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    Home > articoli > Caro beha, a proposito di ieri sera / 1
    10
    nov.
    2004

    Caro beha, a proposito di ieri sera / 1

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    L'ho seguita durante la puntata di Ballar?. A parte il piacere rivederLa sul piccolo schermo, devo dire che i Suoi interventi hanno evidenziato quanto lo scollamento fra cittadini e stato sia sempre pi? marcato, nonostante la propaganda governativa - sempre pi? somigliante alle grida di manzoniana memoria - si ostini a rivendicare la regia di un rinnovato miracolo economico. L'argomento della serata era di quelli spinosi, che toccano una corda sempre pi? tesa e ormai prossima a spezzarsi, ovvero il progressivo impoverimento del Paese.

    A tal proposito, desidero raccontarLe un fatto accadutomi all’inizio di
    quest’anno, che mi ha turbato parecchio.
    Una mattina, a Roma, recandomi al lavoro, ero in macchina sul
    Lungotevere fermo al semaforo vicino all’Ara Pacis. Tra le macchine in attesa del verde si aggira un uomo piuttosto giovane, di et? apparente intorno ai 35/40 anni e dall’aria fine.
    E’ vestito con abiti che mostrano i segni del tempo, ma indossati con dignit?. Si avvicina alla mia macchina e mi chiede, con malcelato imbarazzo, qualche spicciolo, poiché lui e la moglie sono rimasti senza lavoro e hanno un bimbo piccolo. Gli do una moneta da 2 euro che trovo nel portaoggetti.
    Alla sera, rientrando a casa, al semaforo vicino al ponte Umberto I si
    ripete una scena simile. Un uomo di circa 60 anni, anch’esso dall’aspetto
    dignitosissimo, con il viso segnato da un tempo non molto clemente nei
    suoi confronti, mi chiede sommessamente qualche spicciolo. Gli d? una banconota
    da 5 euro, e anche in questo caso l’atto ? tutt’altro che liberatorio.
    Arrivo a casa e racconto questi due episodi a mia moglie, senza nasconderle
    un certo turbamento. In una citt? come Roma ? normale incorrere – anche pi?
    volte in un giorno – in persone che chiedono l’elemosina agli angoli delle strade, ma questi due mi hanno lasciato un segno pi? profondo.
    Il perché l’ho capito in seguito: erano italiani, si intuiva che erano istruiti, che provenivano da situazioni che in passato potevano essere considerate stabili: insomma era ragionevole pensare che a causa di situazioni impreviste si fossero ritrovati in mezzo a una strada da un giorno all’altro.
    Non che il loro dramma sia peggiore di quello delle migliaia di disperati
    che ogni anno arrivano in Italia da ogni angolo della Terra, ma questo
    ? un segno di decadenza per un paese che aspira ad essere un grande del
    pianeta, ma che ? sempre meno in grado di garantire i diritti fondamentali di cui ciascuno dovrebbe incondizionatamente godere.
    Con buona pace dei proclami del governo e dei 30 euro in pi? da spendere…
    Con stima e simpatia,
    Diego Romano

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