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    01
    giu.
    2005

    Oliviero beha: scomodo… ma a chi?

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    da www.puntocomonline.it?Io, vicedirettore di RaiSport, non vengo utilizzato da oltre un anno. Non mi fanno fare nulla? ?Per quattro mesi ho tentato inutilmente di avere un colloquio con Cattaneo e gli ho anche scritto? A cura di Lilla Gentili Scomodo? Sicuramente s?. Ma scomodo a chi? Di certo non ai suoi affezionatissimi radiotelespettatori: ogni sua rubrica ha sempre fatto centro, premiata dalla critica e dal pubblico (non sempre invece dal suo datore di lavoro). Quando nel maggio 2004 la sua trasmissione "Radio a colori" ? stata sospesa, molti ascoltatori presero carta e penna per insorgere contro la decisione di sopprimere un programma che aveva il compito di denunciare, il coraggio di dar voce all'Italia dei torti sub?ti, quel lato oscuro spesso dimenticato del nostro Paese, che ugualmente sopravvive. Scomodo per questo motivo Oliviero Beha? Scomodo forse al sistema.

    ?Sono vicedirettore di RaiSport ma non vengo utilizzato da oltre un anno – afferma il giornalista fiorentino nel suo ufficio di Saxa Rubra -. Non mi fanno fare nulla: non compaio in video, non parlo alla radio. Vengo tutti i giorni nel mio ufficio ma non posso svolgere il mio lavoro. La situazione ? talmente banale e, da un certo punto di vista, offensiva moralmente, eticamente, logisticamente e professionalmente, che non ha bisogno di grandi commenti?.
    Come si trova in questa situazione ibrida?
    In genere le persone che subiscono tali soprusi, frequenti sia in Rai che in altri ambienti di lavoro, si dividono in due categorie: chi la considera una cosa che fa parte del gioco e quindi aspetta che cambi la stagione e chi, invece, ne soffre. All’interno di questo secondo gruppo c’? chi soffre solo per motivi personali e chi per motivi pi? generali. Io appartengo alla seconda sottocategoria. Soffro perché il mio caso pu? rimandare ad una situazione generale del nostro Paese. Nel mio ultimo libro, che uscir? il 20 giugno per Rizzoli-Bur “Crescete e prostituitevi”, parlo del calo di tensione etica del nostro Paese che lo rende meno pulito, meno efficiente, meno intelligente e, ovviamente, meno solidale. Un’Italia, insomma, senza anima.
    Quando ? entrato in Rai?
    Nel 1987 Andrea Barbato mi ha affidato la conduzione del programma di RaiTre “V? pensiero”. Nel 2002, invece, sono stato assunto con la qualifica di vicedirettore allo Sport.
    Chi si ? preso la “briga” di assumerla?
    L’allora presidente della Rai Antonio Baldassarre un giorno mi chiam? per propormi di entrare come interno con lo scopo di “rifondare” lo sport. Vista la fase anche anagrafica della mia vita, ho risposto che la cosa mi interessava moltissimo. Mi attirava l’idea di dare una svolta allo sport non solo in termini di Auditel dei programmi ma anche cercare di renderlo veicolo di comunicazione privilegiato. Oggi, infatti, se si discute della Nazionale, del Milan o della Roma tutti ti ascoltano. Non altrettanto avviene quando si parla di politica. Saper parlare di sport significa discernere anche di economia, di politica, di sociologia, di societ? e di ambiente. In poche parole mi sollecitava essere l’artefice di una piccola rivoluzione culturale attraverso lo sport. Ho commesso, per?, un’ingenuit?.
    Quale?
    Ho accettato subito con slancio ma, per poter svolgere al meglio il lavoro, ho chiesto una sorta di carta bianca, un mandato preciso. Baldassarre mi ha risposto che non poteva assumermi come direttore in quanto non avevo “alcuna spinta politica”. Vista la stima che aveva nei miei confronti, lo sforzo massimo era farmi nominare vicedirettore (allora direttore di RaiSport era Paolo Francia). Con il tempo sarei stato promosso vicario per RaiSport e, al momento della scomposizione del Dipartimento, avrei assunto la responsabilit? della testata. L’ingenuit? ? stata fidarmi. Con la mia carriera alle spalle, buona o cattiva, bella o brutta ma sotto gli occhi di tutti, dovevano conoscere la mia mentalit? e il mio temperamento.
