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    09
    nov.
    2004

    L?italia deve liberarsi del ?fattore b.?

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    INTERVISTA A OLIVIERO BEHA di Carlo Ruggiero da WWW.RASSEGNA.IT Drammaturgo, poeta, calciofilo appassionato e giornalista, soprattutto giornalista, Oliviero Beha ? un personaggio assai versatile e fino a qualche tempo fa piuttosto noto al grande pubblico. Anche a quello televisivo. Oggi, invece, appare vittima di un ostracismo mediatico che lo ha definitivamente allontanato dal piccolo schermo e, per ora, anche dalle frequenze di Radio-Rai. Seguire le sue tracce risulta francamente difficile, se non tra le (poche) righe di cronaca giudiziaria che lo vedono protagonista della battaglia legale per il suo reintegro in qualit? di vicedirettore di Rai Sport.

    Da poco pi? di un mese, per?, ? possibile scovare il suo nome anche tra gli scaffali delle librerie italiane riservati alla narrativa, grazie al suo primo romanzo: Sono stato io (Marco Troepa editore, pp. 223, 14 Euro). A dire il vero, definire Sono stato io solamente un romanzo sarebbe riduttivo. Si tratta, in realt?, di un testo che mescola con maestria i generi: un po? romanzo, un po? saggio, un po? diario, un po? inchiesta. O meglio, si tratta di una lucida ed impietosa ricognizione tra le macerie culturali del nostro Paese, messa in atto con ogni freccia che un giornalista del suo calibro conserva al suo arco. Gi?, perché Beha il vizio di raccontarci quello che gli passa sotto gli occhi non lo ha di certo perso. E cos?, tra pezzi da novanta e personaggi di fantasia, tra ricordi e speranze, tra riflessioni e notizie di prima mano, disegna con tratto deciso i contorni di quel Giano bifronte che ? diventato (o forse ? sempre stato) il sistema tele-politico italiano. Per reagire il protagonista del romanzo progetta addirittura il ?silvicidio?: l?assassinio simbolico del presidente Berlusconi.
    Oliviero Beha ci accoglie nella palazzina G-1 di Saxa Rubra, quella che ospita Rai Sport. Insomma, proprio nelle viscere di quella che nel suo libro chiama la ?Vecchia fornace?, l?ormai cinquantenne Mamma Rai.
    Beha, che cosa sta succedendo a Rai Sport? Che fine ha fatto la sua trasmissione radiofonica ?Radioacolori??
    Semplicemente mi hanno chiuso tutto, in quanto scomodo. Per loro esisto fisicamente, ma non devo esistere professionalmente. Ho vinto anche una causa, per? per il momento lo status ? che non applicano la sentenza del giudice. Io di pi? non posso fare, non li posso mica obbligare.
    Sono stato io ? il suo primo esperimento narrativo, ma contiene abbondanti ed urgenti porzioni di realt? sociale e privata. Cos??, un romanzo? Un saggio? Un diario?
    Queste tre cose senz?altro. Ma anche qualcos?altro, magari una seduta psicanalitica collettiva Insomma, devo dire la verit?, non mi sono posto il problema del genere. Forse quello che in un certo senso comprende un po? tutto ? romanzo, perché la struttura ? narrativa o piuttosto narrativa. Ma ? anche un saggio, perché i contenuti sono saggistici. Ed ? anche un diario, perché racconto cose che mi sono successe. Come scrivo nell?avvertenza, molte cose sono vere, molte cose potevano essere e non sono state, ma comunque partono dalla realt? e alcune partono dalla mia realt? personale. Dovendo parlare dell?Italia di oggi mi sembrava logico partire dal mio punto di vista, dal punto di osservazione di una cosa che conoscevo bene come il giornalismo, la categoria a cui appartengo. Se avessi fatto il dentista, forse avrei raccontato una storia a partire da uno studio dentistico. E poi il fatto che sia una seduta psicanalitica collettiva diventa drammaticamente evidente quando si comincia a parlare di uccidere simbolicamente Berlusconi, come in un gigantesco complesso di Edipo.
    Una seduta psicanalitica in cui per? si fanno nomi e cognomi. E? un tentativo di mettere un po? di ordine, di fare il punto sulla situazione in cui ci troviamo?
