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    04
    giu.
    2005

    Ecco chi dar? le nuove regole alla rete

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    da www.punto-informatico.it Il 7 giugno gran consulto nazionale: politici e burocrati assieme per trovare il modo migliore per impedire che la rivoluzione digitale rivoluzioni anche lo status quo della propriet? intellettuale Roma - Mancano pochi giorni ad una conferenza centrata nientemeno che sulla Propriet? intellettuale: si terr? il 7 giugno, non a caso "Giornata Mondiale della Propriet? intellettuale", ed ? un evento che sar? bene tenere d'occhio.

    Organizzato dal ministero dei Beni culturali, ossia dal neoministro Rocco Buttiglione, questo appuntamento appare decisivo per capire dove il Governo andr? a parare prima delle prossime politiche in materie centrali per lo sviluppo della rete come il diritto d’autore. “Saranno analizzate – si legge in una nota di presentazione – le prospettive future della tutela della propriet? intellettuale, anche alla luce delle pi? recenti innovazioni tecnologiche che, pur costituendo un ulteriore e capillare strumento di diffusione della cultura, necessitano di essere regolamentate e disciplinate in modo da non pregiudicare la creativit?”. Se in queste parole del Ministero qualcuno trovasse somiglianza con parole provenienti da fonti corporate sappia che non si sbaglia. Continua la nota: “Nel corso del convegno sar? presentata una specifica indagine sulla percezione che gli italiani hanno della contraffazione, sulla consapevolezza del danno che essa provoca allo Stato, ai privati e, di conseguenza, al mercato del lavoro. Il fenomeno, infatti, rappresenta oggi pi? che mai un pericolo trasversale al mercato, tanto da annullare, da un lato, i risultati della creativit? delle opere dell’ingegno, e da danneggiare, dall’altro, la competitivit? reale del Paese”. Su questo gi? molto si ? detto, mi limiter? a ricordare che un paese che oggi voglia essere competitivo deve riuscire a guardare pi? in l? degli interessi consolidati: anziché difenderli ad oltranza, infatti, dovrebbe agevolare lo sviluppo di una reale competitivit? sui nuovi fronti del mercato. Arroccarsi nella difesa ad ogni costo di un vecchio modus operandi, ma anche di un approccio ormai superato, significa profondere tutte le proprie energie nell’accelerare pericolosamente nel pi? cieco dei vicoli, quello chiuso definitivamente dall’avvento della rivoluzione digitale. Ma non ? questo ci? su cui volevo porre l’accento, quanto invece sui nomi di coloro che interverranno. Chi si era stupito che la cosiddetta Comissione e-Content di Paolo Vigevano avesse fatto sapere di non aver avuto modo di ascoltare tutti, dove in quel “tutti” rientrano in particolare alcune delle pi? importanti realt? nate su e per la rete internet, ora avr? conferma di una discutibile miopia, discutibile perché evidentemente consapevole, che affligge chi risiede nella stanza dei bottoni italiota. In un’intera giornata di lavori, realizzata “in collaborazione” – cos? recita il manifestino di presentazione – con entit? quali Business Software Alliance o Federazione anti-pirateria audiovisiva, si alterneranno, oltre ai gi? citati Buttiglione e Vigevano, anche i vari Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e indimenticato sostenitore della legge sull’editoria, i segretari delle associazioni degli editori, di quelle dell’antipirateria e della SIAE, esponenti dell’industria come Umberto Paolucci, number two di Microsoft, piuttosto che Mario Ciaccia di Banca Intesa, insieme ad altri nomi di rilievo, come Mauro Masi, che gi? propose di imporre la presenza di un direttore responsabile per tutti i siti web. Pi? naturalmente, tra tutti questi nomi vi si trovano i ministri della Repubblica impegnati su vari fronti della questione: Stanca, Moratti e Landolfi, nonché i pi? autorevoli esponenti delle forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza). Questo importante consesso, dunque, contribuir? notevolmente, almeno cos? sperano i promotori dell’evento, a disegnare la risposta italiana alla pirateria digitale, a detta dei promotori nemico numero uno della creativit?. Leggendo e rileggendo questi nomi, per?, ? impossibile non chiedersi se accanto a tanti autorevoli rappresentanti delle nostre istituzioni non sarebbe stato opportuno invitare anche chi della rete si occupa da lungo tempo, chi ne ha fatto esperienza di vita e di

    lavoro, chi l’ha resa strumento di nuova creativit?, chi ne ha analizzato lo sviluppo ben prima che Governo e Parlamento si rendessero conto della portata di questa cosa tuttora poco nota al Legislatore dal nome “Internet”. Ecco, tutti quei nomi, di onorevoli, boiardi di stato e illustri imprenditori non bastano a cancellare il timore che da un simile consesso possa uscire qualcosa di diverso che nuove brutture legislative e procedurali ai danni dello sviluppo della Rete. Speriamo di sbagliarci ma, dando un’occhiata alle attivit? normative di questi anni, aspettarsi il peggio ? un’inevitabile ossessione. Gilberto Mondi

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