    Non avrebbe mai accettato, cio?, di scaldare una sedia…
    Esattamente. Il sottoscritto, a mio avviso, era l’ultima persona in grado essere assunta secondo le logiche Rai meno confortanti ed edificanti mentre, invece, doveva essere assunta secondo le logiche-Rai di un’Azienda di servizio pubblico con responsabilit? sociopolitiche a 360°. Era assurdo che un’Azienda come la Rai pensasse di “utilizzarmi” secondo le solite logiche. Io che nella mia carriera accidentata e articolata avevo avuto negli Anni Ottanta, tra l’altro, forti conflitti con personaggi di spessore e di valore culturale e politico come Eugenio Scalfari? In poche parole, ho sempre avuto tutti contro.
    Dove ha peccato la sua ingenuit??
    La mia ? stata un’ingenuit? di carattere ontologico. Questo termine si riferisce alla mia ingenuit? dell’epoca ma, soprattutto, al tipo di censura cui sono stato sottoposto in seguito. Non sono mai stato scelto e poi censurato solo perché targato politicamente. Sfido chiunque ad etichettarmi perché appartenente alla destra o alla sinistra, contrariamente a colleghi di prestigio come Santoro ed altri. Al di l? del pensiero politico, ho messo da molto tempo al primo posto la seriet? e l’obiettivit? del mio lavoro.
    Perché allora ? considerato un personaggio scomodo?
    Sono fuori mercato perché non ho un padrino o un referente politico. Mi ha sempre difeso solo il lavoro. Poi ? arrivato “l’amatore” Baldassarre che, in me, ha trovato un mobile fuori mercato che gli interessava.
    Nei mesi successivi la situazione si ? sbloccata?
    Nient’affatto. E’ cambiato il direttore(dal novembre 2003 ? arrivato Fabrizio Maffei) ed io ho continuato con successo la mia radio di servizio pubblico. Al suo insediamento Maffei mi ha coperto di elogi “Ci mancherebbe che non utilizzassi la tua professionalit?” ha detto facendomi, per?, una richiesta: mollare la vicedirezione di “line”. Ero da un anno in attesa di svolgere il lavoro per cui ero stato “assunto”, mi chiedevano di lasciare anche la vicedirezione, preludio di una mia progressiva emarginazione. Naturalmente non ho accettato, ho continuato a lavorare fino a maggio 2004 come vicedirettore di “line”, occupandomi dei notiziari al 50% con Andrea Giubilo (una cosa abbastanza strana) e ho cercato di svolgere al meglio il lavoro. In quel periodo, per?, durante il passaggio di consegne tra Francia e Maffei, il direttore uscente ha fatto rivelazioni pesanti, di fronte alla Commissione di Vigilanza, sulla gestione e sulla trasparenza dello sport. A quel punto, ho agito come avrebbe dovuto fare chiunque in Rai.
    Cosa ha fatto?
    Sono andato dal direttore generale Flavio Cattaneo chiedendogli se le affermazioni di Francia fossero vere. Come vicedirettore di “RaiSport” avevo il diritto di conoscere la verit? di certe accuse. Ero ancora pi? in imbarazzo perch? tutti i giorni ero al comando di “Radio a colori”, la trasmissione di RadioUno al servizio del cittadino, a favore della trasparenza, della linearit? dei comportamenti, dell’onest? e dell’efficienza. Cattaneo ha risposto che non dovevo preoccuparmi. Le accuse non riguardavano me, una persona al di sopra delle parti… Le mie intenzioni, per?, erano avere chiarezza dal direttore generale. Ci siamo salutati con l’intenzione, da parte sua, di fare un’indagine approfondita. Da allora, non mi ha pi? ricevuto.
    Ha provato a contattare il direttore generale?
