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    05
    ott.
    2004

    Il 7% dei giovani dipendente dall’alcool

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    ANSA - Il 7% dei giovani italiani e' dipendente dall'alcool. Il dato, secondo i ricercatori costante negli ultimi anni, e' emerso durante il convegno che ha riunito studiosi e medici presso la Fondazione Santa Lucia a Roma, per discutere su 'I giovani e l'alcool' e tracciare l' identikit della giovane vittima dell'alcolismo: maschio, tra i 20 e 25 anni, del nordest, con tendenza ad abusare di alcool lontano dai pasti, e beve fino a ubriacarsi almeno tre volte a settimana.

    Secondo i dati forniti dall’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcool, rilevati dalla Doxa nel triennio (1998-2000), i giovani italiani tra i 15 e i 24 anni che dichiarano di essersi ubriacati piu’ volte nell’arco temporale di tre mesi sono l’1,3%, mentre i consumatori sopra i 14 anni a rischio di dipendenza da bevande alcoliche sono diminuiti dall’1,3% allo 0,8%.
    Il trend, relativo allo stesso triennio, segna un aumento dal 6,8% al 13,8% del consumo medio di alcool in Italia e un aumento del consumo di aperitivi e alcopops, ovvero le bevande a basso tasso alcolico, del 32,7% (secondo i dati forniti dall’ Istat). Le ragazze sembrano preferire vino e aperitivi, mentre i ragazzi la birra.
    ”Dati – ha spiegato il Prof. Enrico Tempesta, Presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcool – che definiscono un modello di consumo dell’alcool che si puo’ definire Mediterraneo e che porta con se’ dei fattori protettivi dovuti alle stesse culture locali per le quali l’alcool e’ parte integrante della dieta quotidiana”.
    La percentuale dei giovani italiani di eta’ compresa fra i 15 e i 24 anni che consuma alcool, sebbene non ne sia dipendente, e’ infatti del 77%. Una percentuale alta che evidenzia un diffuso consumo di alcool (la percentuale e’ fra le piu’ alte in Europa), ma in quantita’ limitata; dal ’98 al 2000 i dati dell’Osservatorio, rilevati dalla Doxa, evidenziano una sostanziale stabilita’ dei consumatori della fascia 15-24 anni a fronte di un aumento nella popolazione italiana sopra i 14 anni da 49milioni a 49 milioni 400 mila unita’. Un’analisi qualitativa del fenomeno dell’alcolismo giovanile e’ arrivata dallo psicobiologo americano Robert Cloninger, della Washington University, che ha distinto due tipi di alcolismo: il primo caratterizzato da un inizio tardivo e dalla perdita di controllo nel bere; il secondo da un inizio precoce e nel quale alla ricerca compulsiva dell’alcool si associano comportamenti antisociali.
    ”Il soggetto del primo tipo – ha spiegato lo psicobiologo – ha una personalita’ ansiosa e cerca di sedare le sue paure e la sua difficolta’ nel confronto con gli altri attraverso l’alcol. Questo tipo di alcolismo inizia dopo i 25 anni e si sviluppa lentamente. Il soggetto del secondo tipo, prevalentemente maschio, e’ spinto dal desiderio di esplorare continuamente nuove emozioni, ha familiarita’ con la depressione, la sua compulsivita’ all’alcool comincia in eta’ adolescenziale”.(ANSA).

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