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    07
    dic.
    2004

    Beha: ?povera italia?

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    Da L'Adige - di Mattia Eccheli Il giornalista ?scomodo? presenta il suo romanzo sullo sfondo un Paese sfasciato e senza speranze ?L'informazione ? la causa e l?effetto del precipizio in cui ? caduto il Paese?. Oliviero Beha, ormai uno dei tanti "zorro" senza cavallo e senza spada del giornalismo italiano (Santoro, Mentana, Biagi?), la pensa cos?. Su invito dell?Ordine regionale di giornalisti, a Trento presenta il suo libro ("Sono stato io", Tropea Editore), il primo romanzo, e riflette sui mali dell?Italia in generale e dell?informazione in particolare: ?? un libro che nasce dal mio disagio personale - ammette davanti ad un pubblico attento e numeroso riunito nella Sala Falconetto - per questo la prosa non poteva essere leggera come, chess?, quella di Bruno Vespa. A Vespa questo ? un paese che va bene cos? perché ci ha costruito sopra la propria fortuna. Io, invece, sono preoccupato per i miei figli?.

    Su Vespa e sulla sua trasmissione “Porta a Porta”, Beha torna spesso: ?Lui e Costanzo sono le componenti che hanno ridotto cos? questo paese?. Svela un retroscena inquietante: ?Oreste Lionello – insiste Beha ? aveva fatto una battuta sul libro di Vespa a “Porta a Porta”. Gli aveva proposto di cambiare il titolo: anziché da Mussolini e Berlusconi da Mussoloni a Berluschini. Ebbene: ? stata tagliata?.
    E dell?altro guru della televisione italiana, Maurizio Costanzo, dice che ? ?quello che sarebbe diventato Tot? Riina se avesse studiato?. Dopo una pausa precisa: ?C?era da aspettarsi una querela no? Ma da Costanzo; invece l?ho ricevuta da Riina?.
    Non si capisce se scherza, ma non conta: il clima che Beha descrive nel suo libro ? pesante. ?? un libro duro – assicura il moderatore Toni Visentini, caporedattore regionale dell?Ansa – che dice cose antipatiche: sui giornalisti, sulla politica, sull?Italia ?. Se ne ricava l?immagine di un paese ?senza spina dorsale e sfibrato? rincara Visentini. Beha non smentisce ma chiarisce: ?Il problema dell?autonomia e dell?indipendenza dei giornalisti c?? sempre stato ? puntualizza – per? negli ultimi anni le cose sono peggiorate. Sono peggiorate alla velocit? del suono?.
    A Beha non piace un paese nel quale ?l?autocensura si espande?. Nel quale ?o si ? con Berlusconi o si ? contro?. Nel quale ?l?informazione fine a se stessa si ? dissolta?. Ma, soprattutto, nel quale ?i giornalisti usano ci? che vedono solo
    se serve a qualcun altro?.
    L?informazione ? cambiata: ?Non ? pi? un giornalismo di servizio – confessa – ma di prodotto?.
    Fabrizio Franchi, presidente dell?Ordine regionale dei giornalisti, spiega di come proprio nel momento in cui gli editori stanno facendo enormi utili, i giornalisti hanno uno stipendio d?ingresso da 600 euro al mese: ?Chiunque – taglia corto sarcastico – anche un presidente di circoscrizione, li potrebbe comprare?.
    Il problema non sono le 6 televisioni di Berlusconi (?direi le stesse cose se le avesse qualcun altro?): ?Il livello di eticit? del paese si ? abbassato. C?? stata una degenerazione non solo a livello politico, ma dei valori? ammonisce Beha. ?La meritocrazia ? ormai un termine esotico? ironizza. ?Perché in questa Italia – argomenta ? nessuna fa pi? ci? che sa fare. In televisione chiedono solo di occupare un posto?. Posti che, peraltro, vengono assegnati per “partenogenesi”, una sorta di nepotismo diffuso: ?Ma che messaggio arriva alla gente? Che garanzia mi d??? osserva Beha. Viene in mente la frase del film Insider: ?La stampa ? libera per chi la possiede?.
    Il docente e sociologo Piergiorgio Rauzi interviene nel dibattito e sintetizza brutalmente ma con efficacia: ?Oggi il successo legittima il percorso compiuto per ottenerlo?. Il rischio, infatti, ? che venga premiato non tanto chi indaga quanto chi rende dei servigi?
    ?L?attuale natura pubblicitaria del giornalismo ? quanto di peggio ci possa essere? commenta Beha.
    In un paese tramortito da enormi flussi di comunicazione, affascinato da finti eroi, ammaliato dal successo dell?effimero, Beha intravede problemi non soltanto economici: ?Non si tratta di soldi – continua ? perché nonostante tutto stiamo ancora bene. Il male ? dentro: non c?? attenzione ai valori, alla solidariet?, al futuro e si avvertono lontani anche i problemi del pianeta?. Beha parla di “gusci”, di contenitori di slogan pi? che portatori di idee. Il dilemma ? trasversale: ?Per questo centro, destra e sinistra si confondono?.
    A giudizio dell?ormai ex conduttore di “Radio a colori” (c?? un contenzioso aperto con la Rai per il programma) si ? inaridito il “territorio prepolitico”, cio? quel passaggio di crescita, di maturazione personale che arriva prima del convincimento politico: ?L?appartenenza non pu? essere di tipo calcistico? dice citando uno stupito De Gregari che si chiedeva come si potesse interrogarlo con le stesse domande se fosse di sinistra o se tifasse Roma.
    Per il presidente della Provincia Lorenzo Dellai quello di Beha ?? il libro di una persona libera?; ma il presidente non si sbilancia troppo sul panorama dell?informazione, salvo ammettere i rapporti non idilliaci con i media locali e scappare subito a Tca per il dibattito a “Filo diretto” con 4 giornalisti. ?Il polso periferico ? assicura Beha a proposito dei media ? ? molto pi? positivo e beneaugurate?. Ma l?Italia, secondo Beha, ? oppressa ?dal complesso di Edipo berlusconiano che ottura e ottunde i sensi. Ma baster? eliminarlo per risolvere i problemi?? si chiede.
    La risposta ? no: Beha, che nel suo romanzo fa ammazzare Berlusconi, ne ? certo. Ma ? necessario che la gente continui (o ricominci?) a indignarsi.

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