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    Home > articoli > Follia d’amore
    25
    mag.
    2005

    Follia d’amore

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    Batte forte il mio cuore quando lo sguardo si posa sui suoi occhi blu come il mare di notte, quando la luna si riflette su quella pelle che appare bianca come il latte e i colori dell'arcobaleno vestono il suo corpo sinuoso e corrotto. Come un'invasata, mi sommerge di parole, talora dolci e altre volte violente e volgari.

    Canta, con la voce del passato, una melodia intensa e sofferta come un gospel, e spesso non comprendo il suo linguaggio difficile, sebbene io sia cresciuto con lei. Si profuma, ma capita che il sudore acidulo, reso sporco dal marcio che le cresce dentro, sovrasti la nuvola d’aromi, la miscela di fiori e salsedine che la rendono inconfondibile tra tutte le altre. Arde di passione, brucia e pulsa la sua anima irrequieta.
    La guardo e penso all’amore che mi unisce a lei, un legame indissolubile, che non riesco a recidere nonostante la consapevolezza dei suoi tranelli. L’accompagno, donna malata, donna pazza di vita, donna matta di follia, l’accompagno e vorrei fuggire, ma non posso perché sono ammaliato, sedotto, stregato; sono perso di lei, di un amore che si alimenta d’odio e di rabbia, di gioia e d’ammirazione. Amarla senza odiarla non ? possibile; odiarla senza amarla sarebbe una blasfemia. Le chiedo di liberarmi dal suo incantesimo, ma non mi ascolta e ride, e ride, e insieme piange; e allora la consolo e le chiedo perdono, mentre il mare fa lacrime degli spruzzi, mentre il bosco fa di carezze le sue foglie, mentre una castellana si affaccia dal suo torrione e si accorge di essere morta.

    E’ una malattia. E’ una condanna che la mia bella Napoli ha tramato nei secoli, lei femmina incantatrice, fattucchiera bugiarda che mi lusinga e mi delude ogni giorno. Vorrei fuggire da questangoscia che mi porta ad aggrapparmi disperatamente al mio lavoro, alla famiglia, agli amici, a voltare lo sguardo per non vedere la lordura che mi circonda, a sognare vanit?.

    Si, donna malata, per lei continuo a subire, ad abbassare la testa; proprio io, uomo dignitoso che ha sempre lottato contro l’impossibile per vincere. Una sconfitta dopo l’altra, adesso, perché ? il destino di chi si lascia sedurre dalla Napoli matrigna pi? della Natura leopardiana.

    E’ sofferenza il destino di chi, pur di non andare via, accetta compromessi o resta inerte ad osservare il suo lavoro e il suo alloro dissolversi lentamente ma inesorabilmente come uno sbuffo di vapore, e vede un telone nero cadere sul proprio futuro, come un palcoscenico alla fine di una rappresentazione durata trentacinque anni; ma l’attore rester? l?, senza spettatori, senza pi? luci, senza controfigure: solo a piangere lacrime che non sa versare.

    Lasciami andare via, Amore mio, perché non accetto questa morte che ti travolge. Lasciami correre verso un futuro che non potr? vivere con te. Lasciami e basta. Oppure, aiutami.

    dr. Luigi Civita

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