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    09
    ago.
    2004

    Contributo obbligatorio: giusto o no?

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    Cari Amici, Vi segnalo una cosa che mi indigna un po'. Con l'art. 52 comma 23 della legge n.289/2002 ? stata estesa l'obbligatoriet? della contribuzione ONAOSI (opera nazionale per l'assistenza degli orfani dei sanitari italiana) a tutti i sanitari (medici, farmacisti, veterinari).

    Premesso che tale contribuzione era gi? detratta dalla busta paga dai dipendenti pubblici ospedalieri, tale contribuzione ? stata estesa, a partire dal 2003 a tutti sanitari professionisti (dipendenti e non). L’importo ? proporzionato all’et? variando dai 100 euro all’anno in su.
    Nulla in contrario a ci? che concerne la solidariet?, anzi ben venga. Il modo tuttavia non mi convince. Se ? vero che l’onaosi ha 120 anni di storia, ? pur vero che negli ultimi 50 anni la natalit? si ? ridotta da 4-5 figli a famiglia a poco meno di 1. In teoria gli orfani di oggi sono circa 1/5 rispetto a 40 anni fa. Dunque perch? questa necessit?. Rispetto a 120 anni fa l’eta media si ? allungata, cos? le possibilit? di morte precoce.
    Oggi, grazie alle risorse economiche di cui mediamente ususfruisce un farmacista, medico o veterinario, si provvede automaticamente all’autoassicurazione contro malattie, morte ecc. Peraltro molte delle quali sono convnezionate con i vari enti previdenziali di appartenenza (ad esempio ENPAM con assicurazioni Generali).
    Dunque in teoria le necessit? economiche per far fronte a determinate sovvenzioni dovrebbero ridursi, stando alle statistiche. Non trovo comunque corretto il modo di rendere obbligatoria una contribuzione di solidariet?, rivolta a categorie professionali tuttosommato abienti, rispetto ad altre. Perch? allora non rendere obbligatoria la contribuzione nei confronti dei figli dei disoccupati, degli orfani delle forze dell’ordine, dei minatori, per l’ambiente e cos? via. Non credo che una persona possa essere obbligata a tale specifica contribuzione, anacronistica e poco elegante (aggiungo). Sono convinto che in un paese civile, quale ? il nostro, sia un dovere del cittadino offrire contributi di solitdariet?; contributi rivolti per? a chi meglio si ritenga opportuno e di entit? pari alle disponibilit? di chi li offre.
    Opterei allora verso uno stato previdenziale che si occupi di trovare lavoro e assistenza a i tanti laureati medici non ancora occupati (e magari orfani, figli di operaio), che potrebbero avere difficolt? a far fronte a tale contribuzione. Non vorrei essere demagogico nell’affrontare questo argomento, ma c’? qualcosa che non mi quadra.
    Potrei commettere un errore di ingenuit? nel valutare le cose, ecco perch? vi pregherei di sottoporre all’attenzione di esperti il mio quesito: e’ giusto contribuire obbligatoriamente o no?
    Cordiali saluti
    Dott. Giuseppe German?
    (medico non orfano)

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