• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > Noi, la generazione del flop
    13
    mag.
    2005

    Noi, la generazione del flop

    Condividi su:   Stampa

    da l'Unit? A CONFRONTO CON I MAGNIFICI NOVANTENNI Caro Direttore, ce l?ho con Mario Monicelli, ce l?ho con Pietro Ingrao, ce l?ho con Elio Toaff, ce l?ho con Vittorio Foa. E ce l?avrei con Norberto Bobbio, e ce l?avrei con Guglielmo Petroni e con il suo bellissimo ?Il mondo ? una prigione? scritto sessant?anni fa, ma pi? attuale delle cose d?oggi, se non se ne fossero gi? andati. Ce l?ho con loro, di testa e di cuore, perché con la loro presenza nella vita o ?soltanto? nelle opere misurano la pochezza della mia generazione, una ?floppy (floscia, alla lettera) generation? che disarma e disamora. Giorni fa, alle celebrazioni/commemorazioni di Monicelli che gli hanno fatto pubblicamente evocare le ?esequie? in un?auto-epigrafe vergata di ironia, mi sono ritrovato per l?ennesima volta in questo periodo a disagio etico-generazionale. Monicelli, nell?occasione di un libro/conversazione su di lui (di Sebastiano Mondadori, per i tipi de ?Il Saggiatore?), parlava di sé, del suo cinema, dell?Italia del secondo dopoguerra ?in un altro modo?. Il suo sodale Furio Scarpelli, lo sceneggiatore principe che anagraficamente lo pedina, diceva di come nel loro lavoro ?si divertissero e si impegnassero?, atteggiamenti che non rintraccia nei suoi colleghi di oggi. E Francesco Rosi gli teneva bordone. E tutti i novantenni, o tendenzialmente novantenni, di spicco secondo differenti caratteristiche di temperamento, cultura e professione mi pare si riconoscano in tale disamina.

    Certo, un Monicelli prende le distanze-come ha fatto del resto in tutta la sua vita – dalla retorica del ?si stava meglio quando si stava peggio?, delle nostalgie passatiste, del considerarsi unici e irripetibili pur se ognuno coi suoi contorni fortunatamente lo ? anche nelle stagioni disgraziate dei cloni. Certo, nessuno pu? davvero escludere che tra trenta o quarant?anni non staremo/starete a ricordare, magari con un chilo di spettacolarizzazione in pi?, qualcuno della mia ?floppy generation?.
    Ma davvero immaginate su un palco un Giuliano Ferrara con le stimmate politico-esistenziali di, che so, Pietro Ingrao? E se ci fossero ancora, per la serie ?la vita delle opere? in assenza fisica degli autori, un Pasolini o un Calvino da ascoltare in pubblico, penseremmo che tra qualche decennio la loro eredit? sarebbe degnamente rappresentata da Adriano Sofri (a proposito, Adriano, che ci facevi in tv intervistato da Costanzo sulle tue pendenze sentimentali? eri davvero tu, o un incubo notturno senza Chopin?) o da Alessandro Baricco?
    E in politica spicciola Giorgio La Malfa attiene a suo padre? E tra i leader dell?Unione qualcuno ricorda anche solo nello sguardo Enrico Berlinguer? E faccio di tutto per rimuovere dai miei scenari mentali un paragone tra Andreotti e Berlusconi?
    E negli altri campi, nel confronto stiamo messi diversamente? Meglio Andrea Barbato o Bruno Vespa, in attesa di Giorgino? E Cattelan ci fa rimpiangere Messina, o Lucio Fontana, oppure nessuno dei due? E potremmo continuare a esercitarci cos?, a 360 gradi, sull?Italia di oggi e quella di ieri, a partire da quell?Italia della Ricostruzione evocata a pi? riprese dal Presidente Ciampi. Certo, forse quanto a stilisti e cuochi in questa cucina/fucina italiana siamo in crescita esponenziale, mentre per Coppi e Pantani (ahimé), e Rivera e Totti come ? noto ?non si possono fare paragoni??
    Allegria e impegno, dicono questi novantenni resistenziali in tutte le pieghe del senso di questa Resistenza: sono due voci sufficienti a misurare il presente della mia generazione? Forse s?, perché immediatamente riferibili alla leggerezza dell?essere e al pieno contro vuoto delle domande cardine dell?esistenza. Ma non per caso debbono essere combinate, queste voci, per non disperdere l?integrit? dell?individuo e del suo stare con gli altri.
    Ebbene, dov?? questa allegria nella recita collettiva di un paese sbandato in cui i cattivi attori della ?floppy generation? hanno fatto gli incendiari prima e i pompieri poi ma sempre per finta, badando nella sostanza soltanto al potere e ai suoi ammennicoli, al denaro e allo status principesco o straccione che ne consegue? E che allegria hanno trasferito questi padri ?al mercato? ai loro figli ?sul mercato?? Un?allegria non autentica, spenta, irreale, un?allegria appunto impossibile a ridursi a merce, e quindi fuori marketing.
    E l?impegno? Oggi sembra una bestemmia. Per la generazione dei Monicelli o degli Ingrao, che ne filma o ne parla ancora in un certo modo, era naturale pensare agli altri, ragionare per tutti specie per i pi? deboli pur con la caterva di errori che questo atteggiamento ideale fa rischiare e certamente ha comportato. Per i miei coetanei invece sembrano discorsi fuori dal mondo, lontanissimi da quella modernit? di guscio che affidano a un chip o a un bit in pi?.
    E nella retorica spesso truffaldina dei comportamenti, si sta infrangendo contro l?inerzia e l?ignavia del potere per il potere anche il mitico ?nuovismo?. Ne scriveva giorni fa Giuseppe De Rita su ?Il Corriere della Sera?, concludendo con amarezza sociologica quasi istituzionale: ??Per risuscitare i significati, della vita e della speranza, comuni il fattore decisivo ? l?alchimia della memoria?.
    Benone. Mentre il referendum sulla fecondazione si accinge a svelare drammaticamente la superficialit? e la pusillanimit? intellettuale con cui si guarda a una questione fondamentale per l?individuo e la collettivit?, ragionando ed esternando invece per lo pi? in termini di speculazione politico-elettorale immediata, eccoci qui, con la mia cara ?floppy generation? ramificata dappertutto senza apparenti radici da nessuna parte, ad abbeverarci alla vita e alle opere, e alla memoria, della ?bont? mascherata? di Mario Monicelli, della visionariet? artigianale di Furio Scarpelli, dello spessore senza aggettivi di Pietro Ingrao.
    S?, lo so, per rimanere al cinema dietro premono a buon diritto Nanni Moretti, o Marco Tullio Giordana, e altri meno noti che magari vorrebbero essere allegri e impegnati, come forse sarebbe un loro/nostro diritto e dovere. Ma, nel frattempo, con i monumenti si sgretola anche solo l?ipotesi di essere all?altezza di chi ci ha preceduto. Con i quali, come ho subito confessato, ce l?ho, ce l?ho davvero?Oliviero Beha

     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook