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    05
    ott.
    2004

    Sono altri, non le due simone, quelli che sbagliano

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    da www.dagospia.com CAPUOZZO A ?TERRA!? - SONO ALTRI, NON LE DUE SIMONE, QUELLI CHE SBAGLIANO. LA LORO ORGANIZZAZIONE, AD ESEMPIO. AVEVANO INGOIATO SENZA FASTIDIO, E CON UNA BUONA DOSE DI RELATIVISMO MORALE, TUTTI GLI ORRORI DEL REGIME DI SADDAM HUSSEIN? Sabato 2 ottobre su Canale 5 ?Terra? di Toni Capuozzo ha parlato ancora di Iraq, della liberazione delle due Simona e? ne pubblichiamo la trascrizione. Il ritorno a casa, a volte, ? un sollievo amaro. No, non per quello che dichiarano le due Simona. Su questo bisognerebbe essere chiari: hanno il diritto di dire quello che vogliono, ed ? persino piacevole sapere che sono tornate a essere quelle di prima, che il sequestro non le ha piegate, non ha cambiato il loro modo di vedere il mondo, o che sono riuscite a sfuggire ai fantasmi aggrappandosi alle vecchie abitudini, come per un riflesso automatico: sono sempre io, le stesse di sempre.

    Non ? questione di gratitudine, o di quel mediocre senso dell?opportunit? che spinge persino gli eroi della partita, la domenica, a dire che il merito ? di tutta la squadra, a ringraziare il mister e l?assist, e l?importanza del risultato. No, dobbiamo essere contenti che siano cos?, di nuovo, e ripetere, aggiustandola all?occasione, la vecchia frase: non sono d?accordo con quello che dici, ma mi batter? fino in fondo perché tu abbia il diritto di dirlo. A volte, quando parliamo, parliamo di cose diverse: il loro islam non ? il nostro islam, la loro resistenza non ? la nostra resistenza, la loro occupazione americana non ? la nostra occupazione americana, e perfino le loro donne e i loro bambini non sono le nostre stesse donne e i nostri stessi bambini: quando noi sentiamo la parola islam ci scappa di pensare a una sacralit? della vita individuale che in quel gorgo di passioni si ? persa e sarebbe sleale nei loro confronti non ricordarglielo, non imputargli le loro sviste, non pretendere che si assumano le proprie responsabilit?, che riscattino se stessi e il loro mondo. Quando loro parlano di resistenza, noi abbiamo in mente Kenneth Bigley in gabbia. Quando loro parlano di occupazione americana noi abbiamo in mente che quel paese va aiutato a farcela da solo, e se gli americani andassero via sarebbe un macello peggiore. Quando loro parlano di donne, noi abbiamo in mente l?umiliazione della donna come un segnale, a tutti, dell?umiliazione dei diritti, delle diversit?, della dignit?. Quando loro parlano di bambini, noi abbiamo in mente le caramelle e le autobombe. Ma non ? a loro che dobbiamo chiedere di essere normali, o speciali, o rimproverare a loro l?affetto e la pena che abbiamo provato per loro, chiedendole di continuare a essere chiss? che cosa. Sono state, per poco pi? di venti giorni, due figlie d?Italia, e ai figli si finisce per perdonare tutto, e non si pu? chiedere loro di assomigliarci troppo: alla fine, vanno sempre per la loro strada, e dobbiamo voler loro bene per quello che sono, non per quello che vorremmo che fossero. Sono altri, quelli che sbagliano. Sono altri, che sotto i faretti delle telecamere rivelano smagliature etiche che si sciolgono come un trucco precario. La loro organizzazione, ad esempio. Non erano campioni di libert? prima. Avevano ingoiato senza fastidio, e con una buona dose di relativismo morale, tutti gli orrori del regime di Saddam Hussein. Passavano davanti ad Abu Ghraib e guardavano dall?altra parte. Vedevano gli sfarzi della corte e i miserabili tornaconti dei funzionari internazionali, eppure era solo contro l?embargo che puntavano il dito. Scendevano i gradini di un abisso morale, tacendo, e salivano quelli della nomenclatura: distribuivano visti, e mettevano a tacere la propria coscienza scavando un pozzo per la povera gente, facendo un doposcuola, portando medicine: pi? o meno, come aprire un pronto soccorso in un lager