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    18
    nov.
    2004

    Frodi innocenti che fanno crescere il mercato

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    "L'ECONOMIA DELLA TRUFFA" di John Kenneth Galbraith (Rizzoli) "In nessun campo, pi? che in economia e in politica, la realt? ? deformata dalle preferenze e inclinazioni sociali, nonché dal tornaconto personale e di gruppo". John Kenneth Galbraith, grande economista americano quasi centenario, fotografa senza indulgenza la situazione che ha portato ai grandi scandali economici in un pamphlet ironico e amaro edito in Italia da Rizzoli.

    Il titolo – “L’economia della truffa” – gi? chiarisce il senso
    del suo discorso che si articola intorno a quelle che Galbraith
    definisce “frodi innocenti”, ossia falsit? che vengono accettate
    senza battere ciglio perché “in parte figlie dell’economia
    tradizionale e del suo insegnamento, in parte delle opinioni
    canoniche sul processo economico”.
    Le frodi che l’economista individua sono numerose: si parte
    dall’abolizione della parola ‘capitalismo’, sostituita dal pi?
    neutro termine ‘mercato’. Ma, scrive Galbraith “il riferimento al
    mercato come alternativa benevola al capitalismo ? un’operazione
    cosmetica, fiacca e insipida, destinata a coprire una scomoda
    realt?: quella delle corporation, ovvero di un predominio della
    produzione capace di manipolare la domanda e, in sostanza, di
    controllarla.
    Le grandi compagnie globali sono considerate da Galbraith le
    vere responsabili di queste truffe, che riguardano anche la
    supposta sovranit? del consumatore, che viene definita illusoria;
    il valore assoluto dei dati sul Prodotto interno lordo, che il
    professore ritiene sia determinato dai produttori; la
    differenziazione tra settore pubblico e privato, che Galbraith
    considera di fatto inesistente; il reale valore degli interventi
    della Federal Reserve sulle dinamiche economiche, che vengono
    definiti irrilevanti.
    Ma l’analisi di Galbraith va ancora pi? a fondo quando denuncia
    l’intrinseca contraddizione di un sistema in cui le propriet?
    delle grandi aziende sono totalmente private di poteri reali e il
    management vanta addirittura la possibilit? di decidere i propri
    enormi emolumenti. “Il principale evento economico di questo
    inizio di Ventunesimo secolo – scrive Galbraith – ? un sistema
    della grande impresa basato sull’illimitata facolt? di
    autoarricchimento”.
    Non solo le corporation, comunque, sono accusate da Galbraith,
    ma anche il mondo accademico che sostiene e tramanda le false
    interpretazioni, con il rischio di un’implosione del sistema di
    cui i crack Enron e Worldcom possono essere ritenute pericolose
    anticipazioni.
    Come uscire da questa situazione? Galbraith non azzarda
    previsioni a lungo termine ma sottolinea la necessit? di regole
    precise e di organismi di controllo che agiscano con onest?. E a
    chi propugna il taglio delle tasse come toccasana per l’economia
    risponde: “Non ha fondamento l’idea, recentemente sostenuta e
    applicata, che le riduzioni fiscali contrastino la recessione”.
    Lme

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