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    09
    mag.
    2005

    Il paradiso secondo i bambini: “un posto dove si beve caff?”

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    da www.repubblica.it L'immaginazione dei pi? piccoli assuefatta agli spot televisivi allarme dei pedagogisti di quattro universit? italiane BOLOGNA - Il paradiso visto dai bambini? E' un posto dove si beve caff?, almeno per il 22 per cento dei piccoli di casa. Martellati dal celebre spot lo hanno visto talmente tante volte rappresentato cos?, che il loro immaginario si ? assuefatto. E questo ? soltanto uno dei tanti dati rilevati dai pedagogisti di quattro universit? italiane che, allarmati dal diluvio di spot diventati ormai tutt'uno anche con i programmi per bambini, hanno deciso di passare all'attacco e diventare spettatori attivi di Rai e Mediaset.

    Le facolt? di Scienze della Formazione di Bolzano, Bologna e Urbino e la facolt? di Lettere e Filosofia dell’universit? di Foggia hanno deciso infatti di istituire nelle rispettive sedi quattro laboratori per monitorare il palinsesto per bambini delle due maggiori aziende televisive.
    A far da consulente ? stato arruolato Filippo Porcelli, uno dei padri di “Blob”, che domani a Bologna, insieme ai presidi delle quattro facolt?, esperti di comunicazione di massa, autori e pedagogisti interverr? alla prima giornata del convegno nazionale “Infanzie e nuovi scenari Tv. 50+1 Il cinquantennio della Rai”, la cui seconda tappa si terr? il 24 maggio a Foggia.
    Un confronto che comincer? domani, a cui parteciper? anche il sindaco Sergio Cofferati, per approfondire insieme a Barbara Scaramucci, direttore Teche Rai, e ai responsabili dei programmi per ragazzi di Rai e Mediaset il tema del rapporto tra infanzia e tv, per dare la pagella a questi 50 anni di televisione: “Dalla stagione dell’oro quando c’era solo la Rai a fare programmi per l’infanzia – osserva il preside della facolt? di Scienze della Formazione di Bologna Franco Frabboni – a quella di bronzo con Rai e Mediaset autonome, fino alla stagione di latta in cui c’? un padrone unico della tv”.
    Quello dei pedagogisti ? un grido d’allarme come l’urlo di Munch, spiega il professor Frabboni “perché l’infanzia ? considerata oggetto di mercificazione, puro strumento di politiche commerciali, vittima di un unico flusso televisivo che mescola spot e programmi ‘surgelati’ acquistati all’estero al minor costo possibile”.
    Insomma non si fanno investimenti per la tv dei bambini, anche se la creativit? per produrre cose nuove e programmi di qualit? in grado di alimentare la fantasia dei ragazzi anziché costruire “un’infanzia in serie” in realt? ci sarebbe. Il risultato ? che alle fine sono proprio gli spot i prodotti migliori, “almeno da un punto di vista semiologico ed estetico”, sottolinea Frabboni che lancia un accorato appello: “Gi? le mani dai bambini!”.

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