nazista, infermieri buoni e ciechi e sordomuti. Un patto sordido, su cui l?informazione italiana stendeva un velo, in cambio di visti, o con il solo ammiccamento di un sentire comune: l?odio per l?America, pi? forte di quello per Saddam, piccolo Saladino delle resistenze. E come si fa, quando il tuo passato ? questo a dire, che so: hanno tirato dei colpi di mortaio contro la nostra sede, facciamo tornare a casa le ragazze. Era solo un incidente di percorso, via. E nel concordato amichevole ci sta tutto: dire che le ong restano in Iraq, armiamoci e partite. Dire che il sequestro ? anomalo, vuoi vedere che c?? lo zampino dell?America, un compagno resistente non pu? averlo fatto. Dire molte cose, ma dette tutte da Roma, lascia che in Iraq ci vada Scelli, e ci restino i ventiquattro della Croce rossa, che non ? una organizzazione non governativa, che non ? un piccolo partito mascherato di bont?, che non ha ideologie, e solo tante piccole competenze professionali, e buona volont? di gente comune, medici napoletani e analisti milanesi, che votano ognuno per conto loro, e non fanno manifestazioni, o le fanno come singoli, gente senza striscioni e con una sola, banale bandiera, un tricolore cos?, solo per dire siamo italiani. E? normale, allora, che alla fine della constatazione amichevole scappi detto, nell?ora della gloria: ?Sono libere, adesso torni a casa il contingente italiano?. Non una parola per gli altri ostaggi, non una parola per il ricordo di Nassiriyah, non una parola per Fabrizio Quattrocchi, non una parola per Enzo Baldoni, non una parola per chi resta in gabbia. C?? da aver paura di gente che vuole fare il bene e nutre cos? tanti rancori, e tutta l?umanit? di cui sono capaci ? di tornare alle parole d?ordine, alla politica, alla trincea. C?? da capire che quegli occhi socchiusi sulle tragedie dei curdi uccisi coi gas, sull?inferno delle prigioni, sui fedayn di Saddam che allora impararono a usare il coltello sul collo della gente, sui massacri degli sciiti, quegli occhi hanno imparato a guardare altrove come un mestiere. Non vogliamo fare grandi discorsi, e le storie lievi a volte sono meglio. C?? un bambino che a scuola, nelle scuole di Saddam, raccont? una barzelletta: l?aveva sentita da altri, da qualche adulto. Dunque Saddam decide di liberalizzare i visti di uscita dal paese, e subito si crea una grande coda. Allora Saddam dice, ci vado anch?io, voglio anch?io il mio visto. Arriva, e tutti se ne vanno. Ma perché, chiede Saddam. Se vai via tu, allora possiamo restare noi, dicono tutti. Non fa molto ridere, ma ha riso una sola volta il bambino che la raccont?: ? scomparso per sempre, e i missionari armati di bandiere non hanno avuto modo di aiutarlo. Insomma, prima dei misteri dei venti giorni del sequestro, c?? il mistero di dieci anni di relativismo morale. Appunto, il sequestro. Che purtroppo non era opera della Cia, né di comodi criminali comuni. Ma della resistenza. Una resistenza sospettosa e pronta al colpo alla nuca. Ma se tu li convinci, e se non ti sfiorano, e se ti chiedono perfino perdono, e ti assolvono, ecco che perfino il ghigno del terrore, del sequestro delle libert?, diventa un sorriso. E i fantasmi di Quattrocchi e di Baldoni, e degli americani che non destano piet? sono ombre sullo sfondo: qualcosa che assomiglia alla devozione perduta di quei comunisti che finivano davanti ai plotoni di Stalin, e benedicevano il comunismo, e l?abiezione dell?ideologia li portavano qualche volta a confessare colpe non commesse, a fare nomi di compagni di sventura, a morire come si accetta un castigo meritato: chi non lo faceva impazziva, e il regime esigeva le confessioni non per dare una morte che sarebbe venuta comunque, ma per dominare i cuori e le anime, prima che i corpi. Volevano ucciderle, un fuoco amico perché le spie vanno uccise. I camionisti turchi, gente che non va all?estero per salvare il mondo ma per dare da mangiare a una famiglia, gente senza faretti di telecamere e che per bandiera hanno pance da autisti e pantaloni sporchi di

