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    30
    mar.
    2005

    Se mi mordi ti fo il marchio di zorro

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    INTERVISTA A OLIVIERO BEHA da www.articolo21.info Una conversazione con Oliviero Beha che su politica, censura, Jacobelli e programmi simili al suo, come quello della Falcetti, mette la zeta. Di interpreti dello Zorro hollywoodiano - il nobiluomo mascherato in lotta contro l?ingiustizia, prestato al cinema da Johnston McCulley, lo scrittore americano che lo invent? pubblicando nel 1919 La maledizione di Capistrano - se ne sono susseguiti diversi. Furono Zorro, fra gli altri, perfino Tyrone Power e Alain Delon. E? il primo, naturalmente, il pi? straordinario di tutti, impersonato dal grandissimo Doug Fairbanks che con la sua agilit?, davvero inusitata, piroettava sul grande schermo del cinema muto (siamo negli anni Venti) contro i mariuoli del caso e, piuttosto che decidersi a passare al sonoro, si fece crepare d?infarto nel 1939.

    Lo Zorro in cui, pi? probabilmente, si identifica Oliviero Beha, il giornalista che, dopo lo sport, si ? consacrato alla ?radio dei dolori d?Italia?, ? invece un eroe postmoderno, che colpisce il malaffare per dar retta ai cittadini, ma che col potere, bene o male, deve farci i conti. I quali, a volte, non tornano. Un programma anarchico-conservatore? O liberale-riformista? E chi lo sa? Radio Zorro, primigenia creatura di Beha del ?92, tramutatasi nel ?95 in Radio Zorro 3131 e pi? recentemente in Radioacolori, ? stata prima sospesa e poi, manco a dirlo, soppressa. Dal giugno del 2004 il black out ? calato sulle antenne di Beha che come avrebbe fatto Zorro, ovviamente, ha sguainato la spada.
    I motivi del niet? Di clamorosi, apparentemente, non ce ne sarebbero, a parte i soliti. Beha ? un rompiballe, un polemista di professione, fa i cavoli che vuole ? diranno i burodetrattori. Avr? dato fastidio a qualcuno, avr? messo i piedi nel piatto di qualche sorcio che aveva rubato il formaggio, o le ha sparate troppo in alto sulla presunta pubblicit? occulta nei programmi sportivi ? diranno i realmaliziosisti. Va? a sapere. Se non che, il direttore delle news di RadioRai, Bruno Socillo, dichiara nel gennaio scorso alla Commissione di Vigilanza Rai che ?non c?? nessuna possibilit? che Beha torni a fare Radioacolori?. Why not? Perché, spiega il direttore, Beha non concede il diritto di replica agli accusati, ? indisciplinato, non comunica gli argomenti delle puntate che andranno in trasmissione e considera gli interventi della direzione come attacchi personali. Poi, nonostante il fatto che la Commissione di Vigilanza avesse votato all?unanimit? una delibera che chiedeva il ritorno di Beha alla conduzione del programma, la Rai non ha ancora comunicato alcunché al conduttore che, oltretutto, ? anche stato costretto a rivendicare, tramite la magistratura del lavoro, il suo ruolo di vicedirettore di Rai Sport.
    Ora come ora, Beha ? a Saxa Rubra, sede operativa della Rai tv, in stand by ?non-si-sa-fino-a-quando?. Certo ? che ? oltre al reiterarsi ormai stucchevole, oltre che inaccettabile, di queste situazioni censorie ? sembra che alla direzione generale della Rai non importi un fico secco del pubblico pagante. Perché nessuno dei decisori, infatti, si preoccupa di fette sempre pi? grandi di radio e telespettatori che rimangono orfani dei loro programmi preferiti che, per continuare a seguirli, son disposti perfino a pagare un canone?
