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    25
    gen.
    2005

    Contro la censura, teatro pieno

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    da www.articolo21.com Erano proprio in tanti in quella piccola sala. Pi? di 400 arrivati da Roma e fuori per dire no alla censura. Ora basta. Non si pu? pi? pensare che ogni piccola differenziazione dal pensiero unico della maggioranza debba essere messa a tacere. Basta! Gridato da artisti e giornalisti che hanno appartenenze e identit? politiche diverse. Che cosa ha, infatti, a che vedere quell'estremista di sinistra che si chiama Vauro con l'ex ragazzo di Sal? Giorgio Albertazzi? E invece sono l?, in prima fila. L'uno accanto all'altro.

    E che tra i censurati ci fosse Massimo Fini (il suo Cyrano ? stato messo fuori della Rai prima che potesse cominciare) e anche quel rosso di Michele Santoro “rif?” un certo effetto. Come sembra strano vedere una trasmissione di Raidue (dodicesimo Round) censurata né pi? e né meno di RaiOt della Guzzanti o dell’inchiesta sulla mafia che c’? ma nessuno la vede realizzata da Report e Maria Grazia Mazzola. Ed ? proprio Paolo Martini a sferrare l’attacco pi? diretto. “Da quando ci sono questi ascari a Raidue, sono da censurare anche le domande scomode. E parte anche l’acquisizione delle scalette dei programmi ad opera dei giornalisti pi? fedeli”.
    Insomma. L’aria che si respira in Rai ? ormai avvelenata. Ed il rischio di annientamento di quest’azienda, svuotandola di contenuti e portandola non alla quotazione in Borsa (vietata dalle autorit? europee ed italiane e sconsigliata dall’advisor) ma alla svendita, diventa quotidianamente pi? realistico. Ed ? per questo che tutti gli “operatori dell’informazione di buona volont?”, al di l? della loro collocazione ideale, protestano. Escono da un “letargo” che era imposto da minacce, prevaricazioni e paura.
    Questo perch? non c’? peggior paura di quella di oggi. Quella di chi, per la prima volta da quando il servizio pubblico esiste, vede entrare in crisi la propria azienda e mettere in forse – se si continuer? su questa strada – il proprio posto di lavoro. Una Rai fuori dai meccanismi di ricerca della qualit?, una Rai fuori dal digitale che conta e paga, una Rai che fa finta di far concorrenza ma si arrende all’unico vero competitor privato ? un’azienda destinata a morire. Morire di stenti. E questo ha fatto suonare la sveglia di tutti. Di chi era alla finestra e anche di chi aveva festeggiato l’arrivo del centro destra immaginando che avrebbe portato aria di rinnovamento.
    Desideri irrevocabilmente compromessi da una gestione che pu? essere definita straordinaria solo per i danni che sta recando. E spetter? al nuovo corso di Viale Mazzini (i risultati delle due elezioni suppletive di ieri sono stati apprezzati dalla sala) rimettere insieme i pezzi del servizio pubblico scegliendo – e questa ? stata la richiesta avanzata coralmente dalla sala – di abbandonare quelle vecchie logiche che anche il centrosinistra aveva adottato per la Rai e che dovranno essere invece definitivamente messe da parte. Al di l? di come ognuno la pensi politicamente.

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