    diesel, sono stati uccisi nel numero di trenta, finora, senza constatazione amichevole: e senza piet?, non hanno regalato loro neanche una paginetta del Corano, né dolci, né scuse. Ma quelli sono altri incidenti, che non fanno statistica, o forse collaboravano con l?occupazione, anche la piet? ha i suoi confini. I sequestratori non volevano soldi, volevano giustizia, a modo loro. E siccome gli sfuggiva che l?argomento riscatto ? un dolcetto per le polemiche italiane, si sono arrabbiati con i mediatori, quando la storia ? saltata fuori, sospettando un?avidit? che stonava con la severit? del loro tribunale da inquisizione, con la loro feroce purezza, chiedono scusa anche se solo ti sfiorano una gamba. Tant?? che hanno gestito a modo loro la liberazione, firmandola con la consegna di una pistola, perché i mediatori hanno portafogli, non pistole. Portafogli vuoti, perché la resistenza non si vende, e pistole scariche, perché si uccidono solo le spie, o solo gli ostaggi cattivi, o solo nepalesi e turchi, che non commuovono neanche il cappellano del quartiere. I segreti non sono nel sequestro, che ? perfino una storia piccola, con qualche casualit?, e troppi padri nella vittoria, quando la sconfitta di Baldoni non ebbe neppure una madre. I segreti stanno dopo, in quel mondo che appare semplice, allo sguardo abbagliato di chi solleva il velo, ma anche allo sguardo storto di chi il velo non lo ha mai messo, tocca sempre agli altri, o alle altre. Il segreto ? una parola d?ordine, una giaculatoria di appartenenza, come quelle frasi che sono il cemento delle sette, americane oppure orientali, qui non importa. Dice la formuletta: terrorismo no, resistenza s?. Nel bollettino di guerra forse vuol dire autobomba contro il convoglio americano, ok, il prezzo ? giusto, autobomba contro le reclute in fila, insomma vediamo, autobomba contro i bambini e le caramelle, errore, forse succede, sequestro di Quattrocchi, b? se l?erano cercata, sequestro di civili: se sei innocente ti liberano, certo il sequestro di civili non va. Ora se uno pensa che i terroristi siano quattro gatti, o Zarqawi e altri tre, si sbaglia. Il terrore gode simpatie, in Iraq. Appoggi, complicit?. Il terrorismo paga, funziona, vince le sue battaglie. Tu uccidi gli interpreti, e io mi guardo bene dal fare l?interprete. Un solo esempio storico, per i pi? giovani, tanto per capire come il terrorismo funzioni, e come diventi una maledizione, se lo abbracci come una tattica usa e getta, e invece torna fuori perché il terrorismo ? una metastasi che corrompe anche le ragioni comprensibili, che si ribella a essere un mezzo, che diventa un fine, e fine a se stesso. Come credete voi che Arafat sia arrivato al Nobel per la pace? I palestinesi, dimenticati dal mondo, scelsero il terrorismo, quando voi non eravate neanche nati. Uccisero atleti alle olimpiadi, dirottarono aerei, uno dopo l?altro. E imposero il loro problema, vero e reale, al mondo. Diventarono qualcos?altro: un popolo in esilio a casa sua, una causa rispettabile, palchi e sedie ai convegni, e una rivolta, ragazzino con le pietre contro i blindati, che suscitava la tenerezza che si prova per i ragazzi della via Pal ? ma anche quello ? un libro d?altri tempi. E dunque, Nobel, e kefiah. Poi ? tornato fuori, il terrorismo, come un fiume carsico, a dannare e sporcare le ragioni dei palestinesi, perché le condanne del sangue nei bar dei ragazzi, nelle discoteche di Israele, erano condanne di opportunit?, e relative: e i nostri bambini, e i nostri profughi, e l?occupazione? Se uno pensa che le radici del terrorismo siano solo nelle cause, nella povert? o nell?assenza di diritti, e che questo in qualche modo lo legittimi, salvo incidenti di percorso disdicevoli, allora uno ha il velo davanti agli occhi. Perché non si rende conto che una volta che hai sacrificato al fine, nobile e bello, ogni mezzo possibile, hai venduto l?anima, sei perso. Se hai ucciso un camionista qualunque oggi, quale mondo migliore costruirai domani? Se fai strage di ragazzini con la mano tesa alle caramelle, che scuole farai nel mondo migliore? Allora accettare la distinzione tra terrorismo e resistenza ? un suicidio: la resistenza che accetta il terrorismo ? morta, o assassina, che fa lo stesso. Ma se si chiudono gli occhi sulle barbarie di Saddam, si possono anche chiudere gli occhi su altre barbarie, e rifugiarsi nelle certezze sgranate come un rosario. Ma voi, voi che non avete bisogno di eroi e di eroine, voi che non smaniate per fare del bene, né per andare in Iraq, voi che vi augurate s? che i vostri coetanei di Nassiriyah tornino tutti, dal primo all?ultimo a casa, ma con la soddisfazione di un lavoro compiuto, non con la vergogna di essere stati complici di chiss? cosa, voi provate a immaginare, come se fosse un videoclip, come se fosse una pubblicit?, che in una piazza di Baghdad, in un tempo futuro che sa di passato, provate a immaginare un vecchio uomo che parla alla folla, iracheni qualunque, che dice che ognuno ha diritto a pensarla a modo suo, e ci si pu? contare nel voto, e le elezioni sono un modo leale di dirimere le questioni, e di rispettarsi l?un l?altro, chi ama il velo e chi se ne infastidisce, e d?altronde, che altro si pu? fare, non c?? un?altra scelta. S?, ? un?immagine scippata o sequestrata alla pubblicit?, sempre meglio che appropriarsi della parola resistenza per mettere una medaglia al petto dei nazisti dei giorni nostri: Dio ? con noi, gli ebrei e i capitalisti di Wall Street governano il mondo. La purezza del velo e i versetti del Corano valgono adesso come gli occhi azzurri e i capelli biondi. Dagospia 05 ottobre 2004

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