    La risposta ? s?: mettere ordine con nomi e cognomi laddove fossero stati necessari. Mi sono regolato sullo stato di necessit?. Per capire, e per capire che si parla proprio di questa Italia e non di un?altra, ci volevano dei nomi. A partire da Berlusconi, e poi altri a scalare. Quelli li ho messi. Laddove invece i nomi non erano necessari a capire ho creato dei personaggi, in parte veri in parte no, che potessero rendere l?idea del palcoscenico Italia.
    Il protagonista ? un giornalista in crisi umana e professionale. Sono stato io ? anche un?analisi delle condizioni in cui si svolge oggi la professione giornalistica. Cosa sta succedendo al suo mestiere?
    Sta succedendo che non si pu? pi? fare, a quanto pare, questo mestiere. O perlomeno lo si pu? fare soltanto pagando dei prezzi che secondo me ? intollerabile pagare. E? una professione che ormai funge come promozione pubblicitaria di qualcosa. Promozione pubblicitaria in senso economico, promozione pubblicitaria in senso politico, promozione pubblicitaria in senso culturale, laddove per cultura si intenda un atteggiamento sotto-culturale in cui tutti vendono tutto. Ma la professione non ? nata per questo. E? vero, un giornale, un telegiornale, un giornale radio sono prodotti, per? nascono come servizi. Non posso pensare che si sia tutti pi? o meno ricattati da questa situazione. Lo stato di merce, di prodotto dell?informazione sta ricattando la condizione di servizio dell?informazione. Non si pu? considerare l?informazione alla stregua di pannolini, di scarpe o di macchine.
    Nel suo romanzo, infatti, l?informazione, e pi? specificamente l?informazione targata Rai, non fa certo una bella figura. La ?Vecchia fornace? ne esce con le ossa rotte, tra nepotismo, servilismo e lottizzazioni.
    In realt?, nel libro non nomino mai la Rai, la chiamo ?Vecchia fornace? perché, in questo caso, volevo andare oltre la riconoscibilit? di una azienda oggi. Il problema ? culturale e generale. Il problema ? del paese in questi anni. La ?Vecchia fornace?, quindi, rende molto pi? l?idea che non la Rai, piuttosto che Mediaset o che altro.
    Silvio Berlusconi per? viene nominato direttamente, ? riconoscibilissimo e rappresenta la personificazione del degrado morale e culturale del Paese. Il protagonista del romanzo progetta addirittura di ucciderlo metaforicamente. Qual ? il significato recondito del ?silvicidio??
    Il ?silvicidio? significa togliere il tappo alla bottiglia. Non soltanto per la sinistra che naturalmente considererebbe la scomparsa di Berlusconi come un grande vantaggio, sbagliando. Perché se si rimuove il tappo, bisogna sapere che nella bottiglia c?? di tutto, quindi deve uscire tutto. Non ? che dalla bottiglia escono i buoni e invece fuori della bottiglia ci sono i cattivi. Il ?silvicidio? significa sgomberare il campo da questo tunnel, da questo imbuto in cui ci siamo cacciati ormai da anni, da questo referendum quotidiano pro o contro Berlusconi. Significherebbe ricominciare a pensare all?Italia e al mondo con altri occhi, ricominciare respirare un po? di aria. Questo paese ha ormai l?aria viziata.
    Quello che Lei chiama il referendum quotidiano pro e contro Berlusconi ? dunque un sintomo lampante della regressione del dibattito politico in Italia. Pu? farci un esempio?
    Faccio un esempio lampante, ? un esempio che faccio addirittura agli studenti all?Universit?. Ogni anno c?? la relazione annuale del Governatore della Banca d?Italia. E? il momento istituzionale finanziario pi? importante in Italia. E? possibile che io il giorno dopo debba leggere sul giornale della Presidenza del Consiglio, il giornale del fratello di Berlusconi, il titolo ?Fazio: avanti cos? con Berlusconi?. E che debba leggere su ?La Repubblica?, il pi? letto giornale di opposizione: ?Fazio: basta con Berlusconi?. Vuol dire che l?informazione da questo punto di vista ? finita, perché gi? nel ?titolone? di prima pagina si d? un?interpretazione. Ormai l?informazione ? considerata munizione da sparare un esercito contro l?altro. L?informazione che non serve come munizione, che non ? strumentale ad un utilizzo ?contro? non c??. Nel caso del deragliamento di un treno si cerca di capire se il macchinista era del Polo o dell?Ulivo.
