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    31
    mag.
    2005

    Rai, pi? etica che etichette

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    da l'Unit? Caro Direttore, il prossimo referendum sulla fecondazione e gli effetti di quello francese sulla Carta europea sono certamente questioni che urgono pi? del rapporto tra informazione e politica, anche se poi quest?ultimo nodo risulta decisivo ovunque e comunque. Ma se torno sulla ?faccenda Rai? ? perché dietro un problema di etichette forse, semplicemente, si affaccia un problema di etica. Sulla prima pagina del ?Corriere della Sera? di ieri, in un articolo di un collega competente e documentato come Paolo Conti sugli emarginati della, dalla, nella Rai, vengo citato sulla ?panchina? aziendale insieme a Freccero, Francia, Severi ecc. Fin qui, una situazione professionale, su cui magari ci sarebbe da dire anche in relazione ai soldi pubblici, all?ottimizzazione, al canone, alla Corte dei Conti ecc., ma in ogni caso ?soltanto? una pur infelice situazione professionale.

    Ma la cosa assume un interesse e un peso diversi nel momento in cui ai colleghi citati e a me vengono associate delle aree politiche di riferimento. Io vengo etichettato come ascrivibile al centro-destra, ma (scandalo!!!) scriverei questa nota anche se fossi stato schiaffato nell?area opposta, come ad esempio Freccero. E attenzione, non la scrivo ?contro? Paolo Conti, la scrivo a favore di un modo differente di intendere questo lavoro, la scrivo contro una ?militarizzazione? forzata della professione e a favore di una ricognizione sullo stato dei rapporti tra politica e informazione che riveda le bucce dell?identit? di quest?ultima.
    Vado per interrogativi sintetici, anche perché a tali questioni che (anacronisticamente?) ritengo cruciali ho dedicato buona parte di un romanzo e adesso di un pamphlet, di cui forse pu? risultare vagamente evocativo il titolo, ?Crescete & prostituitevi?.
    Allora: ? contemplato che uno possa lavorare in Rai senza etichette, oppure ? del tutto e definitivamente escluso, anche a futura memoria? E in Rai se uno prova a parlare a tutti, senza scegliersi in partenza pregiudizialmente, per scelta di campo politica, i destinatari delle informazioni, ? un esempio di ?servizio pubblico? o un fesso/ingenuo con marezzature da voltagabbana?
    E se questa etichettatura vale per la Rai, vale anche per Mediaset? Oppure un po? meno? E vale anche per i giornali? E per tutti i giornali, o solo per quelli nella filiera di partito/schieramento? Ad esempio, scrivendo di Conti non penserei mai di etichettarlo politicamente, discuterei piuttosto di quello che dice/scrive e di come lo fa. E sono contento, per me e per i lettori/cittadini e quindi anche per gli ?elettori? ma di qualunque segno, che lo faccia bene.
    Ma se Paolo Conti ? credibile, patrimonio che uno si conquista nel tempo, e poi come leggete lui etichetta, va a finire che il lettore non solo crede davvero che per esempio io sia riferibile al centro-destra (e fin qui, ripeto, me ne frego, passi, non ? questo il punto, c?? una destra perché c?? una sinistra ecc.), ma soprattutto ? indotto a pensare che sia tutto cos?, che sia ?normale? e non possa essere diversamente: giornalisti come camerieri, soldatini, mercenari.
    E invece stiamo parlando di una malattia, forse ormai difficile da curare, ma da sottoporre al pi? presto a revisione e a terapia perché in caso contrario peggiorer?. Peggioreremo. Vogliamo cominciare dalla Rai? Benissimo, ma valga il discorso generale sull?autonomia, l?indipendenza, la meritocrazia e quindi l?identit? professionale, cos? che non siano le urne il metronomo della libert? e della qualit? di stampa, valga per i giornali, valga per tutti, cos? che il lettore/telespettatore/radioascoltatore possa ricominciare a credere a quello che gli vien detto. E? una questione di decenza, non di utopie.

    P.S. In attesa che cambi il ?mood?, rimaniamo ?calcistici?. Se si parla di ?panchina? e di centro-destra, almeno nel frattempo precisiamo: sono un terzino destro, un mediano destro, un interno destro, un corridore di fascia destra, o una punta che svaria nel centro-destra? E se fossi invece un centromediano metodista, uno ?schermo difensivo? per evitare guai maggiori e rilanciare, meglio se facendo segnare, chi mi restituirebbe l?onore (tecnico-tattico) delle armi?

    Oliviero Beha

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