    Nel frattempo, visto che Zorro non ? mica un pantofolaio, Beha ha scritto Sono stato io (Marco Tropea editore), un pamphlet che prende spunto dalle tante magagne di questo nostro paese, cui offre per? una soluzione dal risvolto noir. Il racconto ha tratti che potremmo dire autobiografici, perché il protagonista ? un cronista in crisi esistenziale, sia per l?et? e sia, soprattutto, per l?impossibilit? di lavorare ?senza servire un padrone?. Beha ha 56 anni, ? originario di Firenze, ha due lauree, una in Italia (in storia medievale) e una in Spagna (in storia americana). Da sempre, come ci dice lui stesso, ?sono rispettato, ma allo stesso tempo detestato?.
    ?Ho scritto Sono stato io perché lo sentivo, e anche perché un libro pu? servire a comunicare qualcos?altro ? spiega Oliviero Beha -. Volevo fare una ricognizione fra le macerie di un paese che sta rapidamente regredendo e che sembra aver smarrito il senso del futuro?. Giorgio Albertazzi, che ha coadiuvato l?autore nella presentazione del romanzo, ha dichiarato di averne apprezzato l?ironia nascosta, la cronaca e la materia polemica che si fondono insieme.
    ?Dato che non sono etichettabile politicamente, del mio caso se ne parla meno degli altri ? ? il commento di Beha -. In Italia siamo di fronte a un bipolarismo imperfetto, per meglio dire straccione, dove nessuna delle due parti si preoccupa di sostenere chi ha fatto qualcosa, sebbene nel piccolo. Quando i politici non hanno ben chiara l?idea se una cosa convenga o non convenga, nel dubbio la lasciano cadere. Il problema ? la mentalit? del proprio tornaconto politico. Non basta battere Berlusconi se non si cambia testa. Questo bipolarismo imperfetto prevede, infatti, che i giornalisti siano o di centrodestra o di centrosinistra. E basta.?.
    Qual ?, secondo Beha, l?idea di libert? in questa professione? ?Un giornalista deve dare tutte le notizie che pu?, non importa se non fanno comodo di volta in volta all?Ulivo-Unione o al Polo. Io sono il giornalista pi? censurato degli ultimi quindici anni, ma sono l?unico a non aver mai avuto un programma in prima serata?.
    In questi giorni si ? ricordato un popolare giornalista appena scomparso, Jader Jacobelli, e tutti ne hanno parlato come di un modello di equidistanza nell?informazione. Beha ? d?accordo?
    ?Jacobelli era una persona perbene, non c?? dubbio. Ma come non accorgersi che c?era molto ?odore di Palazzo? nelle sue tribune politiche? Io avevo vent?anni allora, ma lo percepivo eccome. Poi, ? ovvio, quando uno non c?? pi?, interviene la canonizzazione?.?.
    Parliamo dei vivi, allora. Di Emanuela Falcetti, ad esempio, che conduce Italia, istruzioni per l?uso, un programma simile, per certi versi, a Radioacolori. Che ne pensa Beha? ?Simile? E? al pubblico che bisogna chiedere se ? simile?.?.
    ?Il punto ? dice il giornalista – ? che un programma crea disturbo al manovratore, qualunque sia il manovratore. Ma per me resta un errore politicizzare tutto. E poi, via, siamo di fronte a schieramenti politici poco pi? che calcistici. Dove sono i valori? I partiti sembrano stanchi e vecchi. Cosa trasmettono ai giovani? L?alternativa a spararsi ? dirlo! C?? molto pi? confronto politico fra i movimenti della societ? civile che all?interno dei partiti. Come nei girotondini, che sono nati proprio per questo?.
    Ma come andranno a finire i movimenti, secondo lui?
    ?Si vedr??, conclude.
    In effetti, il carattere di Zorro mascherato non ? proprio questo? Lottare da solo contro le ingiustizie e riuscire, pur restando in una specie di splendido isolamento, a sfangarsela sempre piuttosto bene. ?Né Tartaro o Circasso lui riguarda, né de amici o nemici fa pensiero?.?. Behato lui.

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