    E? questa la ?sindrome del mosaico? di cui soffre l?informazione italiana e di cui anche il protagonista di Sono strato io si dice affetto?
    Il protagonista del romanzo vuole vedere l?insieme, vuole provare a vedere l?insieme. Se mi si fa vedere di ogni mosaico solamente una tesserina, magari dandomi anche l?illusione di sapere tutto (di solito, invece, non si sa mai niente) e non la si mette insieme alle altre tesserine il disegno sullo sfondo del mosaico non lo vedr? mai, quindi sar? indotto a sbagliare. E? in questa mancanza del quadro di insieme, e quindi del mosaico, che si afferma quella sorta di derby destra-sinistra dell?informazione che sta azzerando culturalmente questo Paese.
    L?Italia che lei racconta, per?, pare gi? ?berlusconizzata? prima della discesa in campo del Cavaliere. La colpa non ? solamente sua, dunque. Dov?? la radice di questi problemi?
    Se sembra cos? vuol dire che almeno ho colto nel bersaglio, o perlomeno mi sono avvicinato. Perché il mio intento ? di raccontare, quindi di dimostrare raccontando che questo Berlusconi non ? nato sotto un cavolo. E? stato preparato. La tranche di tempo che prendo in esame nel libro sono gli ultimi 25 anni, ogni tanto ritorna nel libro. Cos?? questo quarto di secolo che torna nelle orecchie? E? un quarto di secolo esistenziale, certo, ma 25 anni fa si iniziava anche ad uscire dal terrorismo ed ? allora che sono successe delle cose, non solo politiche ma nel costume profondo del Paese: si ? preparato un modo di vita che ha previsto il successo di Berlusconi. Adesso il rischio ? che Berlusconi sia magari alla frutta, che non abbia bisogno di essere ucciso da me e che si uccida da solo, ma che anche la gente che prender? il suo posto avr? una mentalit? ?berlusconica?. Questo rischio ? distribuito a destra come a sinistra. A destra ? teoricamente pi? concepibile, ? a sinistra che fa pi? male. Se uno prende il posto di Berlusconi, anche a sinistra, con la stessa mentalit? che ha creato Berlusconi ? finita. Diceva Einstein che non si pu? pensare di risolvere i problemi con la stessa mentalit? che li ha creati. Bisogna cambiare mentalit?. Ancora adesso per andare in televisione tutti i segretari di partito, quelli di sinistra compresi, venderebbero la madre ai beduini pur di avere un minuto al telegiornale o da Vespa o da Costanzo. E? proprio il segno che la mentalit? ? quella di Berlusconi. Anzi Berlusconi in proporzione ci va meno, perché ha capito che in un certo senso li pu? prendere per la gola. Il minutino che concede al Tg o le ospitate nelle trasmissioni sono una sorta di offa, un biscottino per prenderli per il collo. E questi non lo capiscono, ci vanno contenti. E? spaventoso.
    Se ? cos?, viene meno la teoria di Montanelli secondo la quale Berlusconi ? un virus per la societ? italiana, e in quanto tale deve essere iniettato in piccole dosi perché si formino gli anticorpi necessari a sconfiggerlo.
    In un certo senso Montanelli non aveva torto, lo si vede oggi. Ma c?? un piccolo particolare: lui lo ha detto a novant?anni. A me a cinquant?anni, o ancora peggio ad un ragazzo di 25, questa teoria fa un po? male al cuore, perché nel frattempo si distrugge il Paese. Berlusconi distrugge se stesso, d?accordo, ma a che prezzo?
    Il sistema informativo che descrive sembra tagliato addosso all?informazione di guerra proveniente dal fronte iracheno.
    E? un esempio come tanti, ma uno che ti prende alla gola. Perché l?Iraq ? il segno dei tempi, ? il segno del disfacimento del pianeta. Neanche se ci fosse un infiltrato da un altro pianeta per distruggere la Terra sarebbe riuscito a fare tanti errori tutti insieme.
    Nel suo libro si afferma che il passaggio dal proporzionale al maggioritario ha addirittura peggiorato le cose, le ha rozzamente semplificate.
