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    04
    nov.
    2004

    La repubblica di gino bartali

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    Torna a catturarmi periodicamente la sindrome di Bartali, quella del ?tutto sbagliato, tutto da rifare? del leggendario passista-grimpeur toscano. Sar? l?autunno meteorologico o l?estate anagrafica gi? consunta, ma a volte mi sembra di non farcela proprio a resistere, offeso come sono dagli insulti alla logica da parte di questo Paese leggermente straccione e pesantemente regressivo in quasi tutto ci? che ha una valenza culturale. Spiego. Tra le cose memorabili che appunto mi vengono e mi rimangono in mente perché lette sui giornali nell?ultimo biennio segnalo un?intervista a Francesco De Gregori e un?altra a Zdenek Zeman, entrambe su ?Il Corriere della Sera?.

    Che cos?hanno in comune queste due interviste, fatte a due figure pubbliche davvero con poco in comune se non l?essere appunto pubbliche in due settori diversi ma comunque popolarissimi come la musica leggera e il calcio e una natura non facilmente omologabile secondo etichette di maniera, salvo forse il ?comunista? De Gregori o il ?bastiancontrario? Zeman?
    Hanno in comune il succo, cio? delle affermazioni che vanno in profondit? in un lampo ben fuori dalle rispettive sfere di competenza e ben dentro il costume italiano e la sensibilit?, spesso anestetizzata, della pubblica opinione.
    Il succo di De Gregori ? stato all?incirca: ?Ma non potete venire sempre a chiedermi se sono comunista come mi chiedereste se sono della Roma, non sono la stessa cosa?.
    E quello di Zeman: ?La mafia c?? dappertutto, solo che nel sud d?Italia le hanno dato un nome e a Milano e Torino ancora no?.
    Entrambi dicono delle cose vere, che colpiscono al cuore la superficialit?, i luoghi comuni, i meccanicismi dell?informazione, la generale mancanza di coraggio e incisivit? intellettuale, lo stato raffermo e stantio della rappresentazione della realt? che quindi aiuta il degrado di questa realt?. Devo sentirmi dire da De Gregori che la politica viene maneggiata come fosse il pallone? E da Zeman mi arriva una lettura del fenomeno mafioso che ? immediata per tutti e non ha bisogno di filtri o di interpretazioni? Se un cantautore e un allenatore, pur certamente molto pi? in gamba della media, giungono dritti al bersaglio e in modo cos? incisivo, come faccio a non chiedermi dove sono coloro che per mestiere, dovere, caratteristiche sarebbero deputati a sostenere e ad approfondire questo genere di concetti? Siamo alla morte degli intellettuali o semplicemente alla sovrimpressione della loro obesit? di riferimento alimentata dai privilegi?
    Mi interrogavo su tutto ci? in preda alla sindrome bartaliana summenzionata quando in un sereno luned? d?ottobre, all?indomani delle elezioni suppletive che in sette collegi elettorali avevano visto la vittoria per ?cappotto? dell?Ulivo sulla Casa delle Libert?, ho acceso la tv verso le 23, forse qualche minuto prima.
    La televisione di stato, con quello che rappresenta nelle sue varie sfaccettature a partire da un canone-tassa del contribuente, su Rai Uno offriva Bruno Vespa che approfondiva il tema ?L?Isola dei famosi?. Su Rai Due c?era per l?appunto ?L?Isola dei famosi?, il reality di successo del momento. Su Rai Tre c?era ?Chi l?ha visto??, ormai storico programma alla ricerca degli scomparsi. Questa l?offerta del ?pacchetto? Rai, leggasi il servizio pubblico.
    Naturalmente levata di scudi dell?opposizione, che denunciava l?omissione dei dati elettorali o la sua circoscrizione nei tg o poco altro. Pensate se fosse successo il contario, obiettava il centro-sinistra. Con ragione.
    Ma purtroppo Bartali pensa che c?? un peggio a questo peggio. Che si lega al discorso fatto per De Gregori e Zeman, ma rovesciato: cio? come non dovrebbero forse essere due come loro a sollevare questioni di primaria importanza per tutti, e infatti questioni purtroppo immediatamente rimosse dalla codardia o dal servilismo o semplicemente dalla convenienza stracciona per cui di quei temi ?non conviene? parlare, cos? dovrebbe essere impensabile che con tutti i temi che ci sono al mondo, urgenti e opprimenti, dall?Iraq al petrolio, dalle elezioni americane alle suplettive nostrane passando per almeno venti voci che fanno la nostra vita quotidiana quell?insensato ginepraio che ?, la programmazione fosse quel luned? quella che ho riassunto.
    Non solo e non tanto una manovra di copertura di parte, quindi, assolutamente fallosa e perseguibile, quanto la ancora pi? spaventosa dimostrazione continua del penoso stato dell?informazione in questo Paese in fuga dalla responsabilit? per quello che avviene. Sembra ormai di essere tutti sul pack, guai a camminarci sopra, si aprono varchi, l?acqua sotto ? gelata, attenzione alle crepe sul lago ghiacciato?
    Bartali, tutto sbagliato tutto da rifare, a futura, generazionale memoria.
    Di Oliviero Beha

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