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    16
    mar.
    2005

    Scuola, piccoli bulli crescono. alle superiori vittima uno su quattro

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    da www.repubblica.it Il 24% degli adolescenti subisce offese e prepotenze prima il fenomeno era diffuso solo alle elementari di Maria Stella Conte Come pu? essere dura la vita a 16 anni se non si sta dalla parte giusta. Se si finisce per essere lo zimbello della classe. Quello che gli dai uno scappellotto sulla nuca ogni volta che fai finta di andare a buttare la carta nel cestino; quello che fammi un po' vedere che c'hai da mangiare? non mi piace e la merenda vola gi? dalla finestra; quello che vengoanchionotuno...

    Aggressioni, prepotenze, estorsioni, umiliazioni che gli adulti – presidi, insegnanti, bidelli – non vedono o fanno finta di non vedere, perché alle superiori i ragazzi hanno l’aria di voler badare a se stessi; alle superiori i ragazzi fanno muro; e sono capaci di ritorsioni che allora ? meglio starne fuori.
    Forse ? anche per questo miope timore collettivo che per anni nel nostro Paese si ? pensato che il bullismo si concentrasse quasi esclusivamente nelle scuole elementari e medie: ora due studiosi, Elena Buccoliero e Marco Maggi, sostengono che non ? per niente cos?: lo fanno in un primo volume di oltre 300 pagine – Bullismo, Bullismi – Le prepotenze in adolescenza dall’analisi dei casi agli strumenti di intervento – da oggi nelle librerie per la Franco Angeli.
    E in un secondo, di prossima uscita, nel quale tra l’altro verranno esaminati i dati di sei ricerche svolte con lo stesso metodo di indagine a Cuneo, Lodi, Bergamo, Ferrara, Piacenza, Messina per un totale di 3.244 studenti di scuola media superiore. Risultato: il 24 per cento – circa un ragazzo su quattro – dice di aver avuto a che fare con prevaricazioni, offese o aggressioni di qualche genere.
    Che il problema esista – spiegano i ricercatori – lo conferma la quasi totalit? degli intervistati: il 15 per cento dichiara di subire soprusi; il 9 di vestire i panni di vittima in alcuni casi e di “carnefice” in altri; l’11 si riconosce tout court nel ruolo di bullo; il 46 per cento afferma invece di non essere coinvolto direttamente dal fenomeno ma di esserne stato testimone e solo un 19 di non aver mai assistito o vissuto atti di bullismo.
    Il bullo ? una sorta di “mutante” che si occulta e modifica a seconda che frequenti un liceo, un istituto tecnico o le scuole professionali, diventando nel passaggio da un corso di studi all’altro, sempre pi? visibile e aggressivo. Ovunque sia, comunque, nel codice rosso delle angherie troviamo al primo posto le aggressioni verbali, che sembrano poca cosa, ma non ? vero perché il tormentone quotidiano, l’essere ogni santo giorno preso di mira perché sei grasso, perché puzzi, perché sei un asino, perché sei un secchione, perché ce l’hai piccolo, perché sei tettona, pu? distruggerti l’esistenza; seguono le offese e gli insulti che sono la versione trash dei primi; e arriviamo agli scherzi pesanti, quelli che fanno rabbia fino alle lacrime, subiti dal 30 per cento delle vittime: il diario fatto a pezzi, la pip? nelle scarpe da ginnastica, il lancio dalla finestra di libri e quaderni; fino alle minacce, alle aggressioni e ai piccoli furti che s?, sono una minoranza ma non si possono pi? neppure chiamare scherzi.
    A questo punto, uno pensa che sia la strada, e pi? precisamente il tragitto tra scuola e casa, lo spazio meno protetto, quello nel quale le vittime vengono prese di mira dai bulli. Invece no. E non sono neppure i bagni di scuola. O i corridoi o gli spogliatoi. Il luogo del delitto per eccellenza ? la classe. Solo che, spiegano i ricercatori, i grandi – bidelli e insegnati – spesso non sono presenti quando occorre, e in ogni caso, tra chi non se ne accorge e chi fa finta di niente, raramente ci si pu? contare.
    Per la verit?, c’? un 23 per cento che testimonia l’intervento degli adulti, ma in generale quelli degli studenti e dei professori appaiono troppo spesso “mondi paralleli nei quali ciascuno ha gi? abbastanza preoccupazioni per interagire veramente con l’altro”. A confermare i dati di queste sei ricerche, c’? anche una “Indagine sul disagio giovanile nelle scuole secondarie superiori della Lombardia” realizzata dallo Iard nel 2001 per l’Ufficio scolastico Regionale su un campione di 2.566 studenti e coordinata da Crisitina Margheri.
    Ostilit? e diffidenza – scrivono i ricercatori – pi? che amicizia e condivisione sembrano caratterizzare i rapporti tra compagni di scuola: il 50,6 per cento del campione lombardo ha dichiarato di aver incontrato colleghi di scuola che si sono rifiutati di aiutarli, e il 53,5 di essere stato vittima di offese, il 16 di scherzi pesanti, il 6 di minacce o ricatti. Un mondo pi? che parallelo sovrapposto a quello degli adulti, nel quale essere amici ? bello. Ma essere forti e vincenti, costi quel che costi, ? meglio.

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