impotente, che non riesce a
    essere soltanto guerra, soltanto massacro, ma ? una guerra che si estenua in un reality show grottesco e infantile, in una parvenza miserabile di potenza.
    Quelle immagini sono lo specchio di una superpotenza che, giunta al suo
    punto apicale, non sa pi? che farsene di se stessa, di un potere che ormai
    non ha pi? obiettivi, che ? senza finalit? perché senza nemici plausibili. Nella totale impunit?. Essa non pu? far altro che infliggersi
    un´umiliazione gratuita, e – come ben sappiamo – la violenza che si
    infligge agli altri non ? altro che la manifestazione di quella che si
    infligge a se stessi. Essa non pu? far altro che umiliare al contempo anche
    se stessa, avvilirsi, rinnegarsi in una sorta di perverso accanimento.
    L´ignominia, l´abiezione, ? il sintomo estremo di una potenza che non sa
    pi? che farsene di se stessa.
    Con l´11 settembre, vi ? stata come una reazione globale, la reazione di
    tutti coloro che non sanno pi? che farsene di questa potenza mondiale, che non la sopportano pi?. Nel caso delle sevizie inflitte agli iracheni ?
    ancora peggio: ? la potenza medesima che non sa pi? che farsene di se
    stessa e che non si sopporta pi?, salvo parodiare se stessa in modo disumano.Quelle immagini sono altrettanto funeste per l´America di quelle del World Trade Center in fiamme. Ci? nonostante l´America in sé non ? messa in discussione, ? inutile accusare gli americani: la macchina infernale si inceppa da sola, in gesti specificatamente suicidi. Di fatto gli americani sono sovrastati dalla loro stessa potenza, non hanno pi? modo di
    scongiurarla. Noi siamo coinvolti da quella potenza. ? l´occidente intero,
    la cui cattiva coscienza ? cristallizzata in quelle immagini, ? l´Occidente intero ad essere l?, nel sadico scoppio di riso dei soldati americani. Cos? come ? l´Occidente intero ad appoggiare la costruzione del muro israeliano.
    Quella ? la verit? di quelle immagini, una verit? di cui esse sono pregne:
    la smodatezza di una potenza che si designa da sé abietta e pornografa. La
    verit?, non la veridicit?. Perché a partire da l? ? inutile appurare se
    quelle immagini sono vere o sono false. Ormai e per sempre ci troviamo
    nell´incertezza, per ci? che concerne le immagini. Soltanto il loro impatto
    conta davvero, nella misura stessa in cui quelle immagini sono calate nella
    guerra. Non vi ? neppure pi? bisogno di giornalisti embedded, al seguito
    delle truppe: sono i soldati stessi ormai a scattarsi da soli delle
    immagini. Grazie alla tecnologia digitale, le immagini sono definitivamente integrate nella guerra. Le immagini non la rappresentano pi?, non implicano
    pi? una certa distanza da essa, né implicano percezione soggettiva o
    giudizio. Le immagini non appartengono pi? alla sfera della rappresentazione, né dell´informazione in senso stretto e di colpo la questione di sapere se occorra pubblicarle, riprodurle, diffonderle, proibirle e persino la questione “cruciale” di sapere se siano vere o false
    ? del tutto “irrilevante”.
    Perché le immagini siano vera informazione occorrerebbe che fossero altro dalla guerra. E invece oggi esse sono diventate virtuali esattamente come la guerra, dunque la loro violenza specifica si somma alla violenza specifica della guerra. D´altronde, con la loro onnipresenza, grazie alla regola oggi universalmente applicata del mostrare tutto, del
    tutto-visibile, le immagini, le nostre immagini reali, sono diventate
    sostanzialmente pornografiche, perché sposano spontaneamente il volto
    pornografico della guerra.
    In tutto ci?, e specialmente nell´ultimo episodio in Iraq, vi ? una
    giustizia immanente all´immagine stessa: ci? che punta sull´esibizione,
    perir? per causa sua. Volete il potere tramite l´immagine Allora perirete
    per il ritorno di immagine che ve ne deriver?.Gli americani ne fanno e ne faranno l´amara esperienza e ci? nonostante i sotterfugi “democratici”, nonostante le disperate parvenze di trasparenza, che a sua volta corrisponde a una disperata parvenza di potenza militare.
    Chi ha commesso quelle azioni Chi ne ? davvero responsabile Gli alti
    vertici militari La natura umana, che sappiamo essere bestiale, anche “in
    democrazia” Il vero scandalo non ? pi? nella tortura, ? nella slealt? di
    chi sapeva e non ha detto nulla (o di chi l´ha rivelato). Ad ogni modo,
    tutta la violenza reale ? spostata sulla questione della trasparenza: la
    democrazia si trova a doversi rifare una virt? tramite la divulgazione dei
    propri vizi.Esulando da tutto ci?, qual ? il segreto di quelle abbiette scenografie Ancora una volta, queste rispondono – andando oltre le peripezie strategiche e politiche – all´umiliazione dell´11 settembre. Vogliono rispondervi con un´umiliazione ancora peggiore, peggiore della morte
    stessa. Senza contare i cappucci – che di per sé costituiscono gi? una
    forma di decapitazione (alla quale a sua volta ha corrisposto l´effettiva
    decapitazione di un americano) – senza contare le pile di corpi e i cani,
    la nudit? forzata di per se stessa ? gi? stupro. E cos? abbiamo visto dei
    soldati americani far camminare degli iracheni nudi e incatenati attraverso
    la citt?, e nel racconto Allah Akhbar di Patrick Dekaerke, si legge di
    Franck, l´emissario della Cia, che costringe l´arabo a spogliarsi, gli fa
    indossare con la forza una gu?pi?re e delle calze a rete, lo fa infine
    sodomizzare da un maiale, e durante tutto ci? scatta delle fotografie che
    spedir? al villaggio dell´uomo e a tutti i suoi famigliari. Cos? l´altro
    sar? simbolicamente sterminato. Ed ? l? che salta agli occhi lo scopo di
    una guerra, che non ? quello di uccidere o di vincere: ? quello di
    annientare il nemico, di spegnergli (credo sia stato Canetti a dirlo) la
    luce del cielo.
    In effetti, che vorranno mai far confessare a quegli uomini, qual ? il
    segreto che dovrebbero estorcere loro ? semplicemente ci? nel cui nome, in
    virt? di cui, essi non hanno paura di morire. Quella ? l´invidia profonda,
    la vendetta dei “zero morti” su coloro che non ne hanno paura, in nome
    della quale infliggere loro qualcosa di ben peggiore della morte
    L´impudicizia radicale, la vergogna della nudit?, la spoliazione da ogni
    velo. ? sempre quello il problema, la trasparenza: strappare il velo alle
    donne, incappucciare gli uomini per farli sembrare ancora pi? nudi, pi?
    osceni Tutta questa mascherata che incorona l´ignominia della guerra, fino a quel travestimento in quell´immagine, la pi? crudele di tutte (la pi? crudele per l´America) perché la pi? fantomatica, la pi? “reversibile” di tutte: la foto di quel prigioniero minacciato di essere folgorato e diventato tutto intero travestimento, un membro del Ku Klux Klan, crocifisso dai suoi consimili. In quell´immagine l´America si ? davvero folgorata da sola con una scarica elettrica.

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