    Ho un dossier altissimo sui miei rapporti con Cattaneo e l’Azienda. Per quattro mesi ho tentato inutilmente di avere un colloquio e gli ho anche scritto… In quel periodo, tra l’altro, sono stato utilizzato a mezzo servizio e ho continuato, pur con qualche difficolt?, la mia trasmissione in radio. Non mancavano i “dispettucci” a farmi capire che qualcuno non gradiva il mio intervento in radio. Quando nel maggio scorso ? scaduto il mio contratto – ero stato assunto come caporedattore con mansioni di vicedirettore – mi hanno retrocesso a caporedattore. Il giudice, poi, mi ha dato ragione. Se ci fosse stata linearit? chiunque, in questa Azienda, avrebbe dovuto dirmi: ?Professionalmente sei troppo capace, troppo perbene e indipendente??. Nello stesso periodo ? scoppiato il caso della pubblicit? occulta e, quindi, della mancanza di trasparenza, a cominciare dal programma “La vita in diretta”. Cattaneo ha ringraziato pubblicamente Antonio Ricci perché lo aveva facilitato nell’opera di “pulizia”. A quel punto sono intervenuto ricordando che se Cattaneo mi avesse ascoltato quando ero andato a parlargli in privato? Mi hanno sospeso anche la radio. Come dipendente Rai detengo il record di giorni – complessivamente undici – di sospensione per aver parlato con la stampa. Sono inoltre l’unico dipendente retrocesso da vicedirettore a caporedattore. I primi giorni di sospensione li ho avuti a maggio per aver rilasciato dichiarazioni, gli altri perché alla domanda di un collega dell’Ansa se volessi rilasciare un’intervista su tale provvedimento, ho risposto: ?No, altrimenti ricevo altri giorni di sospensione?. Il giornalista, allora, ha continuato: ?E l’art. 21 della Costituzione??. ?Evidentemente devono averlo abrogato?. Questa riposta mi ? costata gli altri giorni di sospensione.
    Qual ? la forza propulsiva che le permette di andare avanti, di credere ancora nella professione?
    Uno come me che scrive un libro che parla anche della nostra professione e lo titola “Crescete e prostituitevi”, non so quanto ci creda. Siamo ridotti male, occorre dare una scossa etica: questo ? un Paese che sta andando a fondo. Io sono cos?, continuo dritto per la mia strada con tutti i miei difetti. La mattina voglio continuare a guardami allo specchio. Non so quanti lo possano fare.
    Mi sembra di capire che non sia riuscito a svolgere il suo lavoro con serenit?, autonomia e in piena libert?. D’accordo?
    Lascio giudicare agli altri? Vorrei aggiungere un particolare importante. Oltre alla cessazione del mio incarico da vicedirettore, sono stato diffidato dal comparire in video e dall’andare in onda negli spazi di cui ero il responsabile.
    La radio?
    Da diversi anni, secondo il parere di tutti – critica, pubblico e Commissione di Vigilanza, di destra e di sinistra – conducevo una trasmissione utile, interessante e vivace, addirittura citata come modello di informazione pubblica utile e non noiosa. L’unico momento in cui RadioUno risaliva negli ascolti era all’ora di pranzo, durante la mia trasmissione. Il programma ? stato chiuso senza un motivo: prima con la scusa della pausa estiva, una furberia di quart’ordine; poi, da settembre, il silenzio. Secondo l’Usigrai ? una forma di rappresaglia da parte della Rai per la mia vicenda a RaiSport? Da un anno non vengo utilizzato. Ho vinto due ricorsi d’urgenza, adesso ? in corso una causa di merito. Premesso che nessuno ? insostituibile, mi piacerebbe sapere se ? giusto, normale ed etico che non lavori, non compaia in televisione, non faccia la radio, non sia responsabile di niente e stia disoccupato nel mio ufficio. Se questa ? una dimostrazione di efficienza abbiamo sotto gli occhi di tutti spiegato il perché il Paese vada cos? male.
    Il suo obiettivo?
    Vorrei che il mio caso servisse come cartina di tornasole delle condizioni generali del nostro Paese. A differenza di altri validi colleghi, nessuno ha mai potuto giustificare la mia estromissione e la mia censura con la faziosit?. Del resto, se vogliamo andare indietro, sono l’unico giornalista noto italiano a non aver mai ottenuto con una certa regolarit? un programma in televisione.
    Si ? chiesto il motivo?
    Non mi hanno mai considerato un loro “cavallino”. Sono un cavallo scosso: non sopporto fantini, non mangio tanta biada e, cio?, consumo meno degli altri, non voglio scalciare nessuno. Faccio la mia corsa per arrivare primo nel miglior modo possibile. Al palio non rispondo volentieri alle logiche di potere che oramai hanno depauperato l’Italia di qualunque criterio. Non aver nessuno significa avere tutti contro. Detesto il vittimismo e l’atteggiamento martiriologico. Vorrei che il mio caso venisse trattato in modo corretto.
    Ha mai pensato che il suo discorso a volte ? utopistico?
    Direi piuttosto l’utopia della normalit?. Sono tremendamente semplice. Scrivo e dico solo quello che penso realmente, senza pormi scrupoli sul mio interlocutore. Quello che mi si pu? rimproverare ? che a 56 anni non sono ancora cresciuto. Sono rimasto ingenuo, nel senso etimologico del termine. “In genius”, infatti, nella Roma antica e imperiale era chi era nato libero. Io continuo a provare ad essere libero. E lo pago a caro prezzo.
    Ha avuto pi? solidariet? da parte del cittadino o dei colleghi?
    La gente, in ogni circostanza, mi ha dimostrato affetto. Ho ricevuto la stima e la solidariet? di qualche collega, come Vittorio Emiliani e Marco Travaglio.
    Si crogiola ad essere definito “l’antipatico”?
    Sono timido: per questo motivo all’inizio, in televisione, apparivo aggressivo. Adesso temo di essere diventato quasi simpatico. Temo che se mi chiamassero a condurre “Porta a Porta”, in quanto Vespa ? occupato a scrivere un’autobiografia piuttosto che il solito libro su Berlusconi, non risulterei cos? antipatico. Aggiungo di essere adatto addirittura per un variet?. Perché non mi provano? “Porta a Porta” ? una trasmissione che, a mio avviso, non si dovrebbe negare a nessuno e potrebbe essere il modo di “pesare” un personaggio. Da tre anni ripeto che a Viale Mazzini dovrebbero mettere una bilancia.
    Cosa significa?
    Sui ring si sfidano boxer secondo il loro peso, combattono secondo le categorie. Quando inizieranno in Rai a pesare le persone per quello che valgono? Io tacer? quando mi dimostreranno che ho commesso errori, scrivo cose sbagliate, la mia trasmissione radiofonica non funzionava e c’? gente migliore di me come responsabile dello sport.
    Molti personaggi funzionano grazie, o a causa, dell’Auditel…
    Funziona perfino Marzullo, criticato per anni mentre adesso ? l?, acquisito.
    Come si pu? sbloccare la sua situazione?
    In Italia sono laureato in Lettere (Storia medioevale) mentre in Spagna in Filosofia (Storia d’America). Mi aspetto che Silvio Berlusconi – del quale parlo ampiamente nell’ultimo romanzo – abbia un sussulto notturno (credo che di notte il premier abbia idee particolari) e capisca che sono adatto a presentare un variet? a Telecinco. Sarebbe metaforica?
    Sky ha acquisito i diritti dei mondiali di calcio 2006. E’ davvero una sconfitta per la Rai o, come ha affermato Cattaneo, la Rai ha dato la precedenza alla qualit??
    Mi limito a rispondere che sia il caso Bonolis che quello dei diritti dei mondiali, sono sintomi di una malattia. Trattarli da malattia significa non voler affrontare il problema-Rai. Sui diritti vorrei sottolineare : finch? la Rai li ha avuti, come ha sfruttato il calcio? Perché li ha persi? Siamo sicuri che il motivo sia il risparmio? Che rapporti hanno con la Rai gli altri competitors? Cosa c’entra Mediaset con Sky e Sky con la Rai? Per parlarne occorrerebbe un’altra intervista.
    In conclusione.
    Un allenatore bravo, com’? stato Fulvio Bernardini, capisce che un buon centravanti pu? essere anche un eccellente difensore. Deve provare e rischiare. Nel campo dell’informazione televisiva chi si prende la briga di comportarsi cos?? Sarebbe giusto e proficuo per gli altri fare del mio, un caso di costume. Aspetto che ai vertici mi diano segnali precisi. L’ultima proposta che mi ha fatto la Rai? Cinque minuti su RadioDue a mezzanotte?

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