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    27
    set.
    2004

    Il re di giordania: “sono vive”

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    da www.corriere.it Il re Abdullah di Giordania intervistato dal Corriere ?Sono vive, stiamo cercando di liberarle? Il sovrano al Corriere: ?Sono attivi tutti i nostri contatti AMMAN - E' un messaggio di speranza: regale e autorevole. Un prezioso e confortante messaggio che pu? alleviare l'angoscia delle famiglie di Simona Pari e Simona Torretta, e dell'intero popolo italiano. Maest?, lei domani arriva a Roma e trover? un Paese sotto choc. Non riusciamo a immaginare che cosa accadrebbe se le nostre due ragazze, volontarie della pace, venissero uccise. Mi dica francamente: pensa che siano ancora vive?

    Re Abdallah di Giordania ? un leader schietto e sincero. Guarda dritto negli occhi l’inviato del Corriere, trasmette tutta la sua solidariet? e risponde: ?L’informazione di cui dispongo, in questo momento, ? che entrambe le ragazze sono vive. Come sa, lavoriamo assieme al suo governo sin dal momento in cui sono state rapite. Con l’aiuto dell’intelligence stiamo cercando di localizzarle, e stiamo utilizzando tutti i nostri contatti con leader e gruppi all’interno dell’Iraq per ottenere il loro rilascio. Vede, quelli che compiono atti efferati in nome dell’Islam non sono musulmani. So che viene usato il termine “estremisti musulmani”, ma non puoi essere un estremista musulmano o cristiano se utilizzi il nome di Dio per colpire gli indifesi e umiliare la dignit? dell’uomo. No, non sono musulmani quelli che uccidono i bimbi russi dell’Ossezia o rapiscono due volontarie italiane che lavorano in Iraq per aiutare un altro Paese a costruire il suo futuro?.
    La Giordania ? stata capace di ottenere la liberazione dei suoi ostaggi. So che avete canali importanti soprattutto nel triangolo sunnita. Ci pu? aiutare? Ha buone notizie da portare marted? al nostro governo?
    ?Mi sono spesso calato nel vostro dolore anche perché avverto la profonda umanit? del popolo italiano. Mi hanno commosso le manifestazioni e le candele accese sui balconi delle vostre case per ricordare i bimbi russi, ammazzati in un Paese lontano. Mi colpisce sempre la vostra generosit? senza frontiere. Oggi bisogna combattere il diavolo, e a volte per salvare altre vite innocenti bisogna pagare un tributo alla sofferenza. Tutto ci? che potremo fare per le due ragazze, sar? fatto. Spero e prego di poter avere, da qui a marted?, buone notizie. Sarebbe meraviglioso?.
    Come giudica le relazioni tra Giordania e Italia?
    ?Eccellenti. Ho uno strettissimo rapporto con il vostro presidente Ciampi e con il primo ministroBerlusconi, che ringrazio per il sostegno, davvero unico, che d? al mio Paese. Negli anni scorsi, nei momenti pi? difficili, ci avete sempre offerto il 10% di aiuto in pi?. L’Italia ha un grande ruolo internazionale, quindi durante la mia visita parleremo soprattutto dell’Iraq. Mi permetta poi di dire una cosa: qui, i romani costruirono le strade; adesso i migliori progetti per le nostre autostrade sono italiani?.
    Si ? fatto un’idea dei rapitori?La loro strategia non le ricorda quella degli ostaggi nel Libano degli anni 80?
    ?S?. Anche ora abbiamo due tipi di rapitori: ci sono gli estremisti religiosi, i pi? pericolosi e disumani: non gli importano la legge e i diritti degli individui. Sono terroristi e basta. Il secondo gruppo ? composto da organizzazioni criminali. Rapiscono la gente per denaro. E’ ovvio che ? assai pi? facile ottenere qualcosa dai criminali. Per loro ? soltanto un business?.
    Ma come si fa a rompere questo circolo vizioso?
    ?La sola cosa da fare ? rafforzare l’attuale governo iracheno del premier Allawi. Non ci sono alternative. Ho sempre pensato che sia stato un errore smantellare le forze armate irachene. Riavere in uniforme il 10 per cento del vecchio esercito significherebbe togliere dalla strada 40.000 senza lavoro. Per questo, mi sento triste e frustrato quando penso alle sfide che il premier Allawi deve affrontare. Dobbiamo aiutare questo governo a riportare la stabilit? perché, se fallisce, l’alternativa sar? ancor peggiore. E’ un obbligo morale. Noi ci siamo assunti la responsabilit? di addestrare 30.000 poliziotti e migliaia di soldati iracheni, ma sin dal primo giorno ho detto che occorreva tempo. Sono un soldato, e so che un certo standard non si raggiunge dall’oggi al domani?.
    Perché, a suo parere, il vecchio esercito ? stato smantellato, e persino ai medici degli ospedali e agli insegnanti ? stato detto di andarsene a casa?
    ?La ragione ? che alcuni esiliati iracheni – Chalabi era uno di questi – non volevano i militari come parte delle istituzioni. Sapevano che la stabilit? dell’Iraq avrebbe ridotto il loro ruolo. Nel caos, invece, gente come Chalabi pensava di avere il controllo?.
    Vuol dire che ? stato Chalabi a far commettere questo errore agli americani?
    ?La mia opinione, sulla base di quel che succede oggi, ? che gente come Chalabi ne ? responsabile. Lo sa che ora ha grandi contatti con l’Iran? Non ? pi? nel campo del Pentagono, ? passato in quello di Teheran. E pensi che c’? ancora qualche americano che lo definisce un brav’uomo?.
