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    30
    set.
    2004

    Super scelli show

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    da www.dagospia.com IL VIDEO DEL RILASCIO E? FASULLO GIRATO DA SCELLI? AL JAZEERA:?ABBIAMO RICEVUTO IL VIDEO DA UNO SCONOSCIUTO? SIMONA P: ?MI MANCA MOLTO L?IRAQ? FERRARA: SINDROME DI STOCCOLMA ?PRIMA DI TORNARE IN IRAQ, FACCIANO COLLETTA PER RIDARE IL RISCATTO" E? davvero una vanit? bipede. E forse un videoamatore da invitare alla Mostra del Cinema di Venezia, sezione cortometraggi. Ma andiamo con ordine. Intanto, prima di scapicollarsi tra le poltroncine di Vespa, oggi pomeriggio era in onda su Sky Tg24. A Diaco ha consegnato, scrive l?Ansa, ?un filmato di 15 minuti, fornito dalla Cri, che riprende alcuni momenti dell'attivit? sanitaria dell'organizzazione di volontariato italiana a Baghdad ed, in particolare, i convogli umanitari (dello scorso aprile e maggio) a Falluja che testimoniano i contatti tenuti dal commissario Maurizio Scelli con rappresentanti degli sciiti e dei sunniti per trattare la liberazione di Stefio, Agliana e Cupertino?.

    Nel filmato si vede, ad esempio, continua il lancio Ansa, Scelli che parla con l’esponente del Consiglio degli Ulema Al Kubaisi. Piu’ volte e’ presente Navar, il medico iracheno che ha svolto una funzione di mediatore, oltre che di traduttore, nelle trattative?. Bene, un trionfo mediatico che ha oscurato del tutto l?intelligence Sismi dei Pollari. Ma il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Cos? spunta un inquietante lancio Adnkronos ?La telecamera che riprende le due Simone con il volto coperto da un lungo velo nero, non era di operatori di Al Jazeera’: “No, non siamo noi ad averle filmate, abbiamo solo ricevuto il video”. A parlare e’ il redattore capo di ‘Al Jazeera’, Amhed Check, intervistato telefonicamente dall’emittente romana Radio Citta’ Futura, che inserisce cosi’ un nuovo elemento di incertezza nella vicenda della liberazione di Simona Torretta e Simona Pari. Ancora: “Non erano nostri operatori”, ha proseguito Check. “Abbiamo ricevuto il video da qualcuno di cui non conosciamo l’identit?”. Alla richiesta di una precisazione sull’orario in cui la tv araba ha ricevuto il video, il redattore capo non si sbilancia: “Non ne sono certo. E’ difficile dirlo. L’unica cosa che sappiamo e’ che abbiamo deciso di trasmetterlo solo dopo averlo esaminato attentamente”. Ad analizzare il video Check afferma di aver impiegato “un’ora piu’ o meno. Eravamo ormai sicuri che le due donne erano state liberate e a quel punto abbiamo deciso la trasmissione. Si trattava di un evento positivo, una bella notizia per questo abbiamo deciso di mandarlo in onda”. Chiaro? La Cnn araba non ha girato quel breve video della liberazione in cui le due Simone imburkate svelavano il loro volto e sorridenti davano la mano a Scelli. Una scena che ha riempito di gioia tutti noi ma che ? vera come un reality show. Il rilascio ? avvenuto in un altro posto e senza videocamere. Quello che ha ricevuto Al Jazeera era un ?promo? girato in un secondo tempo, con le due imbarazzate Simone alle prese con il cappuccio. Chi lo ha girato? Un collaboratore di Scelli, con il crocerossino vanitoso nel ruolo di regista, per caso? 2 ? ?MI MANCA MOLTO L?IRAQ? (Adnkronos) – “Il primo pensiero e’ stato rivolto alle nostre famiglie e ai nostri cari. Vorrei ringraziare tutti voi per la vicinanza e per noi ? stata una grande sorpresa trovare tutta

