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    14
    nov.
    2004

    Ricordi (amari) di un giornalista

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    da L'Indipendente Oliviero Beha allo specchio. In Sono stato io ripercorre la sua vita professionale. E denuncia il vuoto culturale in cui sprofonda l?Italia Non si crede mai quello che si crede. L?ultimo libro di Oliviero Beha, Sono stato io (Marco Tropea editore), ? tutto in questa ?epigrafe di ora e di sempre sulla comunicazione con se stessi e con gli altri?. ?Non si pu? mai aderire del tutto a un?idea [?] E soprattutto puoi non sapere tu stesso quanto aderisci, quanto credi quello che credi?.

    A 55 anni il giornalista Beha mette nero su bianco il suo male di vivere in un romanzo che non ? un romanzo, e neppure un saggio. Le 222 pagine potrebbero essere definite una sintesi del suo diario esistenziale. E la sintesi della sintesi ? a pagina 214. Dove l?autore si ritrova a confronto (l?ennesimo) con l?amico Gigi, la sua coscienza. E si fa ricordare che in Italia ?? tutto politicizzato, nel senso del mercato e sottomercato della politica, figurati nel tuo lavoro. Sei gi? un miracolo di sopravvivenza umana, senza dover niente a nessuno, casomai il contrario. Certe volte mi domando se ci fai o ci sei, nella tua ingenuit??. Il giornalista non ha ancora metabolizzato l?essenza del suo mestiere. C?? sempre un padrone a cui rendere conto. Le notizie pubblicate sono e saranno sempre frutto di compromesso. E nella societ? dei cortigiani (che per Beha ? quella attuale, ma che a occhio e croce ? quella di sempre) a uno spirito libero la cosa qualche fastidio lo procura. Eccome.
    Nel suo racconto in terza persona Beha ripercorre, amaro, buona parte della sua vita professionale. Dall?esordio nella carta stampata alle trasmissioni radiofoniche, cosiddette ?di servizio?, sulla Rai. La pi? famosa ? stata ?Radio Zorro?. Una via crucis di inchieste pensate e mai andate in onda causa pressioni varie. Fa ricordare a Zorro, il suo alter ego protagonista di Sono stato io: ?Quasi vent?anni fa, un signore [?] disse pi? o meno testualmente: i giornalisti prima di parlare di libert? di stampa dovrebbero tirarsi su i pantaloni [?] E come ? andata a finire? Che i pantaloni sono sempre pi? gi?, e anche le gonne, e invece hanno fatto tutti, o quasi, incetta di elmetti? ma s?, per ?scendere in campo? dietro o davanti a Berlusconi, Prodi, D?Alema?. Allegria.
    Beha/Zorro va in crisi profonda, fino a quando l?amico Gigi gli consiglia: ?Devi uccidere Berlusconi?. Un attentato che serva da sfogo a lui e a tutta la nazione. Lui ci pensa e si avvicina al momento fatale passando in rassegna tutti i muri contro cui ? andato a sbattere. Come quello che gli si par? contro nel 1982, dopo la vittoria della nazionale italiana ai Mondiali di calcio in Spagna. Beha/Zorro disse di avere raccolto prove inconfutabili sul fatto che l?Italia si fosse comprata la partita con il Camerun. Quell?estate lavorava a Repubblica e il suo direttore, il ?Venerabile Eugenio? (Scalfari) era in barca con i capi del calcio.
    Nico Forletta

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