    Pensa che vi saranno le elezioni all’inizio del 2005?
    ?So che il premier Allawi sostiene che verr? rispettato il programma. Da osservatore internazionale, non penso che l’attuale instabilit? possa condurre al voto in gennaio ?.
    Pochi mesi fa, Maest?, la Giordania ha neutralizzato un gruppo che stava preparando un micidiale attentato contro il suo Paese con esplosivi e componenti chimiche. Lei ha dichiarato che i terroristi avrebbero potuto uccidere almeno 80.000 persone. La mente di questo piano era un cittadino giordano, Abu Musab Al Zarkawi, che oggi ? lo stratega della stagione di terrore in Iraq. Che idea si ? fatta di Zarkawi? Chi ? quest’uomo?
    ?Per quel che so, era una specie di criminale da strada nella citt? di Zarka. Non aveva certo la fama d’essere intelligente o brillante. Improvvisamente, da criminale e ubriacone, ? finito fra le braccia della rete di Al Qaeda. Adesso, Zarkawi ? diventato un elemento problematico in Iraq dove mi pare che goda di un credito immeritato. E qui vorrei affrontare il problema dei mass media?.
    Che cosa intende, Maest??
    ?Consentire ai terroristi accesso illimitato sui giornali e alla televisione accresce la loro forza. Ora, io non credo che sia possibile sradicare tutti i gruppi che sequestrano la gente, ma se la comunit? internazionale, tutta assieme, decidesse di non permettere di utilizzare i media per farsi propaganda, diffondendo immagini con l’umiliazione degli ostaggi, una parte del problema potrebbe essere risolto. Certo, ci sono immagini che fanno sensazione. Ma non aiutiamo noi stessi, consentendo ai terroristi una gratuita pubblicit??.
    Il segretario alla Difesa americano Rumsfeld ha detto che i soldati Usa potrebbero ritirarsi anche prima della pacificazione dell’Iraq. Condivide? In altre parole: pensa che le forze armate straniere, comprese quelle italiane, debbano restare o andarsene?
    ?Non sta a me giudicare le decisioni nazionali dei singoli Paesi. In teoria, tutti speriamo che i soldati stranieri lascino al pi? presto, restituendo l’intera responsabilit? agli iracheni. Ma la realt? sul terreno impone alle forze della coalizione di restare per qualche tempo, per aiutare la societ? irachena a consolidarsi?.
    Pensa che cambier? qualcosa dopo le elezioni presidenziali americane?
    ?Non credo che l’impegno americano in Iraq, sia che venga riconfermato George Bush sia che vinca John Kerry, cambier? sostanzialmente?.
    Il conflitto di Palestina continua ad aggravarsi. Ritiene che la decisione del premier israeliano Sharon di ritirarsi da Gaza e di smantellare gli insediamenti ebraici nella Striscia sia un’opportunit? da non perdere?
    ?Dipende da quella che sar? la fine del processo. In principio, il ritiro da Gaza e lo smantellamento delle colonie ? un passo positivo perché va nella direzione della Road Map. Ma se smantellare gli insediamenti da una parte significa aprirne di nuovi in un’altra, ecco, questo creerebbe ancor pi? problemi?.
    Mi pare che lei continui a credere nella Road Map.
    ?Non ci sono alternative. E’ l’unico articolato e bilanciato piano per garantire i diritti di israeliani e palestinesi. Vede, per la prima volta affiora il timore che non vi siano pi? gli elementi per avere un accettabile stato palestinese indipendente, in quanto vediamo che la superficie dei territori si riduce. A Taba, nel 1998, si parlava del 98% della terra, ora si parla di 48-50%. Quale sar? l’ampiezza dello stato palestinese fra due anni? Lei capir? che noi giordani potremmo pagarne il prezzo?.
    Considera il presidente Arafat parte del problema o parte della sua soluzione?
    ?Credo che la leadership palestinese, e non soltanto Arafat, sia in questo momento parte del problema. Perché le lotte al vertice permettono al premier israeliano Sharon di sostenere che non esiste un partner con cui dialogare. Quindi, non ? colpa dei Paesi arabi o della comunit? internazionale se la Palestina diventa pi? piccola ogni giorno. Penso che la leadership palestinese debba lavorare unita, in armonia, altrimenti la situazione si aggraver??.
    Maest?, in Giordania si ? svolta quest’anno la pi? imponente manifestazione contro il terrorismo che mai sia stata fatta nel mondo arabo. Sua moglie, la regina Rania, ne ? stata l’anima. Non pensa che la maggioranza silenziosa del mondo musulmano debba svegliarsi, ora, subito, e condannare, a voce alta e forte, un terrorismo devastante che colpisce, prima di tutto, il vero Islam?
    ?Assolutamente. Non soltanto in Giordania, ma l’intera comunit? islamica deve discreditare questi terroristi che usano la nostra religione.Mi fa paura quel che si dice: non ogni musulmano ? un terrorista, maogni terrorista ? musulmano. E’ questo che dobbiamo combattere. Il vero obiettivo dei terroristi non ? il cristianesimo, ma ? la maggioranza dei musulmani moderati e ragionevoli. E allora s?, bisogna alzare la voce, ma non basta ancora. Con i fatti e i comportamenti dobbiamo lottare contro gli estremisti, ovunque si nascondano. Il problema ? che la maggioranza silenziosa ? sempre in difesa. Oggi bisogna agire?.
    Antonio Ferrari

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