• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > Il peggio forse deve ancora venire
    03
    gen.
    2005

    Il peggio forse deve ancora venire

    Condividi su:   Stampa

    Dopo il pi? grande cataclisma della storia, quello che non osano dire gli esperti ci pensa a dirlo il circolo Equilibrium di Toritto: il peggio forse deve ancora venire. Non solo per i superstiti del sud est asiatico ma per l'intero pianeta. Mentre nei salotti della tiv? italiana ci si impegna ad intervistare i turisti Vip scampati, in quell'area continua la tragedia [...] Il punto ? proprio questo, e non ? un caso che non se ne parli o non se ne parli abbastanza. Oliviero Beha

    [...]
    Lo Tsunami ha provocato distruzioni anche tra il bestiame, fonte di sussistenza per milioni di contadini. L’allagamento di
    acqua salata e lo spargimento di sostanze tossiche dai depositi industriali distrutti faranno s? che intere regioni coltivate per molto tempo diventeranno aride. E quindi su di loro si abbatter? ancora per molto tempo, il crollo economico, visto che negli ultimi anni quelle Aree hanno beneficiato di investimenti del fenomeno che va sotto il nome della delocalizzazione produttiva. Un’area
    in cui erano stati fatti molti investimenti nel tessile-abbigliamento e
    delle scarpe e quant’altro da parte delle Multinazionali finanziarie. Le
    quali rivendevano in occidente quei prodotti quintuplicati nei prezzi grazie
    alla con la pubblicit? televisiva.. E poiché la spietata logica dei voraci
    Piranha delle multinazionali finanziarie ? quella di investire solo dove ricavano maggiori profitti, in quell’area poiché quei profitti non sono
    garantiti se ne andranno da un’altra parte, come dire, delocalizzeranno i
    loro capitali. Ecco un grande effetto choc dello Tsunami: i capitali finanziari delle multinazionali che sfruttavano a basso costo la manodopera in quei luoghi.
    Si ? letto in questi giorni che la Banca Mondiale ha gi? decretato che sono
    “a rischio” gli investimenti di diversi giganti americani in quell’area. La
    Nike, Reebok, la Smile e altre. Secondo alcuni esperti gli Usa (avvoltoi
    altro che avari) per gli investimenti stanno gi? esaminando le loro scelte
    strategiche come quelle che avevano privilegiato anni fa quei luoghi. In
    Asia l’impatto della Globalizzazione non ? certo stato sempre benefico come
    da noi: basti pensare ai casi di sfruttamento del lavoro minorile pi? volte denunciati nei Forum Sociali Europei, dove si levavano alte le grida contro lo sfruttamento. Ora per? ? tutto cambiato se prima della festa di Santo Stefano si preavvertiva solo la paura, il cataclisma dopo che a messo a nudo le povert? lasciate dalla marea della delocazione di Capitali, sar? ancora peggio. La globalizzazione a differenza di quello che dicono i suoi
    sostenitori, pi? che acquietare le ansie del futuro le inquieta sempre di
    pi?. Inoltre se qualcuno in Italia pensa che gli investimenti le
    multinazionali finanziarie dalle aree colpite li faranno ritornare da noi si
    sbaglia di grosso. Perché la tragedia ha messo a nudo la strategia di
    costoro. Per esempio, se la tragedia ha seminato il lutto anche tra i paesi
    ricchi questo ? dovuto sempre a costoro, come spiegarsi altrimenti
    l’inaudita carenza di infrastrutture e di piani di allarme? Infatti,
    sarebbero bastati, reinvestire in dispositivi di sicurezza una piccola
    percentuale dei profitti delle multinazionali alberghiere non per prevenire ma per difendersi dagli Tsunami. Ma la sicurezza ? un bene collettivo garantito dalla politica degli Stati Nazionali, non dalle multinazionali che pensano solo alla sicurezza dei loro paradisi fiscali e delle loro isole felici, invece di quella degli altri se ne strafregano. Infatti sin dall’insediamento di Bush nella Casabianca ( bianca solo di
    fuori) gli USA per il disegno egemonico planetario continua ad opporsi a
    sottoscrivere il Protocollo di Kioto, per ridurre il surriscaldaneto della
    Terra, anzi continua a surriscaldarlo insieme ad altri Baroni-Sceicchi, con
    la Guerra e bombardamenti per la tragedia finale. Sarebbe ora che invertissimo la tendenza, che cominciassimo a pensare che il
    pianeta ? diventato come un condominio per cui non possiamo pi?
    disinteressarci della “qualit? ecosostenibile della vita” e della cura degli interessi collettivi planetari neppure in zone remote del pianeta, come pure della democrazia planetaria. In ultima analisi sperando che con la tragedia la Globalizzazione sia stata
    colpita al cuore, questo capodanno non possiamo trascorrerlo come se niente
    fosse. Non si pu? stare con una bottiglia di spumante in mano e un petardo nell’altra, non si pu? chiudere in casa sui divani e accanto ai temosifoni a festeggiare mentre oltre la porta morte e distruzione. In questi giorni la Tiv? ci ha messo davanti agli occhi le strazianti immagini che avranno
    effetti epocali, altro che 11 settembre. Non ? solo la necessit? di
    rispettare il dolore ma di riflettere sul destino del pianeta che in un
    attimo cambia l’asse di rotazione rispetto al Sole. La tragedia ci avverte
    anche che il mondo ? pi? piccolo di quanto si pensi e che in un solo
    istante si potrebbe dire addio all’uomo come ai dinosauri anni fa.
    Bartolomeo Antonio
    www.euromedi.it————

     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook