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    28
    ott.
    2004

    Il mistero dei grassi trans

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    da www.arcimboldo.info - manuale di sopravvivenza enogastronomica Banditi dall'Oms, in Italia non sono etichettati Ogni giorno ? necessario assumere una certa quantit? di grassi perché sono indispensabili al buon funzionamento del corpo. La scienza ? concorde: non possono mancare dalla dieta quotidiana, ma non se ne pu? abusare. Soprattutto, bisogna scegliere quelli giusti. Le etichette nutrizionali di alcuni alimenti preconfezionati specificano la natura dei grassi, indicando la quantit? di acidi grassi saturi e di acidi grassi insaturi contenuta nei prodotti.

    Gli acidi grassi saturi sono comunemente detti grassi ?cattivi?, perché fanno alzare il livello del colesterolo nel sangue. Gli insaturi, monoinsaturi o polinsaturi, sono i grassi ?buoni?.
    In nessuna etichetta nutrizionale, invece, compaiono gli acidi grassi trans. Eppure ? noto che si tratta dei grassi pi? dannosi per l?uomo, peggiori persino dei saturi.
    La conferma viene dall?Organizzazione Mondiale della Sanit? che il 22 maggio ha approvato una risoluzione in cui si raccomanda di consumare pi? grassi insaturi rispetto ai saturi, ma soprattutto di eliminare i grassi trans dalla dieta poiché rappresentano uno dei principali fattori di rischio nello sviluppo di malattie dell?apparato cardiovascolare: malattie in crescita ovunque, a cui vengono imputate la maggior parte delle morti in tutto il mondo e per cui la societ? sostiene costi elevatissimi, in termini economici e di sviluppo. Un problema globale che tocca i paesi ricchi e quelli pi? poveri.
    Perché se fanno cos? male non ne sappiamo quasi nulla? Perché non compaiono sulle etichette degli alimenti?
    Per rispondere a queste domande dobbiamo capire innanzitutto cosa sono.
    Gli acidi grassi trans si formano quando si aggiunge idrogeno ad un olio vegetale con l?obiettivo di renderlo solido: anche se l?olio d?origine ? insaturo, con la parziale idrogenazione il grasso si trasforma e muta le sue caratteristiche nutrizionali. Nella sua forma ?trans? non solo fa aumentare il livello delle lipoproteine LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo?, come accade anche con i saturi, ma in pi? fa diminuire quello “buono”, l?HDL che protegge l?apparato cardiovascolare aiutando il corpo ad eliminare il colesterolo.
    I grassi trans esistono anche in natura nelle carni dei ruminanti ed in alcuni prodotti caseari, ma in percentuali bassissime, infinitamente pi? basse rispetto ai prodotti industriali.
    Poiché le aziende non sono obbligate ad indicare in etichetta il contenuto di grassi trans, per evitarli non resta che prestare attenzione alla parola idrogenato, ma anche a margarina perché una delle tecniche con cui viene prodotta ? appunto l?idrogenazione degli oli vegetali. Si tratta di ingredienti diffusissimi, presenti nella maggior parte dei prodotti in vendita nei supermercati, nelle pasticcerie e nei forni, anche in cibi insospettabili come caramelle e gelati.
    Negli Stati Uniti la Food and Drug Adminsitration ha imposto che le etichette degli alimenti riportino la quantit? esatta di grassi trans. Molti paesi in sviluppo premono perché se ne renda obbligatoria l?indicazione.
    E l?Italia? Per il momento non vuole etichettarli o almeno cos? sembra dalle opinioni espresse a livello internazionale.
    La nostra legislazione, inoltre, consente indicazioni generiche degli ingredienti. E’ cos? possibile scrivere che un prodotto viene preparato con margarina senza chiarirne la natura, ovvero se contiene oli idrogenati.
    Dei grassi trans si fa cenno nelle ?Linee guida per una sana alimentazione? proposte dall?Inran (l?Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) e dal Ministero della politiche agricole e forestali. Ne parla anche il Ministero della salute sulle pagine del sito internet. In entrambi i casi per?, i grassi trans tendono ad essere equiparati ai saturi e le indicazioni fornite al consumatore per limitarne l’assunzione sono decisamente poche.
    Per quale ragione margarina ed oli vegetali vengono utilizzati in cos? grande quantit? sia dall’industria che dai laboratori artigiani? Dipende forse dal fatto che costano molto meno rispetto ad altri grassi, ad esempio il burro? O forse perché sono facili da lavorare e possono persino essere conservati fuori dal frigorifero?
    Di certo rappresentano una voce imponente dell?industria alimentare, ma anche un costo enorme per la sanit? pubblica poiché aiutano i malati a peggiorare e gli individui sani ad ammalarsi.
    Con questa inchiesta, appena iniziata e che nei prossimi mesi rimarr? aperta a nuovi aggiornamenti, cerchiamo di capire perché nessuno vuole parlare di grassi trans, perché non sono etichettati, quanto sono diffusi, quanto costano e quanto guadagnano le aziende che li utilizzano. Riflettendo sui danni collettivi di una cattiva informazione: mangiare male significa ammalarsi di pi? e spendere di pi? per curarsi. Spese che ricadono pesantemente sui servizi sanitari nazionali di tutti i paesi.
    Un? esaustiva etichetta nutrizionale che indichi la quantit? di grassi trans contenuta negli alimenti rappresenta sicuramente uno strumento di cui i consumatori dovrebbero poter disporre.
    di Elena Pasquini

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