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    29
    mag.
    2004

    Se cerco fedelt? mi compro un cane?

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    da www.dagospia.com Pippo Baudo intervista CESARE ROMITI per Mondo Salute Com'? iniziata l'avventura nel lavoro? Io ho lavorato da molto giovane. Persi mio padre che avevo diciassette anni, volevo fare l'universit?, ma per poterla fare dovevo cominciare a lavorare. Ho lavoricchiato gi? dagli anni dell'universit? proponendomi di farla - allora c'era la regola secondo cui chi aveva nell'anno fra tutti gli esami la media del 27 non pagava le tasse per l'anno dopo - senza aggravio per la famiglia.

    Dovendo essere bravo per forza!
    Siccome avevo voglia, quindi o eri bravo o c’era poco da fare.
    I primi ostacoli quando sono arrivati nel corso della vita?
    Ho avuto tutta la prima parte di lavoro in un’azienda che oggi non c’? pi?, la Bomprini Parodi Delfino. Devo dire che l? sono arrivato fino al grado di direttore generale, poi abbiamo fatto la fusione con la Snia Viscosa che era un’azienda quotata in borsa. Fin l? devo dire che grandi problemi non ne ho avuti. Facevano il DDT, dicloro-difenil-tricloretano, appena dopo la guerra che sconfiggeva le zanzare e altri insetti. Poi Cuccia, che avevo conosciuto al momento della fusione fra Bomprini Parodi Delfino e la SNIA, mi disse: “sarebbe disponibile? Insomma vorrebbero lei per il posto di amministratore delegato dell’Alitalia” Io dissi: “Ma non so niente del trasporto aereo”. “Non importa, risposero, bisogna avere gente che capisca come si gestiscono le imprese. Gli specialisti stanno sotto, ma la mente, la strategia stanno sopra.”
    Cos? andai. Stetti praticamente tre anni in Alitalia come amministratore delegato e capii le prime difficolt? vere. A parte che una compagnia di trasporto aereo ? un’azienda difficile, c’erano da fronteggiare lotte sindacali, i piloti, le hostess, gli stewards, gli impiegati, quelli dello scalo…
    C’era una febbre continua all’Alitalia e ancora oggi.
    L? ebbi le mie prime preoccupazioni. Per? mi servirono molto quando, anni dopo, andai in Fiat e trovai una situazione dimensionalmente molto pi? grande ma nella sostanza uguale.
    Quindi l’avventura in Alitalia ? stata un colpo di fortuna?
    E’ stata una scuola. La ricordo ancora con grande apprensione, ma per fare esperienza ? stata unica.
    Quali sono le cose di cui non si pu? fare a meno nella vita?
    Ce ne sono diverse: parliamo della vita in generale di un uomo o parliamo sempre di lavoro?
    Parliamo della vita di un uomo.
    Nella vita di un uomo innanzitutto bisogna che qualunque cosa si faccia, si faccia con serenit?. Se ognuno fa le cose con affanno, con l’orgasmo e con la preoccupazione che deve pure esistere, la vita in generale diventa un’angoscia, un’ossessione. Quindi ? importante essere sereni. In quello io ci riesco abbastanza. Cos? alla sera, quando mi metto a letto, dormo. Questo ti ricarica. Poi, ti devi circondare di persone, non tanto per affetto, ma per lealt?. In Fiat pi? di una volta ho dovuto rispondere a gente che mi diceva “ti sono fedele”, che non mi interessa. Se io voglio fedelt? mi compro un cane.
    Voglio gente che ti sappia anche contrastare. Se la decisione spetta a me, la prendo; ma intanto tu mi devi dire come la pensi.
    L’AMICIZIA
    Per uno che arriva ai vertici della vita del Paese, ai vertici industriali, c’? ancora posto per gli amici?
    E’ un sacrificio che uno deve fare. Il posto c’?, manca il tempo. Allora se gli amici non li frequenti, non li coltivi l’amicizia spesso scade.
    Per? c?? bisogno dell’amicizia, ? indispensabile?
    Assolutamente.

