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    16
    nov.
    2004

    Un’accorata richiesta di aiuto

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    Caro Beha, mi rivolgo a Lei per segnalare il mio caso e chiedere aiuto. Il mio problema potr? sembrare poco importante, ma ? uno di quei problemi che nascono dalle mancanze delle nostre istituzioni e che sta condizionando profondamente in negativo la vita mia e della mia famiglia.

    Abito in provincia di Treviso con mia moglie e i miei due figli. Ho 38 anni ed una attivit? nel settore dell’informatica che curo da sempre e mi sforzo di far crescere con grandi sacrifici. In 15 anni di attivit? ho sempre avuto buoni rapporti con tutti.
    L’unica sfortuna che ho avuto ? di lavorare, agli inizi, per un imprenditore che non oso definire.
    Dopo aver subito mobbing ed aver cambiato lavoro a 26 anni, sono stato citato in una causa da codesto imprenditore basata su pure invettive ed invenzioni di testimoni compiacenti, ma molto difficile da gestire, poich?, trattandosi di materia molto tecnica, ho dovuto seguirla personalmente e anche perch? le richieste erano esorbitanti. Una causa il cui primo grado si ? concluso dopo 10 anni (quest’anno), con piena vittoria da parte mia. Sono stati 10 anni di vera sofferenza, vissuti da me molto male, compresa una forte depressione con le relative conseguenze.
    Stavo piano piano rialzando la testa quando mi ? stato notificato il ricorso in appello. Quindi ho davanti altri anni di sofferenza, nell’attesa inerme che una giustizia senza fine decida se potr? godere di un po’ di pace o se dovr? perdere tutto quel poco che avr? costruito in 20 anni di duro lavoro (tali sono le richieste).
    Non desidero vivere altro tempo in questo stato, nel quale mi sento minacciato senza speranza da un vero e proprio terrorismo psicologico, paradossalmente legittimato da una giustizia cieca e troppo lenta e dall’assenza di istituzioni che tutelino quelli come me da queste aggressioni legalizzate.
    Non ? incredibile che in uno stato di diritto possano operare persone che, per pura superbia ed arroganza, riescono a rovinare col loro accanimento decine di anni di vita a cittadini pacifici e fiduciosi, che con la loro vita ed il loro lavoro sono d’esempio per tante persone e contribuiscono al bene della comunit??
    C’? un’istituzione che possa prendere in consegna casi assurdi come il mio e condurli a conclusione, una volta per tutte? O devo considerare accettabile che 20 anni della mia vita debbano essere liberamente rovinati da un malvagio camuffato da imprenditore?
    Non so pi? a chi rivolgermi, tanto che con mia moglie abbiamo deciso di lasciare l’Italia e trasferirci, per ricominciare a costruire ci? che qui non ci viene concesso, cio? la prospettiva di vivere e lavorare serenamente finch? Dio vorr?.
    Grazie.
    Franco T.

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