    Io non dico che il maggioritario sia peggio del proporzionale, io stesso lo ho sostenuto all?epoca. Mi ricordo che da Costanzo (allora ancora mi invitavano, non ero ancora considerato cos? pericoloso da esser tenuto fuori da tutto come adesso), la sera o il giorno dopo delle prime elezioni con la preferenza unica, dissi a tutti i politici che mi guardavano straniti: ?Cercate di non prendere un abbaglio enorme, oggi hanno votato per il maggioritario perché non ne potevano pi? del proporzionale, considerandolo la causa di tutti i mali?. Dal proporzionale era scaturita una classe politica indecente, si era appena usciti da Tangentopoli. Se ci fosse stato da votare tra il proporzionale e il buddismo avrebbero votato il buddismo.
    Quelle che Lei definisce le notizie ?dalla fonte?, contrapponendole a quelle ?dal fronte? oramai sistematicamente inquinate, sembrano per? una soluzione possibile. Di che cosa si tratta?
    Il protagonista del libro, che pure fa il giornalista ad un certo livello, ha notato che le vere informazioni, proprio per la sindrome del mosaico, per l?uso distorto del referendum anche informativo pro e contro Berlusconi, non le avute dalla Tv e dai giornali, ma le ha avute per caso. Le ha avute dal contatto con le persone: da un viaggio in aereo, da una cena, dai corridoi di un convegno, oppure da una lettera a un giornale. Nel romanzo viene citata una lettera di un lettore ad un giornale che da sola dice pi? di interi volumi sociologici. Ma di questo nell?informazione non si parla. I giornali non approfondiscono. Se tirano fuori una cosa oggi, domani forse gli danno, se sembra che sia vendibile, un approfondimento. Dopodomani ? gi? sparita. Le notizie dalla fonte sono queste, non solo dalla fonte del protagonista ma da quella degli altri. Sono notizie che fanno pensare che forse l?unico modo per recuperare informazioni, al momento, sia nel rapporto interpersonale, magari casuale.
    Questo tipo di notizie fa pensare ad internet. Se il giornalismo in Tv e sulla carta stampata non ? pi? in grado di esercitare quella funzione di critica della societ? che gli era propria pu? continuare a farlo tramite la rete informatica?
    S? e no. Anche internet sta diventando un contenitore pubblicitario. Ma se da un lato ? un contenitore pubblicitario, dall?altro rimane comunque un mezzo libero. La riprova la d? Baghdad. Da Baghdad un sito come ?Dagospia? ha dato pi? informazioni che non giornali e televisioni messi insieme. La cosa clamorosa, che nessuno sottolinea, ? che le informazioni a ?Dagospia? arrivavano dagli stessi che non potevano darle ai loro giornali e alla televisione italiana. Sono notizie dalla fronte elevate a potenza.
    Insomma, Marco Tropea ? un piccolo editore, l?argomento del libro ? piuttosto ?scomodo?, come anche il suo autore. Che promozione sta avendo Sono stato io? Come ? stato accolto nell?ambiente?
    In un certo senso, il massimo atto di coraggio dell?editore ? stato stamparlo. A questo massimo atto di coraggio, per il momento, non sono seguiti altri ?coraggini? di tipo promozionale. Lui conta molto sul passaparola. E il libro sta avendo una sua vita in questo modo. Certo se non ci fosse la censura nei miei confronti da parte della Rai, di Mediaset ecc.. sarebbe tanto di guadagnato. Per?, posso pensare che un libro che fa a pezzi il sistema dell?informazione venga ben accolto dall?informazione? Non esageriamo. Io intanto lo porto in giro per l?Italia, mi chiamano in giro e dove posso vado.
    Cosa si aspetta da Sono stato io?
    Nonostante tutto sono fiducioso. I mezzi di informazione sono quello che sappiamo, ma anche all?interno dei mezzi di informazione si aprono degli interstizi.
    Quali sono le strade che restano ancora percorribili per un giornalista che voglia raccontare la verit??
    La verit?? la verit? ? un concetto relativo, come democrazia e libert?. Bisogna provare a dire con onest? intellettuale quello che vedi. Se poi ti sei sbagliato, se sei stato un po? miope o un po? presbite cerchi di guardare meglio, forse hai visto male. Questo dovrebbe essere il nostro mestiere. Io conto che si arrivi ad un punto di tale saturazione ?da peggio? da dire basta. Nel mio libro faccio delle affermazioni para-filoisofiche o sub-filosofiche, c?? un personaggio che dice: ?Ma come ? possibile, essendo la vita gratis, cio? inutile, inutilizzabile se non perché ? la vita, costruirci un mercato??. Non ? oggettivamente possibile trasformare tutto in mercato. La vita ti dice che non si pu? fare.

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