    Si parla con nostalgia e rimpianto degli anni ?50,?60,?80,?90: adesso si parla del terzo millennio. Che Italia ? questa? Riusciamo a decifrarla, riusciamo a raccontarla?
    Decifrarla e raccontarla forse ci riusciamo: possiamo tentare almeno; arrivando a una conclusione: che dobbiamo non farci prendere dal confronto con gli anni di fine millennio. Se guardiamo a quello ci viene addosso una malinconia, una di quelle frustrazioni, che levati. Allora bisogna avere fiducia nelle persone, cercare di capire i giovani, capire la gente che ti sta intorno. Capire che la vita ? cambiata e che certe cose che a suo tempo uno non avrebbe mai fatto, oggi invece si fanno. C’? uno scadimento generale.
    CLASSE DIRIGENTE
    Ma c’? una classe dirigente nuova in questo Paese?
    No, non si vede, non emerge. Questo porta di conseguenza ad una situazione, anche politicamente parlando, di conduzione del Paese – non parlo dell’attuale governo ma degli ultimi dieci anni, quindi ci comprendo la sinistra, la destra, il centrodestra – qualitativamente scadente.
    Se uno guarda indietro e ricorda la qualit? media dei parlamenti italiani di quegli anni, c’? un abisso.
    Ma questa non ? una conseguenza del ’68? Quelli che erano studenti in quell’epoca oggi sono classe dirigente…
    Ma questo ? capitato anche ad altri Paesi, dove per? la classe dirigente ? un po’ meglio. La Francia ad esempio ha avuto un ’68 pi? violento – ma pi? rapido; noi abbiamo avuto un ’68 meno violento che non finiva mai. Adesso stiamo forse peggio.
    II bipartitismo si addice a questo Paese o noi siamo tanto diversi l’uno dall’altro?
    Finora non ha dimostrato che possa risolvere i problemi di questo Paese. Una volta la differenza tra repubblicani, socialdemocratici e liberali era minima. Se prendiamo la legislazione tedesca, una elezione in cui chi non raggiunge una determinata percentuale c’? lo sbarramento, resta per? la possibilit? di creare pi? alternative. Quella italiana non ti atto d? nessuna possibilit? di creare alternative.
    DEMOCRAZIA CRISTIANA
    Si sente la mancanza della Democrazia Cristiana in questo Paese?
    La DC ha fatto tanti errori. In certi momenti eravamo in difficolt?; tuttavia pur con i suoi difetti, con il suo modo di fare, la DC aveva un senso dello Stato, ha creato, ha formato e portato avanti una classe dirigente importante!
    C’? all’orizzonte una nuova DC?
    Non mi pare, direi proprio di no.
    EUROPA
    Questa Europa: bisogna crederci tanto o ? un’illusione?
    L’Europa era un sogno di coloro i quali l’hanno creata: nasceva con sei Paesi ed era molto pi? facile tenerla unita. Ricordo che quando da sei Paesi si allarg? a Spagna e Portogallo, io dimostrai preoccupazione. Oggi non so come possa funzionare. Chiss? in futuro, un’Europa a venticinque, con l’unione commerciale.
    Questo grande continente come fa ad essere un unico Paese?
    In un’Europa cos? concepita manca la differenziazione culturale: ? come se ogni Paese dovesse spogliarsi della propria cultura a beneficio di una cultura europea, che non c’?. Ci sono tante culture dei singoli Paesi: l’italiana, la francese, la tedesca, ma non c’? una cultura europea.
    Non c’? cultura dominante?Unificante, soprattutto. D’altra parte, contemporaneamente a questo concetto di Europa emergono esigenze federaliste regionali. Che senso ha?
    L’esigenza regionale paradossalmente avrebbe anche un suo senso, perché l’Europa, oggi, ? pi? attaccata al governo locale che non al governo nazionale.
    La gente si sente pi? rappresentata?
    Certo, si sente pi? rappresentata e pi? vicina ai propri problemi. La recente indagine del CENSIS di De Rita, rivela che la gente vuole andare dalle grandi citt? nella citt? pi? piccola.
    L’INFORMAZIONE
    II percorso al contrario, com’? avvenuto negli anni ’50. Si ritorna nei piccoli centri, dove si conosce il sindaco, il vigile urbano…
    Nel piccolo c’? pi? vita comune: nella citt? non c’? pi? vita comune. In grandi citt? come Roma, Milano, ma parlo anche di Parigi, vorrei parlare di Francoforte o di Berlino, non c’? pi? la vita di relazione, che invece ancora oggi ? importante.
    Dell’informazione di oggi che cosa dobbiamo fare? Questi giornali, che ruolo devono avere?
    Dovrebbero staccarsi completamente da quella che ? la televisione che d? la notizia ma costituisce praticamente il titolo di un articolo di giornale. Lo sviluppo, l’approfondimento, l’entrare nei problemi in cui la televisione non pu? andare: questo d? l’idea, l’essenza della vita di un giornale.
    L’ISTAT ha detto che ci sono 22 milioni di neoanalfabeti, cio? gente che ha superato la terza media, che non prosegue nell’acculturamento, non si informa, non legge: ? una percentuale paurosa; quasi met? del Paese, che non segue pi? i suoi flussi culturali. ? spiegabile?
    Sono pochissimi in ltalia i lettori dei giornali in confronto a Francia, Germania, Gran Bretagna, la stessa Spagna; probabilmente, per questo imbarbarimento bisognerebbe fare qualcosa.
    Per contro si registrano episodi strani: Sermonti va a leggere Dante in una chiesa e questa non riesce a contenere tutta la gente che vuole entrare.
    Per? sono minoranze…
    Sono minoranze, per? c’? una trafila. Vuol dire che se uno educa la gente alle cose belle; anche a coloro i quali hanno studiato poco le cose belle piacciono. Bisogna sapergliele presentare, sapergliele dare.
    La politica interessa ancora la massa?
    Meno del calcio, che va malissimo pure lui. Ma non ne parliamo.
    Ma il calcio ? la metafora di questo Paese.
    Esatto, ? proprio la metafora di questo Paese. La politica interessa perché la gente ci vede l’agone, la battaglia, la sfida come fra due che fanno i cento metri. La politica fra l’altro dovrebbe insegnare al Paese certe cose; il governo del Paese ? una delle cose pi? nobili che si fanno. Se prendiamo dalla Grecia antica fino ad arrivare ai giorni moderni, queste cose erano vere, invece oggi non lo sono pi?.

    Una volta uno si dava alla politica perché voleva amministrare la cosa pubblica, c’erano gli ideali…
    Poi ritornava alla sua vita privata, dopo aver fatto un periodo di servizio per il Paese.
    Ormai ? una carriera. Bisogna essere ottimisti o pessimisti?
    Nella vita bisogna essere sempre ottimisti; guai a farsi prendere dal pessimismo; ? giusto essere consapevoli che le cose non sono buone e poi mai arrendersi.
    da www.dagospia.com

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