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    17
    nov.
    2004

    Beha fa a pezzi l?informazione che non informa

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    da Libero ?Sono stato io?, romanzo che ? anche diario e saggio L?Italia stritolata tra leader e lacché ritratta dal giornalista scomodo per eccellenza di Andrea Scaglia ?Condannato dalla natura a un forte senso critico?. Una frase che ? un destino. Una condanna, appunto. Soprattutto per chi, dovendo per mestiere raccontare il mondo e la vita, non si rassegna a farlo inchinandosi ai voleri del padrone di turno. Rifiutando il copione della ?recita collettiva? che pare ormai accettato dalla compagnia cantante, giornalisti compresi (io sto di qua, tu di l?, ma all?occorrenza i ruoli si possono invertire, dipende dalla convenienza). E proprio di amara disillusione ? che a volte si stempera nell?ironia, unica possibilit? di sopravvivenza ? ? pervaso ?Sono stato io? (Marco Tropea editore, pp. 223, 14 euro), primo romanzo di Oliviero Beha. Lui, il ?giornalista Zorro?, lo scomodo ficcanaso diventato famoso per le inchieste sui troppi disservizi del nostro Paese, oggi assente da radio e tv per quello che pare essere una sorta di ostracismo mediatico. Ma questa ? un?altra storia. Anzi no, forse ? la stessa.

    Difficile etichettare l?opera di Beha. Romanzo, certo. Ma anche diario, autobiografia. E saggio politico e di costume. ?Fatti e personaggi sono di fantasia, naturalmente realistica? avverte sardonico l?autore. E dunque il protagonista, ?strana figura di giornalista in crisi?, volge il disincantato sguardo al suo mondo (e all?et? che avanza, e alle responsabilit? di padre), ai suoi colleghi, agli amici veri o presunti. In ?ricognizione tra le macerie soprattutto culturali di un Paese che sta regredendo?.
    E ci sono tutti, in questa specie di seduta psicanalitica sull?Italia attuale: c?? Berlusconi e il continuo referendum pro o contro di lui, ci sono D?Alema e Prodi, e poi la Rai (la ?Vecchia Fornace?) e Mediaset, il Corriere e Repubblica. E lo strapotere della pubblicit? (?un miraggio che tanto funziona quanto pi? ? desertificato lo scenario?). E il denaro misura di ogni cosa (?che trasforma ogni centimetro quadro della nostra vita, anima e corpo, in un mercato?). Di contro, i viaggi in treno, gli incontri con le persone in carne e ossa, finalmente fonte di informazioni e notizie vere, reali. Anche se spesso non funzionali a questa o quella strumentalizzazione. Ma lui non si rassegna. E si ostina a mettere insieme le tessere, guardato con sospetto e a volte con affettuoso compatimento, per ricostruire il mosaico completo. E smascherare la fandonia dell?informazione corretta che corretta molto spesso non ? (?non si capisce quasi nulla di quasi niente, salvo illudersi senza convinzione reale di sapere tutto o molto di quella tesserina??).
    Ma c?? possibilit? di riscatto? Magari con un gesto estremo, in grado di far saltare il tavolo e, contemporaneamente, guarire dal senso di colpa che attanaglia lo stesso protagonista. La soluzione drammaturgicamente perfetta ? il ?regicidio?. Che, nell?Italia di oggi, non pu? che essere un ?silvicidio?, un attentato (simbolico) a Berlusconi. Con la trama ci fermiamo qui, svelare di pi? sarebbe uno sgarbo al lettore. Di certo, il libro di Beha squaderna impietosamente le contraddizioni di un Paese, come sottolinea la controcopertina, ?schiacciato dal suo passato e alla ricerca affannosa di una strada?. Eppure, arrivati al termine, non ? lo scoramento il sentimento che rimane. Perché, ogni tanto, uscire dall?apnea quotidiana e fare due conti con il quadro generale ? utile. Serve a capire meglio il tutto. E, perché no, anche a sentirsi meno soli.

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