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    21
    dic.
    2004

    L’autostrada pi? inaugurata d’italia

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    da www.corriere.it - di Gian Antonio Stella I lavori sulla Palermo-Messina sono iniziati 36 anni fa Berlusconi battezza la prima corsia. Ma erano gi? stati celebrati la posa dell'ultimo tratto e la caduta dell'ultimo diaframma Trentasei anni dopo la posa della prima pietra, l'autostrada Palermo-Messina viene oggi aperta a met? (un solo senso di marcia) dal premier Berlusconi, preceduto da ministri, presidenti, assessori e sottopanza per una prima parziale apertura nel giugno scorso e una seconda parziale apertura ai primi di novembre. Ancora un'altra parziale apertura e col prossimo nastro, il quarto, sar? completata davvero anche la Messina-Palermo.

    In attesa di inaugurare i caselli: visto che non ci sono ancora, infatti, le auto e i camion viaggeranno per ora gratis. Il commissario straordinario Benedetto Dragotta, quando glielo hanno fatto notare, ha allargato le braccia: ?Diciamo che ? un risarcimento ai siciliani per tutti gli anni che hanno dovuto aspettare?.
    Anni? Decenni.
    La costruzione di quell?ultimo tratto di 42 chilometri dell?arteria che da oggi unisce, sia pure non del tutto, il capoluogo regionale con lo Stretto, ? stata infatti segnata da una lentezza cos? esasperante da ricordare la costruzione della ?Piramide? nel romanzo di Ismail Kaldaré: ?L?undicimilatrecentosettantaquattresima pietra fu messa a dimora durante la seconda luna dopo l?eclisse. Fu necessario, per posarla, un po? pi? di tempo di quello richiesto dalla precedente, ma essa provoc? meno decessi… L?undicimilatrecentosettantacinquesima fu rovinosa per i suoi portatori. Uno dopo l?altro caddero senza ragione i muratori Mumba, Ru, Thutse e nove altri anonimi manovali… L?undicimilatrecentosettantaseiesima pietra…?.

    Quando cominciarono a pensare a quella via di collegamento, erano i tempi in cui l?Unit? ironizzava sulla costruzione dell?Autosole scrivendo che ?le velocit? alte e comode? erano ?soltanto per redditi pi? elevati? e che ora ?abbiamo l?autostrada, ma non sappiamo a che serve: ? evidente l?impegno di spremere l?economia nazionale nella direzione di una motorizzazione individuale forzata, dimenticando che mancano le strade normali in citt? e nel resto del Paese?. Alla guida del governo c?era Fernando Tambroni, ai Lavori pubblici Giuseppe Togni, ai Trasporti Fiorentino Sullo. Giurassico.
    E parallelamente a quella autostrada che non voleva saperne di andare avanti, con una media annua di avanzamento dei cantieri che qualcuno ha con pignoleria calcolato in 4 chilometri, 17 metri e 14 centimetri, restavano bloccati i lavori sempre promessi e finanziati e progettati e rinviati della ferrovia Palermo-Messina. Che ancora due anni e mezzo fa, quando deragli? il locomotore del ?1932? diretto a Venezia che trainava sette carrozze con 190 passeggeri, era a doppio binario soltanto per 69 chilometri su 232. Saliti oggi, dopo quella tragedia nella quale morirono dieci persone, a 76. Con una accelerazione che, stando ai dati delle Ferrovie, dovrebbe portare a 143 chilometri entro il 2010. Quando forse diventeranno meno umilianti i tempi di percorrenza che qualche sindacalista denuncia da anni: ?Un treno per coprire 232 chilometri impiega 3 ore e 35 minuti, a una media di 64 chilometri orari. Poco pi? (pi?, non meno) della velocit? del treno a vapore che percorreva la Napoli-Portici nel 1836?. Uno scandalo. Che il Corriere della Sera aveva denunciato gi? nel 1975 scrivendo che sulla Palermo-Messina viaggiava ?l?80% dei passeggeri delle ferrovie nell?isola? e ?nella quasi totalit?? i treni viaggavano ?a un solo binario nonostante che si parli dell?urgente necessit? di un loro raddoppio da almeno venti anni?. Vale a dire dal 1955.
    E non si tratta di comfort. Come spiegava tre anni fa Sergio Romano nella recensione al libro ?L?incompiuta? di Guido Gentili, uno studio di Pier Luigi Ciocca, vice direttore della Banca d?Italia, e le stime di alcune organizzazioni internazionali hanno dimostrato che ?questo deficit di opere pubbliche ha provocato nel corso degli anni Novanta una perdita valutabile in circa 13 punti percentuali del prodotto interno lordo, cio? circa 300.000 miliardi?.
    Va da sé che in un contesto come questo, in cui il Mezzogiorno paga da decenni un ritardo spaventoso di infrastrutture, con dighe costruite senza le condotte per l?acqua e costate 38 volte pi? del costo preventivato come quella sul Metramo o aree industriali fantasma come quella di Baragiano dove ogni posto di lavoro ? costato tre miliardi e mezzo di vecchie lire, la sospirata apertura della Palermo-Messina va salutata con squilli di tromba e rullo di tamburi. E forse ? giusto, come ha detto Pietro Lunardi, non dar troppo fiato alle proteste della sinistra. Che con Pierluigi Bersani accusa Berlusconi di aver ?inaugurato finora solo cose fatte dall?Ulivo fino a tagliare dei nastri che avevamo gi? tagliato noi? e di aver stanziato solo 9 dei 125 miliardi di euro promessi disegnando col pennarello da Bruno Vespa un reticolo di strade e ponti e ferrovie. Da che mondo ? mondo ? sempre andata cos?. Magari anche a loro un domani, chiss?, toccher? di inaugurare opere avviate dal governo di centrodestra.
    E? vero per? che i collaboratotori del premier, prima di farlo brindare solennemente a una inaugurazione, potrebbero avvertirlo se i calici sono gi? stati usati. Come nel caso del Mose, le dighe mobili di Venezia, per il quale pos? tempo fa la prima pietra (di una diga di sassi, opera d?appoggio) sedici anni dopo il trionfante battesimo celebrato da Gianni De Michelis. O della stessa autostrada Palermo-Messina che quest?anno ? gi? alla terza cerimonia.
    Aveva cominciato a fine giugno il viceministro Gianfranco Micciché benedicendo con un codazzo di autorit? la posa dell?ultimo ?concio? dell?ultimo viadotto: ?Siamo qui solennemente riuniti, signori e signore…?. Aveva proseguito ai primi di novembre il ministro Pietro Lunardi (con al seguito ancora Micciché pi? Tot? Cuffaro e una corte pi? numerosa di quella che segu? a Cracovia la principessa Bona Sforza che andava in sposa a re Sigismondo) benedicendo la caduta dell?ultimo diaframma della Galleria Piano Paradiso: ?Siamo qui solennemente riuniti, signori e signore…?. Oggi tocca a lui, il Cavaliere, ma solo per una delle due carreggiate dell?autostrada. Alla quale dovr? poi seguire la seconda. E poi, quando verr? il tempo, perché rinunciare all?inaugurazione dei caselli?

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