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    questa solidariet?. Non ce l’aspettavamo”. Lo ha affermato Simona Torretta parlando con i giornalisti. Alla domanda se sia favorevole o meno al ritiro delle truppe dall’Iraq ha risposto seccamente affermando “certo” e si ? detta inoltre convinta della possibilit? di un suo ritorno in Iraq dicendo “ci spero”. La volontaria di ‘Un ponte per…’ ha poi sottolineato: “Ci hanno trattato con rispetto e dignit? e hanno riconosciuto il nostro lavoro”. Anche Simona Pari ha detto ai giornalisti di sperare “di tornare presto in Iraq, ? un paese che amo davvero molto”. La volontaria ? scesa per qualche minuto sotto la sua casa di Rimini. “Sono serena, sto molto bene e voglio assolutamente ringraziare tutte le persone che ci sono state vicino -ha aggiunto- sappiamo che c’? stata grandissima solidariet? e ne siamo molto felici”. La Pari, insieme al padre, ha rivolto un pensiero alla collega Simona Torretta. “Ovviamente mi manca molto Simona -ha infatti aggiunto- che in questo momento non ? con me e mi manca molto l’Iraq”. “E’ probabilmente stato il primo momento quello pi? difficile -ha riferito- ma siamo sempre state trattate con molto rispetto”. La ragazza nel ringraziare “tutti per tutto quello che ? stato fatto” ha inoltre lanciato un appello: “Vi chiedo e chiedo a tutti di non dimenticare l’Iraq perch? in questo momento, in quel Paese, stanno succedendo delle cose molto brutte. L’Iraq ? sempre nel mio cuore”. “Nell’atto concreto -ha concluso- vuol dire continuare a capire cosa sta accadendo, continuare a denunciarlo e cercare di cambiare una bruttissima realt? anche ritirando le truppe”. Simona Torretta e Simona Pari hanno espresso entrambe la volont? di effettuare il pellegrinaggio al santuario del Divino Amore. 3 ? TE LO DO IO IL CORANO! Da www.repubblica.it – Nel video della liberazione delle volontarie italiane trasmesso da Al Jazeera, Simona Torretta tiene in braccio una scatola di cartone, dalla quale non si separer? mai nelle ore successive, neanche all’arrivo a Ciampino. Cosa contiene in quella scatola? In un primo tempo, si pensava che nel cartone ci fossero dei dolci regalati dai rapitori agli ostaggi per affrontare il viaggio di ritorno in Italia. Ora sembra invece che la scatola contenesse dei libri, per la precisione una traduzione in inglese del Corano. Il commissario della Croce Rossa, Maurizio Scelli, aveva effettivamente riferito che i sequestratori avevano voluto salutare le ragazze con una scatola di dolciumi e caramelle. “Serviranno per il viaggio”, avrebbero detto i rapitori liberando le due Simone. Ma oggi, rispondendo alle domande dei giornalisti, Simona Torretta ha fornito un’altra versione dei fatti: “I rapitori ci hanno regalato dieci volumi con la spiegazione e la traduzione del Corano in inglese”, ha detto riferendosi alla scatola. FERRARA: SINDROME DI STOCCOLMA (ANSA) – Prima di ripartire per l’Iraq, Simona Pari e Simona Torretta facciano una “colletta tra i valorosi pacifisti italiani e restituiscano l’importo”. E’ quanto scrive il direttore del ‘Foglio’ Giuliano Ferrara sul numero di domani, rispondendo ad un intervento di un lettore. “Le due Simone, finalmente salve e libere – afferma il lettore – non si sono smentite: si sono presentate al cospetto dei media di tutto il mondo vestite da arabe e hanno rilasciato dichiarazioni di comprensione e rispetto per i loro sequestratori. Intanto, i loro amici italiani hanno pubblicamente ringraziato, nel comunicato ufficiale, le “organizzazioni della resistenza irachena” mettendole sullo stesso piano dei governi che si sono adoperati per la liberazione delle giovani donne. Se ci fossero ancora dei dubbi basterebbe riflettere sui ragionamenti dei capi delle Ong interessate, tutti protesi a tessere l’elogio dei paesi arabi e della mobilitazione (in verit? si ? trattato di “quattro gatti”) di quelle societ? civili. Quanto alla vicenda del pagamento di un riscatto – prosegue – Silvio Berlusconi farebbe bene a non stare troppo tranquillo. Chi ha visto “Ballaro” ha certamente capito, ascoltando le incursioni di Giovanni Floris sull’argomento, che qualcuno prima o poi cercher? di scrivere nel conto del governo quel milione di dollari che sarebbero stati pagati al gruppo dei rapitori”. “C’? un evidente elemento consensuale in questo sequestro, che pu? essere ascritto a una sindrome di Stoccolma prolungata nel tempo da parte di volontarie umanitarie che amano il “popolo iracheno” e idealizzano la sua “resistenza” all’invasore oppure a qualcosa di pi? preciso – scrive l’Elefantino – Quanto al riscatto, ? evidente che prima di tornare in Iraq a rischiare per loro e per noi, le due ragazze devono fare una colletta tra i valorosi pacifisti italiani e restituire l’importo: i soldi allo Stato – conclude Ferrara – servono per pagare i Carabinieri e i soldati che rischiano la vita per la democrazia irachena, non il riscatto della buona coscienza umanitaria fiorita nel regime di Saddam Hussein”.

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