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    24
    mar.
    2005

    Il caro conti correnti bancari, all’italia il record dei costi

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    da www.corriere.it La spesa media annua ? di 113 euro, contro 93 in Germania, 89 in Francia e 65 in Gran Bretagna. Nel 2004 aumenti del 2% L'italianit? delle banche, e va bene. Ma i costi allo sportello? Non cos? bassi da scaldare l'animo patriottico dei risparmiatori. Anzi, i pi? alti d'Europa. Lo dimostra la seconda edizione di World Retail Banking Report, presentata a Parigi dopo che gli analisti di Cap Gemini, Efma e Ing hanno setacciato 130 istituti di credito ordinario in 19 paesi. Il documento pare fatto a misura per infastidire il tricolore creditizio, anche se averlo arricchito in quantit? e qualit? rispetto all'anno scorso, con una migliore ponderazione delle specificit? locali, ha permesso ai dati italiani di avvicinare un po' quelli degli altri paesi.

    Chi se la passa meglio, ironia, ? per? il signor Rossi olandese, il cui conto corrente costa solo 25 euro l’anno, se si considera l’utenza media di quattro servizi base: il conto, i mezzi di pagamento, l’uso del contante e le operazioni extra. Viaggia poco sopra la media del campione (78 euro) il correntista spagnolo, che sborsa 81 euro l’anno. E al sistema Italia non basta un ridotto incremento dei costi, il 2% rispetto al 2004, per uscire dal terzetto delle “maglie nere”: Svizzera (137 euro) e Australia (123 euro), che superano il Bel Paese (113 euro). “Non ? tanto: siamo in media con l’Ue – ha commentato il direttore generale dell’Abi, Guglielmo Zadra – inoltre va tenuto presente che questa cifra comprende il bollo, la cointestazione del conto e la remunerazione delle giacenze. Quindi siamo sui livelli pi? bassi d’Europa”.
    Ma ai consumatori poco importa se i soldi vanno all’erario o ai manager in grisaglia, e dalla ricerca risulta che in Eurolandia nessuno paga questi servizi pi? di 113 euro. Purtroppo la tenue concorrenza nel credito nazionale tiene alti i costi di base, anche se il dato 2005 ? quasi la met? dei 206 euro del 2004, per una migliore analisi degli usi locali. In Italia, per esempio, ? molto diffuso l’utilizzo di conti correnti “a convenzione”, con prezzi inferiori rispetto a quelli classici. Cos? come gravano negativamente l’incidenza dei costi fiscali (24 euro l’anno), un ricorso agli Atm di banche concorrenti nettamente inferiore e la scarsa frequenza di utilizzo del denaro elettronico – carte di credito e altro – a vantaggio dei depositi di contanti in agenzia.
    Tuttavia, c’? almeno da dire che nell’ultimo anno l’aumento medio riscontrato dalla ricerca nel paese ? di appena il 2%, circa al livello dell’inflazione.
    In prospettiva, comunque, la dinamica dei costi per i correntisti di casa nostra ? tiepida. Niente a che vedere con il +16% degli spagnoli (proprio loro), o coi rincari attorno al 10% di Gran Bretagna, Belgio e Olanda, che per? rimangono i paesi con i costi assoluti pi? bassi. Questo movimento, rileva la ricerca, denota una convergenza di costi che sta lentamente allineando i migliori e i peggiori, come effetto “della diffusione della moneta unica” in Europa. Tale movimento dovrebbe peraltro proseguire, con l’introduzione dell’area singola dei pagamenti in euro (Sepa).
    C’? un altro indicatore interessante, che confronta il Prodotto interno lordo per abitante dei 19 paesi analizzati e i costi dei loro servizi bancari. Ne esce una correlazione diretta tra convenienza dei servizi bancari e “grado di maturit?” del mercato nei singoli paesi. Lo studio individua una soglia dello 0,6% per delineare i paesi “maturi”, e l’Italia vi rientra per un pelo (0,55%). Il meglio messo ? ancora l’Olanda, dove le spese bancarie ammontano allo 0,1% del Pil pro capite. Quasi tutti i paesi Ue e cosiddetti sviluppati oscillano tra 0,1% e 0,4%, mentre faticano i paesi emergenti: 1% Repubblica Ceca e Slovacchia, 2,1% la Polonia, 3,3% la Cina.
    di ANDREA GRECO

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